La Cisal propone l’unione dei comuni di Tolfa e Allumiere

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ALLUMIERE – La Cisal Federnergia regionale lancia la proposta di unificazione dei Comuni di Tolfa e Allumiere. Soluzione indispensabile, secondo il sindacato, per arginare gli effetti di una crisi sempre più devastante, soprattutto per l’occupazione e la qualità dei servizi dei piccoli comuni Di seguito il testo integrale del comunicato della Cisal.

“La situazione delicata e di forte crisi che sta attraversando il mondo del lavoro, che sta colpendo sia l’Europa che l’Italia intera e che in modo particolare e più pesantemente sta colpendo purtroppo il nostro comprensorio, ci deve far riflettere sulle decisioni da prendere per cercare perlomeno di tamponare questa situazione difficile. Decisioni a lungo termine anticipate che possono sembrare dolorose ma che potrebbero farci uscire dalla crisi in atto.
Crisi che in questi ultimi anni, si sta abbattendo sia sul lavoro pubblico che in quello privato e questo si avverte specialmente proprio nei piccoli Comuni del nostro territorio, Comuni, più isolati, come Allumiere e Tolfa.
Comuni che nonostante il forte e costante impegno giornaliero 24 ore su 24 dei Sindaci, ma che purtroppo senza avere risorse concrete e reali come, fabbriche produttive, grossi centri economici, centri commerciali, turismo in forte crisi e con migliaia di ettari di terra ormai semi abbandonata e non sfruttata abbastanza per sbagli del passato, (Rifiuto del Parco Regionale oggi ZPS) e con le pochissime risorse dello stato, non riescono più a dare risposte sufficienti sia al mondo del lavoro che ai cittadini. Paesi che stanno vivendo, al disopra delle loro possibilità finanziarie, infatti, hanno per esempio, due campi di calcio vicinissimi, due palestre, due zone industriali, due poli fieristici, due società per la raccolta differenziata e avranno due aree per il trattamento dei rifiuti e cosi via, impianti e servizi che costano tantissimo alla collettività sia per il mantenimento che per la loro manutenzione.
Questo deve essere sufficiente come detto a far riflettere tutti noi e in particolar modo gli amministratori locali, le forze politiche, la società civile delle due cittadine, prima che sia troppo tardi. Cosa fare?
Secondo noi è giunto il momento sia pratico, per la sopravvivenza dei due centri, che storico, magari dopo un referendum, che i due Comuni iniziano un percorso di “unione o fusione”. L’obiettivo dell’Unione è quello di “fare squadra” fra i comuni mettendo assieme alcuni servizi al fine di migliorarne l’efficienza e l’efficacia, garantirne una gestione più qualificata ed un presidio migliore.
Gli studi di fattibilità al riguardo mettono in evidenza che il superamento del singolo Comune con l’Unione o la fusione, permetterà maggiori economie di scala e, nel medio-lungo periodo, il miglioramento della qualità delle prestazioni di servizio, grazie all’attivazione di un processo di qualificazione e specializzazione del personale del nuovo Comune. Tutto a favore dei cittadini utenti con una riduzione del carico fiscale, oggi insopportabile specialmente per i pensionati, precari e disoccupati. Con i vari risparmi, dovuti proprio all’unione dei servizi comunali, risparmi dovuti alla metà degli amministratori futuri, le maggior entrate, dovuti proprio alla fusione dei Comuni, che sono il 20% dei trasferimenti statali, in più l’esenzione per 3 anni dei vincoli del patto di stabilità, entrate che non sono poca cosa per un piccolo comune, entrate che si potrebbero reinvestire per creare nuove forme di lavoro per i giovani e non solo.
Tra il dicembre 2013 ed il febbraio 2014,cioè in poco più di due mesi, la geografia amministrativa dei comuni Italiani è cambiata dagli 8092 comuni si è passati a 8057 sembrano pochi ma è solo l’inizio. La maggior parte dell’unione dei comuni ad oggi è nelle regioni settentrionali, in Emilia-Romagna e al centro in Toscana con l’unione di 7 Comuni.
Queste unioni hanno avuto anche l’apprezzamento del Presidente Giorgio Napolitano. Quello che si sta affermando nei centri che si sono uniti volontariamente è la soppressione dell’ente e dei suoi organi politici, non del territorio con le sue tradizioni e la sua identità storica. Quella rimane intatta.
In ultimo ma non meno importante questa “unione o fusione” darebbe sicuramente molta più forza politica e strategica nel prossimo futuro sia se si va verso la Città Metropolitana o nella Provincia di Viterbo.
Secondo noi se non si inizia questo percorso i due Comuni si andranno pian piano spengendo nel giro di qualche anno, diventando paesi dormitorio (in parte già lo sono) con residenti per la maggior parte anziani e con i giovani che saranno costretti ad andare a trovare loro malgrado lavoro altrove”.

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