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	<title>Natura &#8211; Centumcellae News</title>
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		<title>Insetti impollinatori, incontro sull&#8217;importanza della biodiversità oggi all&#8217;Orto Botanico Angelo Rambelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 11:05:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Viterbo]]></category>
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					<description><![CDATA[VITERBO &#8211; Oggi 6 giugno, il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università degli Studi della Tuscia organizza una giornata dedicata alla conoscenza degli insetti impollinatori della città di Viterbo. Dalle ore 15.00 alle ore 18.00 l’Orto Botanico “Angelo Rambelli” ospiterà un incontro volto alla sensibilizzazione della comunità in merito all’importanza della biodiversità, con particolare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">VITERBO &#8211; Oggi 6 giugno, il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università degli Studi della Tuscia organizza una giornata dedicata alla conoscenza degli insetti impollinatori della città di Viterbo. Dalle ore 15.00 alle ore 18.00 l’Orto Botanico “Angelo Rambelli” ospiterà un incontro volto alla sensibilizzazione della comunità in merito all’importanza della biodiversità, con particolare riferimento agli insetti impollinatori. Ci saranno gli interventi di docenti e ricercatori, tra i quali Pierfilippo Cerretti, entomologo dell’Università La Sapienza di Roma, Andrea Chiocchio, Adriana Bellati, Marcella Pasqualetti e di Daniele Canestrelli, Direttore del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche.<br />
A parlare degli Impollinatori della Tuscia ci saranno anche gli studenti e le studentesse delle classi IIIBS, IIIDS e IVCS del Liceo Scientifico “Paolo Ruffini”, accompagnati dalla Dirigente, Claudia Prosperoni, che presenteranno i risultati del progetto “Impollinatuscia”, finanziato dall’Università degli Studi della Tuscia, volto alla sensibilizzazione sul tema del declino degli impollinatori. Durante il progetto, gli studenti si sono trasformati in veri e propri ricercatori, occupandosi della raccolta degli insetti in tre aree della città a diverso grado di naturalità (l’Orto Botanico “Angelo Rambelli”, la Fattoria di Alice ed i giardini di Santa Barbara) e dell’identificazione genetica delle specie, al fine di valutare l’effetto dell’urbanizzazione sulla diversità delle comunità di insetti coinvolti nell’impollinazione. Il progetto è stato coordinato da Andrea Chiocchio, con l’ausilio di Michela Paoletti, del Laboratorio di Ecologia Molecolare del Dipartimento, e delle docenti di Scienze delle classi coinvolte: Monica Nobile, Stefania Di Paolo e Bruna Pomarè. Durante l’incontro, gli studenti racconteranno la loro esperienza di ricerca, ed esporranno i risultati mediante poster scientifici.<br />
L’incontro, aperto a tutti, prevede anche una visita guidata gratuita dell’Orto Botanico, dal taglio particolarmente entomologico. Per ricevere informazioni, gli interessati potranno contattare Andrea Chiocchio all’indirizzo di posta elettronica a.chiocchio@unitus.it</p>
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		<title>Roma, Bioparco: nati otto fenicotteri e un pinguino del capo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 14:57:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalla Regione]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[bioparco roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Al Bioparco di Roma sono nati otto fenicotteri rosa e un pinguino del Capo. La schiusa delle uova dei fenicotteri è avvenuta sulle rive del laghetto nelle ultime tre settimane, mentre il pinguino è nato lo scorso 4 aprile dalla coppia Giuly e Yzzi. In questa fase le due specie di uccelli sono accomunate dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al Bioparco di Roma sono nati otto fenicotteri rosa e un pinguino del Capo. La schiusa delle uova dei fenicotteri è avvenuta sulle rive del laghetto nelle ultime tre settimane, mentre il pinguino è nato lo scorso 4 aprile dalla coppia Giuly e Yzzi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa fase le due specie di uccelli sono accomunate dal fatto che i pulcini sono grigiastri, che entrambi i genitori si sono alternati nella cova delle uova e alimentano i pulcini con una secrezione ricca di grassi e proteine prodotta nel gozzo e rigurgitata nel becco dei piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima della schiusa delle uova dei fenicotteri, ogni coppia, fedele per la vita, ha costruito un nido di fango dalla caratteristica forma di tronco di cono raccogliendo e grattando il terreno fangoso con il becco. Trascorsa una settimana dalla schiusa, i pulcini della colonia vengono radunati e sorvegliati dagli adulti nei cosiddetti asili, dove rimangono fino all’età di circa tre mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i genitori del piccolo di pinguino in questi giorni si alternano presso il nido, dove il pulcino si nasconde, per difenderlo e alimentarlo, senza mai lasciarlo incustodito.