“Paesaggi d’Arte”. Bear: il fiammingo americano

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Nel grande mondo della fotografia esiste un importante filone di artisti che hanno focalizzato la propria ricerca sul tema del rapporto tra uomo e natura. Volendo fare un illustre esempio potrei citare ASHES AND SNOW, il monumentale progetto multimediale di Gregory Colbert al quale ho dedicato un testo pubblicato nella sezione ARTICOLI del mio sito con il titolo italiano di CENERI E NEVE e che potete rileggere qui:
http://www.paesaggidiluce.it/ARTICOLI%201.htm.
Il lavoro di Colbert è veramente monumentale e mi aveva impressionato per tanti aspetti, dalla solenne poeticità alla straordinaria forza espressiva. Caratteristiche che ho ritrovato anche nel lavoro di un altro artista. Il suo nome è già una dichiarazione di intenti e di originalità: BEAR KIRKPATRICK. Si tratta di un fotografo americano che ha trovato una chiave molto personale per indagare il tema sviluppando un percorso interessante. Nato nel 1965 è cresciuto nella campagna del New Hampshire, a contatto con la natura; le limitazioni sofferte durante l’infanzia a causa di gravi problemi all’udito hanno forse inciso positivamente sulle sue potenzialità espressive. A soli 13 anni ha improvvisato la costruzione di una camera stenopeica con una scatola di scarpe, un episodio emblematico.
Dopo aver lavorato come artigiano nel campo dei mobili e dei gioielli, trovando subito illustri acquirenti, ha dato libero sfogo al suo spiccato senso estetico attraverso la fotografia, un campo nel quale oggi è molto apprezzato come si può desumere dalle importanti quotazioni. Mi piace il suo approccio giocoso con il quale riesce ad assecondare intuizioni molto felici ed efficacissime sperimentazioni. Vorrei davvero che visitaste il sito internet di Kirkpatrick per apprezzare due gallery secondo me strepitose.

La prima, in ordine anche cronologico, si intitola HIEROPHANIES. Il termine latino si è consolidato nella storia delle religioni per designare la “manifestazione del sacro” ed è stato introdotto dallo storico rumeno Mircea Eliade (1907-1986) finendo per riassumere concettualmente il senso intero della sua ricerca. La ierofania trascende la realtà percepita del nostro mondo profano rilevandoci la sua dimensione spirituale attraverso le cose animate e inanimate che caratterizzano la nostra esperienza terrena.

Bear Kirkpatrick ha viaggiato molto per ambientare i suoi scatti all’interno di scenari naturali di cui ha colto però solo alcuni scorci strettissimi, per lo più dall’alto e quasi sempre avvolti nella luce del crepuscolo o della notte. Ci introduce in un poetico safari dove, alla luce di fari e torce, scopriamo nell’intimità della natura selvaggia, muse e fiere, insieme.

Il cortocircuito che si viene a creare tra il candore delle nudità femminili ed  il manto vellutato delle bestie è affascinante. Sembra richiamare atmosfere ancestrali, quasi fatate ma l’artista riesce a vincere la sfida più bella, quella della naturalezza. Nonostante, infatti, un allestimento scenico volutamente artificioso Kirkpatrick riesce ad esaltare il senso di intima comunione tra uomo e natura in un dialogo simbolico fatto di sola presenza. Le immagini impressionano per la loro fisicità primigenia che, sebbene priva di orpelli descrittivi e artistici, richiama nella mia memoria la delicata estetica preraffaellita. Un inno sommesso al carattere più sensuale della natura.

La seconda gallery, per me che sono figlio di pittori e grande amante delle arti figurative, è ancora più esaltante. Nelle serie di fotografie intitolate THE OLD ONES l’artista ha rielaborato la ritrattistica d’epoca tessendo un elegantissimo lavoro di sovrapposizioni di visi, di busti, di sfondi e di trame.

Un lavoro originale dal grande effetto pittorico, nato per gioco e diventato oggi il suo marchio di fabbrica più conosciuto, fatto di uno stile molto personale e di una raffinata complessità esecutiva. Non è certo un mistero l’ammirazione dell’autore per la pittura fiamminga, quella di van Eyck in particolare; del maestro sembra recuperare la finezza estetica e la sottile inquietudine. Bear cerca di fissare come un medium, progettualmente cosciente ma aperto ai flussi dell’inconscio, gli stati emotivi di persone e di attimi presenti e passati, traducendoli in arte grafica.

 

 

 

 

 

Lo sguardo dei soggetti volutamente distaccato – Bear spiega che costringe i modelli a lunghe sedute per ottenere quella spossatezza espressiva – è il vero nodo focale di queste bellissime immagini, potenti e preziose.

http://www.bearkirkpatrick.com/

 

a cura di Michele Galice