Ladispoli. Mancano gli spazi per il servizio mensa alla “Melone”, slitta l’avvio del tempo pieno

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LADISPOLI – Situazione di emergenza alla scuola “Corrado Melone” a pochi giorni ormai dall’inizio dell’anno scolastico. Il Dirigente Scolastico Riccardo Agresti ha chiesto infatti di posticipare l’inizio delle lezioni a tempo pieno alla fine del mese: Motivo: non ci sono spazi adeguati e a norma per svolgere il servizio mensa.

“Per garantire il distanziamento fisico di sicurezza dettato dalle norme antiCoViD-19 – spiega Agresti – abbiamo dovuto utilizzare, come aule (e comunicato per tempo al Comune), gli spazi organizzati (peraltro senza confronto con la Scuola) a suo tempo dalla ex assessora a sala mensa. La ASL, in questa situazione di emergenza, consente il consumo del pasto (della mensa o da casa) entro le aule. La Scuola però, non ha adeguati spazi per lo sporzionamento ed ha chiesto al Comune di utilizzare, per la refezione, la sala polifunzionale ìMarco Vannini’ (impropriamente chiamata ‘teatro’ in quanto questa non ha alcuna caratteristica che permetta di considerarla tale), spazio che comunque resterà inutilizzato, soprattutto in questo periodo di emergenza. Purtroppo ha ricevuto dal nuovo assessore il diniego (peraltro senza comprensibili motivazioni), con la controproposta di spostare alcune classi della Melone al ‘Verrocchio’, proposta che, se formalizzata, sarà ovviamente valutata dal Consiglio di Istituto”.

“Stanti le gravi problematiche in cui si trova la ditta appaltatrice del servizio refezione scolastica – prosegue Agresti – che attualmente non può distribuire i pasti in sicurezza presso la nostra scuola, non avendo spazi opportuni e poiché le altre Scuole hanno chiesto di slittare l’inizio delle lezioni a tempo pieno a fine mese, anche la Melone è costretta a fare la stessa cosa, dopo 10 anni nei quali le lezioni erano sempre iniziate regolarmente, perché attualmente non sappiamo da quando il servizio sarà fornito e di conseguenza il tempo pieno non è, al momento, attuabile, in quanto non è ipotizzabile costringere oltre 300 famiglie, che hanno pagato o pagheranno la mensa, a portare anche loro il pasto da casa, come consigliato dallo stesso assessore, fortunatamente di più ampie vedute rispetto a chi lo ha preceduto”.