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il pinguino del Capo è classificato come specie minacciata dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) spiega la Presidente della Fondazione Bioparco, Paola Palanza; questi uccelli subiscono infatti i danni arrecati all’ecosistema in cui vivono dall’inquinamento e dalle attività antropiche”. “La nostra colonia è inserita nel programma europeo per la tutela delle specie minacciate di estinzione EEP (European Ex situ Programme) che ha l’obiettivo di gestire popolazioni animali in nome della conservazione &#8211; conclude Palanza &#8211; anche per eventuali ripopolamenti in natura; il progetto è coordinato dall’EAZA (Associazione Europea Zoo e Acquari), di cui il Bioparco è membro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica 14 maggio per festeggiare le nuove nascite in occasione della Festa della Mamma, il Bioparco organizza visite guidate nel parco dal titolo ‘Mamme da record’. Dalle ore 11.30 alle 16.00 si potranno scoprire, tra giraffe, canguri, elefanti asiatici, orsi e fenicotteri le peculiarità del legame mamma-cucciolo, le differenze delle cure parentali nelle diverse specie e l’importante ruolo degli Zoo per le specie minacciate di estinzione. Inoltre, durante i pasti degli animali, i keeper del Parco si soffermeranno sulle particolarità del legame tra le mamme e i loro cuccioli.</p>
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		<title>Una novità floristica sui Monti della Tolfa: ecco la Neotinea maculata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 19:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[ALLUMIERE &#8211; Novità floristica per il territorio comunale di Allumiere, una nuova specie di Orchidea Spontanea per il Monumento Naturale Il Faggeto: Neotinea maculata, un singolo popolamento, composto da 28 piante ai margini di un bosco a prevalenza di faggi. A darne la notizia l’Associazione Culturale Naturalistica BIOMA, che spiega: “Da quanto ci risulta non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ALLUMIERE &#8211; Novità floristica per il territorio comunale di Allumiere, una nuova specie di <strong>Orchidea Spontanea</strong> per il <strong>Monumento Naturale Il Faggeto</strong>: <strong>Neotinea maculata</strong>, un singolo popolamento, composto da 28 piante ai margini di un bosco a prevalenza di faggi. A darne la notizia l’<strong>Associazione Culturale Naturalistica BIOMA,</strong> che spiega: <em>“Da quanto ci risulta non era mai stata rinvenuta nei Monti della Tolfa, in quanto non presente nelle monografie delle orchidee selvatiche locali, le popolazioni a noi note, in luoghi limitrofi sono distribuite nella fascia costiera e con scarso numero di esemplari, in alcuni casi si tratta di un singolo individuo della suddetta specie”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo esemplare di Neotinea maculata è stato censito nel aprile 2020 nel territorio di Allumiere da <strong>Jessika Karla Pinget Barrios</strong> e <strong>Simone Di Mauro</strong> dalla straordinaria altezza di 40 cm e priva di fioritura, una specie tipica di suoli calcarei per questo si ritiene che deve avere trovato un piccolo lembo isolato del territorio con caratteristiche particolarmente favorevoli essendo il faggeto di origine vulcanica. Si possono contare nell’attuale numero di<strong> 28 piante</strong> grazie ad azioni “creative” di tutela da parte dei soci di Bioma, in questi anni si sono prodigati con dedizione per la conservazione del sito, raggiungendo l’obiettivo di portarli alla fioritura il maggior numero possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche anatomiche della specie Neotinea maculata la rendono quasi “invisibile” al occhio umano essendo una pianta con una fioritura poco appariscente, sia per il colore sia per le piccole dimensioni, inoltre le foglie con macchie di marrone scuro e porpora, spesso possono sembrare marce. Le problematiche maggiormente riscontrate sono dovute alla presenza di cani privi di guinzaglio che con le loro zampe scalciano la terra rovinando il suolo e causando il danneggiamento di rosette basali e in rari casi alla frequentazione antropica e da animali selvatici.</p>
<p><strong>(foto di Jessika Karla Pinget Barrios)</strong></p>
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		<title>Amazzonia: la deforestazione riduce le piogge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 12:27:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[Arie Staal]]></category>
