“Prima che tu dica pronto”. Il giro dell’oca di Erri De Luca

Nuovo appuntamento con “Prima che tu dica pronto”, rubrica culturale a cura di Centumcellae News.

 

Il giro dell’oca di Erri de Luca

Un uomo magro, occhi limpidi e rughe da miope, pantaloni blu, senza cinta. Leggermente lisi, ma tenuti bene. Di chi non spreca.

Ecco come scorgo Erri De Luca alla presentazione del suo ultimo libro “Il giro dell’oca” alla libreria “Scritti e manoscritti” di Ladispoli.

La moderatrice del dibattito lo presenta come un libro intimo, una conversazione tra Erri e il figlio che la sua compagna di quasi quaranta anni fa, decise di abortire.

Lo scrittore subito, nvece, ci tiene a sottolineare, che no, non è un libro intimo, l’intimità si tiene per sé. Questo libro parla di una intimità rovesciata, è un libro svergognato.

Erri De Luca scrive pagine a trazione limitata, solo quello che ha vissuto, “solo quello che mi ha attraversato” come dice lui.

 

Molti gli aneddoti raccontati: di suo padre e delle trote che non pescava, da alpino, durante la guerra, ricordo che ci riconduce alle ciliegie, che Erri non comprava, durante la guerra in Bosnia, perché i bambini le coglievano sugli alberi nei campi minati. “Io non le ho mai mangiate.”
 
Storie di una generazione che faceva rivoluzione, l’ultima generazione rivoluzionaria del nostro Paese.  Lotta continua, i convogli umanitari, la Val di Susa, l’impegno per l’accoglienza, lo sdegno per chi definisce “invasione” l’immigrazione dei nostri tempi. Gente inerme che arriva alla spicciolata. 
 

Il libro è ambientato nella sua cucina, luogo in cui, la sera, a volte, lo vengono a trovare delle presenze. 

Non come le storie di fantasmi napoletani che hanno popolato la sua infanzia, non fantasmi, ma presenze, voci. “Qualche psichiatra avrebbe da ridire, ma ho l’alibi della scrittura”

 
Una sera solitaria, e dopo il cordiale, si manifesta una di queste presenze della sua vita, un uomo che non aveva mai conosciuto che dice di essere suo figlio. Dapprima un monologo, poi un dialogo.   Una conversazione tra lui e la presenza. Aspra, critica, di contestazione. Completamente diverso da lui, un credente, diverso anche fisicamente.
  
Ed ecco il perché del gioco dell’oca, il gioco della vita, il padre per una sola notte, non credente, e il figlio mai nato che invece è convinto che ci sia il lanciatore di dadi. Molte le domande dal pubblico, sull’attualità, la politica, la sinistra. Ma solo una incrina un po’ la voce dello scrittore: quando gli chiedono se a volte una di queste presenze che lo vengono a trovare sia la madre.

“Non mangio più la parmigiana di melanzane, quella la preparava lei per me. E sì, quando gioco ai solitari napoletani, che di solito facevamo insieme, lei è con me.”
Ma si riprende subito. “Quando non riescono è chiaro che sia stata lei che non me li ha fatti riuscire”.
 
 
VDG