Eccezionale scoperta a Ercolano: dalla Villa dei Pisoni riemergono le “Historie” di Seneca

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L’argomento è articolato e (forse), almeno per alcuni, può risultare un pochino complesso per cui è il caso di andare possibilmente per ordine dicendo subito di quale oggetto (straordinario) e di quale luogo (straordinario) si sta parlando entrando subito in argomento.

I papiri di Ercolano sono un corpus di oltre 1800 papiri rinvenuti nella cosiddetta Villa dei Papiri (in realtà era la Villa dei Pisoni appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino suocero di Gaio Giulio Cesare, nonché protettore del filosofo Filodemo di Gadara) di Ercolano nel diciottesimo secolo, carbonizzati dalla nota eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C.. I papiri, contenenti principalmente testi filosofici greci, provengono dall’unica biblioteca pervenuta intatta dall’antichità. La maggior parte delle opere conservate riguardano il suddetto filosofo epicureo e poeta Filodemo di Gadara. Fu esattamente nel 1752 che operai della famiglia reale dei Borbone scoprirono casualmente quella che è oggi nota come Villa dei Papiri, con i primi scavi archeologici che furono compiuti nel XVIII° secolo. Questi scavi, a quei tempi, sembravano più attività minerarie che archeologiche, in quanto si procedeva con lo scavo nella roccia lavica di pozzi verticali e gallerie sotterranee orizzontali. Gli operai ponevano i reperti in cesti che venivano poi riportati in superficie, un lavoro che all’epoca risultò molto difficile vuoi per la particolare natura del terreno vuoi per i mezzi di scavo che, nel millesettecento, non erano certo quelli odierni.

I papiri rinvenuti e non andati distrutti sono per lo più conservati presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III° al Palazzo Reale di Napoli e studiati presso la sezione chiamata Officina dei Papiri Ercolanesi ed è qui che, nel maggio del 2018, solo l’esame e la ricomposizione dei frammenti carbonizzati di un antico papiro ha portato la filologa Valeria Piano alla scoperta della loro paternità, ed al riconducimento all’unica opera storica del retore Seneca il Vecchio; un Lucio Anneo Seneca detto il Vecchio oppure il Retore (retorica che studiò a fondo ma mai insegnò) il quale visse quasi cento anni, (un record per l’epoca – Corduba, 54 a.C. – Roma, 39 d.C.) noto scrittore romano, storico ed appassionato di retorica padre, a sua volta, dell’ancora più illustre ed omonimo figlio, detto Seneca il Giovane. La suddetta bravissima filologa e papirologa d.ssa Valeria Piano ha riconosciuto il testo delle Historie di Seneca il Vecchio nel P. Herc. 1067, uno dei più noti papiri di Ercolano conservato nell’Officina dei Papiri Ercolanensi. Il titolo completo dell’opera storica di Seneca padre considerata a lungo (fino al suddetto ritrovamento) totalmente perduta è Historiae ab initio bellorum civilium. Fra l’altro vi è da dire che l’unica opera di Seneca il Vecchio, questa sì a noi pervenuta sia pure in parte, venne da lui riunita sotto il titolo Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, cioè “Le tesi sostenute nelle opere degli oratori e dei retori, la distribuzione della materia, il colorito e lo stile dell’esposizione”.

Il piano completo dell’opera comprendeva dieci libri di Controversiae e un libro di Suasoriae, il tutto di ciò giunto a noi solo parzialmente insieme ad alcuni estratti degli altri scritti. Un’opera questa comunque molto affascinante in quanto tratta, in effetti, di vere e proprie lezioni pratiche di eloquenza e di retorica e fornisce un quadro preciso della formazione culturale di uno studente del tempo, analizzata da Seneca soprattutto nelle prefazioni, premesse a ciascun libro, in cui l’autore discute le caratteristiche dei vari retori, che spesso aveva conosciuto di persona. Invece della Historiae ab initio bellorum civilium non esisteva finora alcuna notizia diretta di tradizione manoscritta. La Piano ha impiegato un anno nella ricomposizione degli scampoli, tutti catalogati con lo stesso numero di inventario e dunque provenienti dallo stesso rotolo. Gli studi e le analisi eseguite sui 16 pezzi, sul loro contenuto e sui calcoli cronologici, hanno condotto alla certa attribuzione dell’opera di Seneca il Vecchio che racconta i primi decenni del principato di Augusto e Tiberio (27a.C.-37d.C.). Un lavoro, quello fatto dalla Piano, molto apprezzato ed ammirato anche dai suoi colleghi del settore.

L’opera di S. il V. narra la storia di Roma dall’inizio delle guerre civili fino al periodo della sua morte e che fu pubblicata da suo figlio, premettendovi un’introduzione in cui parla del padre e dell’opera: in essa, come si apprende da Lattanzio (240 p.C.), la storia dell’Urbe era narrata seguendo una metafora biologica, che assimilava le varie fasi della storia romana alle fasi della vita e che fu ripresa da Floro (130 p.C.) nella sua Epitoma. Il Papiro 1067 è conosciuto come Oratio in Senatu habita ante principem finora si riteneva conservasse un discorso di tenore politico composto da Lucio Manlio Torquato e pronunciato in Senato al cospetto dell’imperatore.

L’attribuzione a Seneca il Vecchio, oltre a restituirci parte di un’opera finora ritenuta persa, conferma quanto la Villa dei Pisoni con la sua biblioteca fosse un vitale centro di studi fino a poco prima dell’eruzione del Vesuvio. I papiri carbonizzati di Ercolano riservano così un’altra straordinaria scoperta, mostrando come nella villa dei Pisoni vi fosse l’opera di uno dei grandi assenti della letteratura latina.

