Al Traiano arrivano “Le quattro stagioni” di Astolfi

quattro stagioniCIVITAVECCHIA – Dopo le numerose presenze nei maggiori teatri e festival internazionali (Serbia, Germania, Francia, Croazia, Thailandia, Corea, Svizzera, Spagna, Austria, Bielorussia e Stati Uniti) e reduce dal Festival Dance Salad di Houston, la Spellbound Dance Company di Mauro Astolfi ritorna il 15 maggio 2012 a Civitavecchia al Teatro Traiano.
La Spellbound ripropone a grande richiesta, “uno dei lavori migliori di Astolfi”, Le quattro stagioni, la cui scrittura è insieme astratta, lirica, atletica e i suoi ricercati danzatori disegnano linee e geometrie perfette, ariose o delicate, morbide o vorticose. In questo componimento è possibile rintracciare l’alto percorso artistico di una compagnia che è ormai una realtà consolidata nel panorama della danza internazionale tanto da essere considerata una delle migliori espressioni del made in italy.
Protagonista assoluta è la musica, quella di Vivaldi, ma anche quella originale di Luca Salvatori: le note del grande compositore veneziano rivivono, infatti, intrecciandosi con le incursioni contemporanee di Salvatori, in una sovrapposizione di linguaggi e stili differenti che fa da contrappunto alla danza dei nove ballerini in scena, capaci di muoversi come un corpo unico, un organismo vivente che pulsa, soffre, gioisce, condivide.
L’unico elemento scenografico (scene Esse a Sistemi) è una grande casa bianca, stilizzata, essenziale, un indecifrabile cubo con una finestra, da cui continuamente appaiono e spariscono i danzatori. “Una casa le cui pareti sono la pelle del nostro Mondo” – così si esprime Enzo Aronica che cura le elaborazioni video, mentre il disegno luci di Marco Policastro tende come sempre a scandagliare i corpi esaltandone ogni singolo frammento.
“Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal susseguirsi delle stagioni con tutta la simbologia annessa, i suoi simboli atmosferici, si percepisce un significato molto profondo, meno visibile, ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno soggettivi. Le ‘mie’ Quattro Stagioni – spiega Astolfi – abitano fuori e dentro un piccolo spazio, che si innalza, trascina e soffoca a momenti ma che ripara, unisce, protegge… sembra una casetta, ma è una nave, un albero, un posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano, un posto da dove partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova e l’autunno, non solo foglie che cadono, la primavera, non solo fiori che spuntano ma una natura dentro di noi, un rituale magico primordiale, un evento che si immagina, poi si cerca di imitare, poi si cerca di impossessarsi dello spirito stesso dell’evento. Gli eventi si evocano per diventarne parte integrante, partecipando al dramma della natura che muore ma vedere un po’ più in là il seme della futura rinascita. Spellbound Dance Company vive quest’avventura sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi… quando è sera si torna a casa.”