Da Civitavecchia solidarietà alle comunità senegalesi

bandiera senegalCIVITAVECCHIA – Da diversi mesi, un gruppo interreligioso e inter-denominazionale, si incontra periodicamente per riflettere sul tema della difesa dell’ambiente e per conoscere meglio le diverse identità religiose presenti sul territorio. Nel corso degli incontri si sono avvicendati rappresentanti del mondo cattolico, evangelico, ortodosso, buddista, islamico e agnostici.
Nell’incontro tenutosi ieri sera, 15 dicembre, si è deciso, su proposta del pastore Aprile, della chiesa battista, di votare la seguente dichiarazione di solidarietà con la comunità senegalese di Firenze e di Civitavecchia e con la comunità Rom di Torino. La dichiarazione ha anche il carattere di impegno, da parte del gruppo, di favorire il dialogo ecumenico, interreligioso e interetnico.

“In qualità di amici e amiche, laici e aderenti a diverse religioni e a diverse confessioni cristiane presenti in questa città, che si incontrano ormai da qualche mese per conoscersi meglio, desideriamo prendere la parola sugli inquietanti avvenimenti di Torino e di Firenze dei giorni scorsi.
L’attacco punitivo ad un accampamento Rom a Torino è riconducibile solo al clima di intolleranza del diverso che agita  parte dell’opinione pubblica italiana  o si  richiama anche a una concezione ancestrale per cui l’onta subita dalla donna  violentata dallo straniero deve essere vendicata col fuoco purificatore del clan cui appartiene?
L’eccidio di Firenze, in cui sono rimasti uccisi due senegalesi, e feriti diversi altri, è solo un atto di follia individuale? Si tratta di casi isolati?
Quanto c’entrano le differenze razziali e religiose? E’ bene evitare analisi sociali affrettate, che richiedono tempo, accuratezza delle indagini e competenze specifiche.
Tuttavia questo non può costituire un impedimento a persone come noi di diverse estrazione e tendenza religiosa, di dire che queste differenze possono essere vissute in un clima pacifico e amichevole.
Con preoccupazione vediamo crescere il livello di rabbia nella nostra società. Si tratta di una rabbia non solo individuale ma anche generazionale, da parte di coloro che sentono di dover pagare i conti, ambientali ed economici prodotti dalla generazione dei padri e delle madri, o anche di quelli che già strappano la vita e che oggi vedono in grave pericolo il proprio futuro.
Se la rabbia è guidata dalla speranza, si trasforma in indignazione e in spinta costruttiva a cambiare la società. Ma  se è irretita dalla predicazione di cattivi maestri e di fomentatori di odi religiosi e ideologici, può esplodere in violenza cieca e inaudita.
La triste circostanza dei fatti di cronaca riportati, ci spinge a fare memoria del giovane senegalese civitavecchiese, Diuf Cheik, ucciso due anni fa da questa stessa rabbia.
Nell’esprimere alla Comunità Senegalese i sensi più profondi del nostro dolore e della nostra vicinanza rinnoviamo il nostro impegno a costruire il dialogo, l’amicizia e la collaborazioni tra gruppi etnici e tra diverse religioni, per onorare il senso più genuino della nostra fede e per dare il nostro piccolo contributo al miglioramento della qualità di vita della città in cui viviamo.
Auspichiamo che qualsiasi predicazione religiosa, di qualsiasi provenienza, faccia della ricerca della non-violenza e del rispetto del diverso il suo fondamento, e respingiamo come eretica ogni relazione verso uomini, animali e mondo naturale ispirata a comportamenti di sopraffazione e violenti.

Dichiarazione approvata il 14 dicembre 2011  da 24 persone:
11 cattolici, di cui 6 della Comunità dei Focolarini
8  Evangelici Battisti
3 Buddisti
2 Agnostici