Grande la soddisfazione che viene dal MiBACT ove il direttore generale delle biblioteche e degli istituti culturali dr. Paola Passarelli parla di “segnale positivo di come fare sistema possa portare a questi risultati ed uno stimolo incoraggiante a proseguire in questo senso”. Il binomio tutela e ricerca è messo in rilievo anche dal segretario generale del MiBACT d.ssa Carla Di Francesco che ha dichiarato fra l’altro: “… porta oggi un risultato straordinario e restituisce al mondo un’opera della letteratura latina finora ritenuta perduta”.

Tornando al luogo dell’eccezionale scoperta culturale vi è da dire che potrebbe ancora esserci una sezione inferiore dalla raccolta della Villa non scavata, infatti nel corso dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., i fasci di rotoli di papiro furono carbonizzati dall’intenso calore prodotto dai flussi piroclastici. Questo surriscaldamento intenso avvenne in un periodo di tempo estremamente breve ed in ambienti poveri di ossigeno, facendo sì che i rotoli si carbonizzassero in blocchi compatti ed estremamente fragili. Successivamente furono ricoperti e conservati dagli strati di roccia lavica estremamente tenace, dal che viene tutta la complessità degli scavi e della lettura degli stessi che debbono essere srotolati; operazione questa di grande complessità che più di una volta ha comportato la distruzione o l’irreparabile danneggiamento di essi.

In questo senso il risultato migliore, in positivo, è stato senz’altro ottenuto dal geniale studioso abate Piaggio il quale, alla fine del XVIII° secolo, inventò una macchina per srotolare le strisce di papiro; i testi così resi visibili erano rapidamente copiati e riesaminati da accademici esperti dell’Ellenismo per essere poi, a seguire, ricorretti ulteriormente, se necessario, dal gruppo di srotolamento/copiatura; insomma un lavoro di grande complessità ed attenzione sia manuale che culturale. Si ignora quanti fossero i papiri in origine conservati nella biblioteca, poiché molti rotoli, purtroppo, furono distrutti dagli operai e dagli studiosi che tentavano di estrarli dalla roccia vulcanica. L’elenco ufficiale riporta 1814 rotoli e frammenti, dei quali 1756 furono scoperti nel 1855. Al 1986, l’inventario ufficiale riportava 1826 papiri. Oltre 340 sono quasi completi, circa 970 sono in parte danneggiati ed in parte leggibili, più di 500 sono solo frammenti carbonizzati.

Sugli eccezionali papiri della Villa dei Pisoni e sulla loro decrittazione si sono cimentati in varie epoche, oltre agli italiani, équipe spagnole, francesi ed ultimamente americane utilizzando, di volta in volta, tecniche e strumentazioni sempre più evolute ma incontrando sempre, comunque, varie difficoltà. Queste le ricerche più recenti: Nel 2009, l’Institut de France in collaborazione con il Centre national de la recherche scientifique, ottenne l’immagine di due papiri ercolanesi intatti utilizzando la microtomografia a raggi X (micro-CT) per rivelare le strutture interne dei rotoli. Il gruppo che diresse il progetto stimò che se i rotoli fossero stati completamente srotolati avrebbero misurato circa 12-16 mt. La struttura interna dei rotoli si rivelò essere estremamente compatta e con molte convoluzioni, vanificando gli algoritmi automatici di srotolamento che il gruppo aveva sviluppato. L’esame manuale di piccoli segmenti della struttura interna dei rotoli ebbe migliori risultati, rivelando le singole fibre del papiro. Sfortunatamente, sui piccoli campioni indagati non è stato possibile trovare inchiostro, poiché gli inchiostri a base di sostanze organiche (quindi a base di carbonio) non sono visibili sui rotoli carbonizzati. Nel 2015, un gruppo guidato dal dott. Vito Mocella, dell’Istituto di Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IMM), annunciò che “il microscopico rilievo delle lettere sui papiri (un decimo di millimetro) sembra sufficiente per produrre un contrasto di fase osservabile mediante scansioni con tecnica XPCT”. Questo gruppo riuscì anche a identificare dei caratteri in un rotolo ancora chiuso. Con lo scopo di rendere queste scansioni utilizzabili, alcuni studiosi stanno collaborando con la National Science Foundation e Google per sviluppare un software che possa rimettere nel giusto ordine all’interno del rotolo queste lettere che sono state spostate per effetto della deformazione degli strati. Dando seguito ai risultati pionieristici di Mocella e dei suoi collaboratori, nel 2016 un altro gruppo di ricercatori, guidato da G. Ranocchia e da A. Cedola, annunciò risultati incoraggianti ottenuti sempre impiegando la suddetta tecnica XPCT. Nel settembre 2016 un ricercatore dell’Università del Kentucky utilizzò con successo un nuovo metodo per svelare il testo di un rotolo carbonizzato rinvenuto sulla costa occidentale del Mar Morto. Secondo gli esperti, questo nuovo metodo sviluppato dal dott. Seales potrebbe essere applicato ai rotoli carbonizzati di Ercolano rendendone possibile la lettura.

Comunque indipendentemente (anzi ancor più con merito) dalle difficoltà di srotolare e leggere i famosi papiri della straordinaria biblioteca della Villa dei Pisoni di Ercolano, va ulteriormente sottolineato come la nostra bravissima studiosa d.ssa Valeria Piano è riuscita ad identificare con certezza, in alcuni frammenti di uno di essi grazie ad un lavoro di studio lungo e certosino estremamente difficile, le Historie di Seneca il Vecchio una importantissima opera che dall’antichità era data, fino a pochi mesi fa, pur sapendone della sua esistenza, come assolutamente e totalmente “non pervenuta”.

 

Arnaldo Gioacchini