		<category><![CDATA[cnr]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[foresta amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[Global Change Biology]]></category>
		<category><![CDATA[Mara Baudena]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Utrecht]]></category>
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					<description><![CDATA[Una recente pubblicazione dell’Istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Cnr su Global Change Biology rivela che l’incidenza del disboscamento sulla piovosità della regione amazzonica è maggiore di quanto previsto e potrebbe portare fino a una riduzione annuale del 55-70%. Il lavoro è stato condotto in collaborazione con l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: center;"><em>Una recente pubblicazione dell’Istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Cnr su Global Change Biology rivela che l’incidenza del disboscamento sulla piovosità della regione amazzonica è maggiore di quanto previsto e potrebbe portare fino a una riduzione annuale del 55-70%. Il lavoro è stato condotto in collaborazione con l’Università di Utrecht (Paesi Bassi)</em></h6>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #222222;">La foresta amazzonica genera una parte della pioggia che cade nella sua stessa zona, poiché preleva acqua dal suolo e la traspira nell’aria circostante, e in questo modo si auto-sostiene. Uno studio dell’Istituto di scienze dell&#8217;atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Torino (<span class="il">Cnr</span>-Isac) pubblicato su </span><span style="color: #222222;"><i>Global Change Biology</i></span><span style="color: #222222;">, rivela che il contributo della foresta è maggiore di quanto si pensasse. “Piccoli cambiamenti nell’umidità dell’aria, dovuti alla presenza o meno di alberi, possono portare a grandi cambiamenti nella pioggia osservata”, dichiara Mara Baudena, ricercatrice del <span class="il">Cnr</span>-Isac e primo autore della ricerca. “Queste amplificazioni finora non erano state considerate. In questo studio sono stati analizzati dati di precipitazione e umidità dell’aria per più di dieci anni a scala oraria su una ampia parte della foresta amazzonica e delle aree confinanti, in combinazione con dati e modelli sviluppati in lavori precedenti dall’Università di Utrecht nei Paesi Bassi, che calcolano come l’umidità venga traspirata dalle piante e trasportata dai venti in tutta l’Amazzonia”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #222222;">Le nuove stime hanno implicazioni importanti. “Nel caso più estremo, in cui l’intera foresta fosse disboscata, secondo le nostre stime la precipitazione annuale nell’area scenderebbe del 55-70%”, prosegue la ricercatrice <span class="il">Cnr</span>-Isac. “I dati vanno però trattati con prudenza: queste nuove stime sono un importante passo avanti del nostro livello di conoscenza, ma non sono prive di incertezze e approssimazioni. Dovremo proseguire la ricerca con metodi diversi per confermarle”, aggiunge Arie Staal, dell’Università di Utrecht. Gli autori confidano comunque che il risultato ottenuto sia qualitativamente significativo. “Anche una relativa deforestazione potrebbe avere effetti più drammatici del previsto sulle piogge, sulla foresta e sulle zone confinanti, sede di coltivazioni e allevamenti </span><span style="color: #000000;">che sono spesso all’origine della deforestazione stessa</span><span style="color: #222222;">”, conclude Baudena. “D’altro canto, la riforestazione di aree già disboscate potrebbe portare a effetti importanti riguardo il ripristino del ciclo dell’acqua e della piovosità”.</span></span></p>
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		<title>Garofano, il fiore degli dei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Centumcellae News]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 00:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
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					<description><![CDATA[Il garofano, dianthus, (deriva dalle parole greche dìos, che significa Dio, e ànthos, che significa fiore) significa letteralmente fiore degli Dei. Essendo presente in Europa da millenni il garofano è uno dei fiori più ricchi di storia e leggende, nella mitologia, è il fiore sacro alla Dea della caccia, Diana. Nell&#8217;ottocento il garofano rosso divenne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il garofano, dianthus, (deriva dalle parole greche dìos, che significa Dio, e ànthos, che significa fiore) significa letteralmente fiore degli Dei.<br />
Essendo presente in Europa da millenni il garofano è uno dei fiori <strong>più ricchi di storia e leggende</strong>, nella mitologia, è il fiore sacro alla Dea della caccia, <strong>Diana</strong>.<br />
