Nuovo appuntamento con al nostra rubrica culturale “Prima che tu dica pronto”.
“Non dire mai a tua figlia che deve fare una cosa o che non la deve fare «perché sei una femmina». «Perché sei una femmina» non è mai una buona ragione. In nessun caso.”
Crescere una bambina è un’avventura straordinaria.
È intellettualmente impegnativo, quanto ci somigliano le nostre figlie, quanto vediamo in loro di noi che ci piace e cosa no, cosa di noi, fuggiamo nei loro occhi.
Quanto in loro vorremmo non succedesse mai. Quanti sguardi vorremmo non si posassero mai su di loro.
Siamo abituati a crescere figli maschi e figlie femmine in modo diverso. Insegniamo alle nostre figlie a stare composte, a chiudere le gambe, a non conoscersi.
Con questo pamphlet, “Cara Ijeawele: quindici lezioni per crescere una bambina femminista” di Chimamanda Ngozi Adichie edito Einaudi, nato da un lettera scritti in risposta a un’amica che le chiedeva consigli sul come crescere la propria bambina, l’autrice torna a parlare di femminismo e spiega l’importanza della parità fin dalla tenera età.
Inoltre critica la lingua che, talvolta, ci impone frasi e modi di dire che nascondono un passato maschilista; ricorda che il matrimonio non deve essere visto come un traguardo per le ragazze e che le madri non devono sentirsi costrette a mettere da parte vita professionale e aspirazioni.
“Non lasciare che la maternità ti definisca”
“studia”
“sposati per amore”
Le quindici lezioni ad Ijeawele ci parlano di questo, di come dovremmo iniziare, da piccole, a marcare una differenza, a crescere nello stesso modo bambini e bambine.
È scritto con una chiarezza e scorrevolezza disarmanti. Quindici lezioni, quindici passaggi nella vita di giovani donne.
Se avete figlie femmine, leggetelo.
VDG







