Santa Marinella ricorda il sacrificio di Andrea Moneta

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SANTA MARINELLA – Era il 4 gennaio del 1991, quando a Bologna, nel quartiere del Pilastro, un gruppo di criminali fece fuoco contro una pattuglia di Carabinieri uccidendo tre uomini.

Tra quei militari morti nell’adempiere il loro dovere io c’era l’allora giovanissimo Andrea Moneta che ora riposa nel cimitero di Santa Marinella, città ove i suoi genitori hanno vissuto per lungo tempo, nel ricordo e nel dolore sempre straziante per la perdita del loro amato figlio. Quel gruppo di malviventi autori di un gesto tanto vile nelle cronache giudiziarie dell’epoca fu soprannominato come “la banda della Uno bianca”, perché l’unico indizio ricorrente nei diversi atti criminali che misero a segno fu l’uso sempre della stessa utilitaria della Fiat.

Alla giovane vittima l’amministrazione comunale di Santa Marinella volle intitolare, su proposta dell’ex comandante della Polizia Locale Claudio Jacobazzi, la strada di Santa Severa, dove sorge proprio la stazione dei Carabinieri dove per oltre un anno il giovane carabiniere prestò servizio.

A distanza di 30 anni da quel terribile episodio di criminalità il mio pensiero oggi va a tutti i nostri Carabinieri, deceduti mentre adempivano al loro dovere – afferma il Sindaco Pietro Tidei – Eroi spesso silenziosi come Andrea Moneta morto a soli 21 anni, che fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile per il grande coraggio mostrato. Nonostante, infatti, le ferite mortali, il valoroso carabiniere, infatti, tentò comunque di reagire con l’arma che aveva in dotazione prima di accasciarsi esanime sul volante della auto di servizio. Il suo gesto fu un Nobile esempio di altissimo senso del dovere e non comune ardimento portati fino all’estremo sacrificio. Commemorare oggi la figura di questo giovane carabiniere è per me non solo un dovere civico e morale, quanto un personale desiderio, quale padre di famiglia, prima ancora che come rappresentante delle istituzioni, per associarmi al dolore di tutte quelle famiglie, genitori, mogli figli che hanno perso i loro cari, caduti indossando una divisa, non importa quale; morti perché credevano in un ideale, uccisi mentre erano a difesa della nostra incolumità e sicurezza. Dovremmo ogni tanto fermaci tutti a riflettere su questi valori e sentimenti e ringraziare tutte le forze dell’ordine per l’importante e ineguagliabile compito che svolgono, quotidianamente”.