Nell&#8217;ottocento il garofano rosso divenne il simbolo che <strong>Napoleone</strong> adoperò per decorare i nastri della Legion d’Onore e veniva portato all&#8217;occhiello dei nobili che dovevano essere ghigliottinati, mentre in quello stesso periodo il garofano bianco era il fiore simbolo della monarchia. Nella seconda metà dell’ottocento, invece, il garofano rosso divenne il simbolo del <strong>movimento socialista</strong>.<br />
Nel linguaggio dei fiori e delle piante il garofano simboleggia genericamente la<strong> virtù</strong> e la <strong>nobiltà</strong>, ma ciascun colore ha un significato specifico: il <strong>garofano bianco</strong> rappresenta la fedeltà eterna; il <strong>garofano giallo</strong> rappresenta l’indecisione e l’incertezza, ed è adatto soprattutto nella sfera sentimentale per “dire” che non si è sicuri di prendere una scelta troppo impegnativa; il <strong>garofano rosa</strong> simboleggia l’affetto e le tenerezza; il <strong>garofano rosso</strong> simboleggia l’amore appassionato o la passione per una qualsiasi attività; il <strong>garofano screziato</strong> rappresenta la gentilezza</p>
<p>Roberta Piroli</p>
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		<title>&#8220;Arsenico nell&#8217;acqua: spesso il dearsenificatore non è la soluzione&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pierfrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 09:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[acquedotto]]></category>
		<category><![CDATA[dearsenificatore]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[tuscia]]></category>
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					<description><![CDATA[Due anni fa il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio aveva presentato al pubblico uno studio, effettuato su 91 comuni della regione, di cui 60 solo della Tuscia, sulla“Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”. I risultati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centumcellae.it/natura/arsenico-nellacqua-spesso-il-dearsenificatore-non-e-la-soluzione/attachment/acqua-pura/" rel="attachment wp-att-103851"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-103851" src="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/06/acqua-pura-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" srcset="https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/06/acqua-pura-300x161.jpg 300w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/06/acqua-pura-600x322.jpg 600w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/06/acqua-pura.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Due anni fa il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio aveva presentato al pubblico uno studio, effettuato su 91 comuni della regione, di cui 60 solo della Tuscia, sulla“Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”. I risultati delle analisi condotte dall&#8217;Arpa tra il 2005 e il 2011 sono stati messi a confronto con decessi e malattie registrati nella popolazione. Ne è emerso che laddove i livelli di arsenico sono più elevati è aumentata l&#8217;incidenza dei tumori maligni soprattutto al polmone e alla vescica, nonché patologie specifiche come il diabete mellito, l&#8217;ipertensione, l&#8217;infarto, l&#8217;infertilità e, nei bambini, disturbi del comportamento come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività e l&#8217;autismo. Una situazione molto seria, che ha ottenuto da parte dei nostri politici regionali e provinciali, risposte al limite del &#8220;tiepido&#8221;. Infatti da quel momento ad oggi poco o nulla di concreto si è fatto nei comuni interessati da questo problema, se non istallare casette di legno che erogano acqua trattata con membrane ad osmosi inversa e che dovrebbero ridurre la percentuale di Arsenico nelle acque sotto i 10 microgrammi/litro. Qualche comune, al vero pochissimi, ha anche realizzato dearsenificatori a livello di quartiere. In tutto questo però il problema non si risolve in quanto a volte non si effettuano i controlli periodici nelle casette che erogano acqua dearsenificata, per cui le membrane filtranti, se non vengono cambiate costantemente, alla fine possono rilasciare quantitativi massicci di arsenico ed altri metalli pesanti all&#8217;insaputa degli stessi utenti. I dearsenificatori industriali poi hanno bisogno di una manutenzione che impegna risorse economiche il più delle volte non sostenibili dalle casse dei comuni. Quindi esiste il rischio che tali impianti di potabilizzazione possano fermarsi ed obbligare le autorità locali a chiedere l&#8217;aiuto delle autobotti.<br />
