Ladispoli. Come tutelare il verde cittadino: la parola a Tiburzia della Camelia

LADISPOLI – Noi e gli alberi, un rapporto controverso. “Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita” (Alda Merini). Dai versi di una grande poetessa ci caliamo nella realtà e diamo la parola ad un “pollice verde” di provata esperienza che per ragioni di privacy si presenta col nickname, conosciuto sui social locali: Tiburzia della Camelia. Con l’esperta facciamo una panoramica sulla natura in generale e nel particolare su Ladispoli. (Di Carla Zironi).

Sin dall’antichità gli alberi venivano venerati per la loro funzione di tramite, di collegamento tra la dimensione celeste e quella terrena sublunare, se non addirittura adorati come vere e proprie divinità. Non mi pare che oggi la natura nel suo insieme goda di questo trattamento e le conseguenze si fanno sentire anche in modo tragico. Cosa ne pensi?

Dal mio piccolo punto di vista penso che la natura spesso cozzi, suo malgrado, con gli interessi economici e spesso sia vituperata in nome di Dio denaro. La natura frutto perfetto della creazione è in disequilibrio a causa nostra, che inquiniamo, sporchiamo, abbattiamo, incendiamo come se la terra non fosse “casa”. Anzi la nostra unica casa. Anche se non si è tutti seguaci di Papa Francesco bisogna riconoscergli il merito di aver parlato anche di queste cose, incitando gli uomini a rispettare il nostro mondo. Nel 2015, in una enciclica scriveva «Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare». Come? Educandosi alla coscienza di un’origine comune, di un’appartenenza alla comune famiglia e di un futuro condiviso. E questo è possibile facendo proprie le motivazioni profonde e la consapevolezza che può permettere lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Francesco elenca i piccoli gesti ordinari che possono essere compiuti da tutti: «Evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via». Queste parole del Papa ci fanno capire come anche nel nostro quotidiano e nelle nostre piccole vite si può incidere, tipo cercando di usare meno plastica, risparmiare sulla carta e cercare di riciclare il più possibile, ridurre i consumi di acqua e soprattutto non inquinarla, essere molto disciplinati con la raccolta differenziata dei rifiuti, evitare ogni spreco anche di cibo, trattare con cura ogni essere vivente del pianeta, cercare di usare i mezzi di trasporto più ecologici possibili, usare meno i condizionatori che rinfrescano le nostre case e riscaldano il pianeta terra, piantare alberi perché assorbono anidride carbonica, e ci aiutano a combattere i cambiamenti climatici sul pianeta. Piccoli gesti che forse permetteranno alle generazioni future di vivere in un ambiente non ostile e non in pericolo.”

Tempi duri per gli alberi ultimamente a Ladispoli. Potature radicali e abbattimenti con giustificazioni che non hanno convinto. In molte città gli architetti stanno progettando abitazioni in simbiosi con la natura, il cemento confuso con le piante. Vecchie infrastrutture in disuso vengono riconvertite in aree verdi e fiorite. E’ questa la strada maestra?

“Io abito adiacente a Largo del Verrocchio, dove apparentemente senza motivo, sono stati abbattuti, nella seconda metà di settembre sei Pinus pinea magnifici, alti credo una quindicina di metri, dritti, sani, stabili frondosi. Sicuramente tra i più vetusti e i più belli di Ladispoli. Il fatto che si dovesse rifare il manto stradale in quel tratto mi sembra un motivo risibile e non può giustificare uno scempio del genere. Chiaramente lo dico io, e altri cittadini ad onore del vero, ma mi piacerebbe leggere il commento di un dottore forestale in tal proposito. Però ad amare quei pini siamo un manipolo di cittadini, apparentemente, contrapposti alla pletora che in realtà negli abbattimenti ha visto una riqualificazione della zona, una liberazione da non si sa quale nemico. Quindi gli alberi, non solo i pini vengono percepiti come elementi inappropriati per la città, un disturbo, piuttosto che un patrimonio ed un grande valore aggiunto. L’amore per gli alberi fa apparire chi lo prova come un illuso sentimentale e non come una persona consapevole che per fare un albero secolare occorrono cento anni e una volta perso è per sempre. Tutto ciò lo percepisco leggendo i commenti sui social, che oramai sono lo specchio di risonanza della nostra società. Però, per fortuna c’è il rovescio della medaglia, cioè una grande sensibilità, aiutata da un sano volontariato, che sensibilizza cittadini e scolaresche sull’importanza di piantare oggi giovani virgulti, o piccoli alberi che saranno un patrimonio domani. Mi vorrei sbagliare, ma al di fuori di questi gesti filantropici poi le Amministrazioni sono carenti (passate e presenti). È sotto gli occhi di tutti che gli ultimi alberi piantati dal Comune sono tutti inesorabilmente morti e alcuni fortemente sofferenti, presumo per la mancanza di un sistema di irrigazione in grado di far sopravvivere le piante nella stagione più calda. Soldi pubblici buttati e soprattutto anni di crescita degli alberi persi. Bisognerebbe fare veramente di più”.

A Ladispoli c’è la passeggiata lungomare di Palo che è gradevole. Però è spoglia, non una pianta, non un fiore nella lunga aiuola che la costeggia. Cosa si potrebbe piantare per migliorarla esteticamente?

“Il lungomare di Ladispoli è chiaramente spoglio, ci sono solo i Tamerici piantati anni or sono. In realtà anche di fronte agli stabilimenti balneari, dove di sicuro gli esercenti hanno provato a piantare qualcosa per abbellire, non c’è un granché di fioriture. Questo perché effettivamente il tratto di mare che lambisce Ladispoli è “ostile” a causa delle correnti e dei venti, quindi sono poche le piante che vengono bene in quel punto. Però ad esempio con le gazzanie, tutte le succulente e le piante stagionali si potrebbe tentare, e poi con quelle essenze (non tantissime) più arbustive, ma che comunque fioriscono, resistenti al salmastro. Chiaramente si potrebbe fare molto anche nei giardini più lontani dalla spiaggia, ma pure lì pochi fiori, anzi nulla. Recentemente sono stati anche tolti, per motivi che sinceramente mi sfuggono, due meravigliosi glicini, forse più che ventennali, nei giardini a Piazza De Michelis. Sono quelle cose che ci fanno capire che non c’è una progettualità di nessun tipo verso il verde della nostra città.”