CIVITAVECCHIA – Venerdì 21 e sabato 22 gennaio, alle ore 21:00, al Teatro “Nuovo Sala Gassman” va in scena “Affabulazione” della compagnia teatrale romana Teatro Ygramul, uno spettacolo ispirato all’omonima tragedia scritta da Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni Sessanta.
Ispirandosi all’etica sociale tipica del Terzo Teatro e all’ironica, assoluta libertà della Patafisica, la regia di Vania Castelfranchi ha reinventato e trasfigurato il testo originale, sovrapponendovi l’esperienza della compagnia Ygramul che, nel luglio e agosto 2007, ha realizzato sull’isola di Bali un progetto teatrale di lotta e prevenzione della pedofilia e del turismo sessuale.
Gli spettatori si sono disposti intorno a un’insolita scena, un ring che ricordava quello balinese del combattimento dei galli, sul quale hanno preso vita i personaggi pasoliniani: il Padre che si trova a combattere in una sorta di delirio febbricitante con la sua stessa Ombra, incarnazione della morale e del tabù sociale, e a scontrarsi con il Figlio, in una lotta di parole e di gesti che ricordano le danze balinesi, rendendo complice la Madre, incapace di denunciare e fermare la violenza maschile.
I gesti, le danze, i ritmi, la vocalità, l’uso delle maschere, le musiche eseguite dal vivo: tutto nello spettacolo ha richiamato le cerimonie sacre di festa, di cremazione e di battesimo del lontano mondo indonesiano, ma la carica tragica del testo di Pasolini è stata preservata, e addirittura esaltata dal complesso e originalissimo meccanismo interpretativo.
La messa in scena è sviluppata secondo le direttive del teatro balinese (a iniziare dalla forma dello spazio scenico) in una doppia articolazione spaziale. L’asse verticale (sul soppalco agisce, non visto, un quinto attore che provvede alla musica, sempre e solo dal vivo, suonando la chitarra o le campane tibetane e interpretando anche Sofocle) usato dai 4 attori, che si arrampicano sui quattro piloni di sostegno del soppalco fino a raggiungerne la sommità, da dove possono pendere verso il basso o lasciarsi scivolare giù, ovvero rimanendo sospesi a metà del pilone. L’asse orizzontale che prevede un impiego a 360 gradi dello spazio recitativo, rivolgendosi ai quattro lati dove, come si è detto, sono sistemati gli spettatori, ma anche nell’interazione dei personaggi tra loro individuando diverse stazioni recitative, anche in relazione ai quattro piloni del soppalco che identificano, di volta in volta, ambienti diversi. La recitazione si muove sul crinale dell’estraniazione, mai fine a se stessa, ma sempre attenta a dare credibilità a quel che si dice, senza cercare un naturalismo troppo disinvolto.
Info e prenotazioni: info@blueintheface.net , tel 0766-501606, 338-2276104