Per Accademia Kronos, l&#8217;associazione che fu la prima 6 anni fa a sollevare il problema dell&#8217;Arsenico e dell&#8217;Uranio 238 nelle acque della Tuscia, è pura follia continuare a giocare sulla salute dei cittadini&#8221; tra incompetenza e incertezza dei nostri politici. Tutto il viterbese è geologicamente immerso in una realtà geologica legata ad antiche attività vulcaniche per cui tutti i suoi cittadini &#8220;beneficiano&#8221; di radon, di arsenico e in alcune zone anche di Uranio 238. Pertanto dearsenificatori a membrane ad osmosi inversa o impianti che utilizzano ossidi di ferro capaci di trattenere l&#8217;arsenico presente nelle forme As(III) e As(V), servono a poco perché sono solo soluzioni tampone. Per l&#8217;associazione serve un&#8217;azione decisa e coraggiosa: rinunciare alle acque all&#8217;arsenico della Tuscia e utilizzare, attraverso un grande acquedotto, le acque salubri del reatino. A questo scopo Accademia Kronos ha dato mandato a suoi esperti di studiare soluzioni idonee per la realizzazione di un acquedotto che possa servire almeno una parte dei comuni della Tuscia più a rischio contaminazione arsenico, fluoruri e Uranio 238.<br />
A giorni pertanto ci sarà un primo incontro tecnico con idrogeologi, ingegneri ed altri esperti dell&#8217;associazione a Rieti per dare il via a questo studio. I risultati e il progetto finale saranno presentati al pubblico nel prossimo autunno.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Agricoltura che uccide&#8221;: ecco alcune normative a tutela del cittadino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pierfrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2014 10:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura che uccide]]></category>
		<category><![CDATA[effetti negativi dei pesticidi sugli uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Sabato scorso a Viterbo presso l&#8217;ordine dei medici si è tenuto un importante convegno sul rischio salute causato dalla presenza di arsenico nelle acque del viterbese e dall&#8217;uso eccessivo di prodotti chimici in agricoltura. Alle parole di allarme di medici e scienziati sull&#8217;incidenza di tumori nel viterbese, probabilmente innescati anche da pesticidi e diserbanti vari, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.centumcellae.it/natura/agricoltura-che-uccide-ecco-alcune-normative-a-tutela-del-cittadino/attachment/agricoltura-che-uccide/" rel="attachment wp-att-100774"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-100774" src="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/agricoltura-che-uccide-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/agricoltura-che-uccide-300x300.jpg 300w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/agricoltura-che-uccide-150x150.jpg 150w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/agricoltura-che-uccide.jpg 600w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/agricoltura-che-uccide-420x420.jpg 420w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>&#8220;Sabato scorso a Viterbo presso l&#8217;ordine dei medici si è tenuto un importante convegno sul rischio salute causato dalla presenza di arsenico nelle acque del viterbese e dall&#8217;uso eccessivo di prodotti chimici in agricoltura. Alle parole di allarme di medici e scienziati sull&#8217;incidenza di tumori nel viterbese, probabilmente innescati anche da pesticidi e diserbanti vari, rispondono in questi giorni uomini scafandrati che irrorano piante e terreni con potenti veleni. Anni ed anni di azioni di sensibilizzazione da parte non solo degli ambientalisti, ma degli scienziati non sono serviti a nulla. Veleni a &#8220;go go&#8221; vengono sempre di più usati in agricoltura e in particolare sui noccioleti e da qualche tempo anche sui castagneti del viterbese. Inevitabili i rischi alla salute non solo per chi maneggia queste sostanze, ma anche e purtroppo per gli ignari cittadini che debbono subire passivamente i cosiddetti danni collaterali. Quindi per i medici riuniti nel convegno a Viterbo sabato scorso, non c&#8217;è da meravigliarsi più di tanto se nel viterbese i tumori siano diventati una specie di epidemia. </em><br />
<em> A questo punto Accademia Kronos vuol ricordare a tutte quelle amministrazioni comunali che tollerano o in alcuni casi condividono l&#8217;avvelenamento dei suoli e delle acque, che oggi esistono norme e leggi a tutela della salute dei cittadini. Le recenti normative comunitarie rendono prioritario il corretto impiego dei prodotti fitosanitari per una gestione &#8220;sostenibile&#8221; dell&#8217;agricoltura. In particolare il D.Lgs. 150/2012, che ha recepito la Dir. EU 128/2009 sull&#8217;uso sostenibile dei pesticidi, prevede la riduzione del rischio e dell&#8217;impatto dei prodotti fitosanitari sulla salute umana e sull&#8217;ambiente. Questa nuova legge afferma che non è più possibile trattare con veleni chimici che possono provocare la deriva di sostante al di fuori delle proprietà, ovvero inquinando la terra, i bacini idrici e le abitazioni dei vicini (anche nelle polveri domestiche si concentrano i pesticidi). </em><br />
