Ladispoli. Il Pd: “No al passaggio del servizio idrico ad Acea Ato2”

LADISPOLI – Dal Partito Democratico di Ladispoli, riceviamo e pubblichiamo il seguente documento politico sulla situazione idrica cittadina.

Introduzione
Il documento è il risultato del confronto avvenuto durante la seconda riunione di Conferenza Programmatica, svoltasi mercoledì 13 febbraio 2019, presso il Circolo PD Ladispoli, dedicata al tema “Gestione della rete idrica comunale”. L’atto si compone di una relazione sull’argomento e della relativa posizione politica del Partito Democratico di Ladispoli.

Relazione
Il 16 novembre 2018 il Ministero dell’Ambiente, del governo M5s-Lega, diretto da Sergio Costa, ha diramato nei confronti della Regione Lazio una lettera contenente la richiesta di una “relazione sullo stato di attuazione del servizio idrico integrato e sul persistere di eventuali impedimenti e criticità che ne ostacolino la piena operatività in tutti gli ambiti territoriali. Si richiede un riscontro entro il 15 dicembre p.v.”. L’atto ministeriale ha avuto, come conseguenza, lo scopo di sollecitare l’ente regionale a concludere le procedure per il passaggio della gestione idrica cittadina dalla società municipalizzata “Flavia Acque” ad “Acea Ato 2”, comunicate al Comune di Ladispoli attraverso una successivo avviso. Il documento ministeriale, non il primo in materia di richieste di trasferimenti del genere, trae la sua legittimità della legge n. 36 del 5 gennaio 1994, detta “Legge Galli”, recante “Disposizioni in materia di risorse idriche”, (integrata dalla legge regionale n.6 del 1996 per la definizione dell’assetto territoriale) succeduta dal decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006, recante “Norme in materia ambientale”. La legge del 1994, sostanzialmente immutata sul punto nel 2006, nel disciplinare la materia in oggetto fissa una serie di principi tra cui quello di stabilire “Ambiti Territoriali Ottimali” (ATO), cioè l’unione in consorzi e la gestione insieme di più Comuni, uniformi geograficamente, per quel che riguarda servizi come la captazione, la distribuzione e la depurazione delle acque. Una legge dalle finalità giuste, ma errata nella sua applicazione concreta per quel che riguarda il territorio di Roma e Provincia ridefinito attraverso la costituzione di una grande ATO comprendete la Capitale, con i suoi circa 3milioni di abitanti, e i comuni limitrofi, strutturata con una modalità di partecipazione regolata attraverso la densità demografica di ogni Comune aderente. La città di Ladispoli, nella sua realtà, provvede alla captazione dell’acqua attraverso l’acquedotto storico proveniente da Castel Giuliano presso il Lago di Bracciano, il pozzo presente a Fosso Statua, inaugurato nel 1976, e l’acquedotto collocato lungo l’asse Roma-Civitavecchia, realizzato in tempi recenti. Dai primi mesi del 2004 il servizio di gestione idrica del Comune è diretta dalla società “Flavia Acque”, costituita dall’amministrazione di centrosinistra del Sindaco Gino Ciogli, con voto del Consiglio Comunale, in risposta alla scadenza del contratto di gestione con la società Sicea, acronimo di “Società Italiana Costruzione Esercizio Acquedotti”, fondata nel 1934, che annovera nella sua storia la costruzione degli acquedotti di Viterbo, Orbassano, Ladispoli e Cerveteri, anche principale società di gestione acque della provincia di Torino, Aosta e Verbano-Cusio-Ossola. La nuova società “Flavia Acque”, acquisito gli impianti ed il personale, rilevati dalla Sicea, ed assunto l’incarico di gestire il Depuratore comunale, ha saputo dimostrare sino ad oggi efficienza gestionale nella distribuzione idrica e nelle manutenzioni, tempestività negli interventi di emergenza e di allacci, economicità nei costi e nelle tariffe esposte al cittadino. Una perfetta misura d’uomo dimostrata tanto da venir riconosciuto ad essa, allo scopo di rafforzarne la costituzione, anche la gestione di altri importanti servizi alla città tra cui quelli del trasporto scolastico, della sorveglianza, della segnaletica, dei tributi e dei parcheggi a pagamento. Una situazione nettamente opposta a quella presente in molti altri Comuni in cui l’ATO di Acea è già da tempo operante, come la vicina Cerveteri. Un contesto negativo derivante dalle caratteristiche strutturali dell’ATO territoriale, troppo vasta ed eterogenea per definirsi “Ambito Territoriale Ottimale”, fortemente accentratrice nella direzione capitolina, per il metodo partecipativo e decisionale applicato, a scapito delle altre medie e piccole realtà locali, con ripercussioni anche sulle procedure burocratiche per richieste di interventi di varia natura, ed in ultimo anche in contrasto con l’esito del referendum nazionale indetto nel 2011, che ha sancito la salvaguardia del concetto pubblico del bene e della gestione del settore idrico, per la presenza nella società Acea S.P.A. del 49% di capitale a natura privata.

Posizione politica del Partito Democratico di Ladispoli
Il Partito Democratico di Ladispoli, nel ritenere la società “Flavia Acque” un vero fiore all’occhiello per quel che riguarda la gestione del servizio idrico locale, si oppone al passaggio della gestione idrica comunale in Acea Ato 2 per le considerazioni appena enunciate nella conclusione della relazione. Nel merito della legislazione in vigore, salvo future nuove possibili disposizioni, si propone con forza, in alternativa all’impostazione in essere, l’inizio di un percorso di confronto a tutti i livelli istituzionali per poter arrivare alla costituzione di veri “Ambiti Territoriali Ottimali”, di dimensioni ridotte ed ottimamente aderenti all’uniformità geografica, in grado di poter continuare a garantire efficienza nella gestione, nell’operatività e nei costi così come ora offerto dalla società “Flavia Acque”.