<em> Questo vuol dire, soprattutto per i noccioleti del viterbese, il divieto assoluto dell&#8217;uso di fitofarmaci nebulizzati, in prossimità di corsi d&#8217;acqua, di abitazioni civili e lungo le vie in cui le persone sono solite andare in bicicletta, fare jogging o semplici passeggiate a piedi. In caso di malori causati dalla presenza nell&#8217;aria di sostanze tossiche provenienti da trattamenti fitosanitari impropri, sappiano i cittadini che possono ricorrere per vie legali nei confronti non solo degli agricoltori che non hanno rispettato i limiti imposti dalla legge, ( almeno 100 metri dalla strada), ma soprattutto nei confronti dei sindaci che non hanno predisposto ordinanze specifiche in merito. </em><br />
<em> Accademia Kronos a tal proposito informa quei cittadini, vittime di avvelenamenti da fitofarmaci, che possono contare sugli avvocati dell&#8217;associazione, esperti nel settore risarcimento danni causati da usi irregolari di prodotti tossici in agricoltura.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Filippo Mariani di Accademia Kronos</p>
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		<title>&#8220;Pogramma natura&#8221; e l&#8217;Istituto Agrario di Maccarese lanciano il progetto &#8220;Il Vivaio della Riserva&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pierfrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 16:14:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La collaborazione già esistente tra l’Associazione Naturalistica “Programma Natura”  e l’Istituto Agrario di Maccarese si approfondisce alla ricerca di contributi essenziali  per il benessere dell’ambiente. Nel corso infatti del corrente anno scolastico è stato avviato un progetto di  cooperazione per la riqualificazione ambientale delle dune costiere situate nell’area  antistante l’oasi WWF di Macchiagrande e presso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centumcellae.it/natura/pogramma-natura-e-listituto-agrario-di-maccarese-lanciano-il-progetto-il-vivaio-della-riserva/attachment/20080720-1-elicriso-ter/" rel="attachment wp-att-98792"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-98792" src="http://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/20080720-1.-Elicriso.TER_-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" srcset="https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/20080720-1.-Elicriso.TER_-300x183.jpg 300w, https://www.centumcellae.it/wp-content/uploads/2014/05/20080720-1.-Elicriso.TER_.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La collaborazione già esistente tra l’Associazione Naturalistica “Programma Natura”  e l’Istituto Agrario di Maccarese si approfondisce alla ricerca di contributi essenziali  per il benessere dell’ambiente.<br />
Nel corso infatti del corrente anno scolastico è stato avviato un progetto di  cooperazione per la riqualificazione ambientale delle dune costiere situate nell’area  antistante l’oasi WWF di Macchiagrande e presso Passoscuro di fronte all’ospedale  pediatrico Bambino Gesù.<br />
A proposito di quest’ultimo sito, è stato effettuato, nell’ottobre del 2013, un sopralluogo esplorativo, con due classi dell’Istituto, mirato alla conoscenza della  flora e della vegetazione sotto la guida del Dr. Riccardo Di Giuseppe, che ha illustrato in prima battuta le caratteristiche botaniche e la formazione  dell’ecosistema dunale.<br />
Dopo la catalogazione delle specie rinvenute si è deciso di sperimentare la  riproduzione del Giglio di mare (Pancratium maritimum), specie protetta e in sofferenza riproduttiva.<br />
Il progetto si è sviluppato utilizzando le risorse dell’Istituto Agrario, tra cui le celle  idroponiche e con la collaborazione dei docenti delle materie interessate,  coordinato dal prof. Mauro Gonnelli docente di Topografia e Costruzioni da sempre  interessato alla tematiche ambientali, e con le competenze specifiche dell’ITP Prof.  Giovanni Cinotta e della Prof.ssa Maria Gabriella Villani.  Da qui l’idea del Dr. Di Giuseppe e del Prof. Gonnelli di dare vita al “Vivaio Della  Riserva”, con la sollecitazione e l’ approvazione della Prof.ssa Maucioni &#8211; Dirigente  scolastico dell’Istituto.<br />
Lo scopo del progetto è infatti quello di riprodurre mediante diverse metodologie,  per ottimizzare i successi secondo le necessità, tutte le piante tipiche dell’ambiente mediterraneo: le piante riprodotte verranno poi messe a dimora presso l’Oasi WWF  di Macchiagrande, dove sono presenti un’area preposta e una serra delle quali i  ragazzi si prenderanno cura, durante le ore dell’alternanza scuola-lavoro.</p>
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