“Ha ragione Savignani: che la politica dell’Amministrazione sta portando al default Hcs è cosa nota”

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CIVITAVECCHIA – Ha ragione l’assessore Savignani. Che la politica finanziaria dell’amministrazione grillina ci stia portando dritti al dissesto del Comune e al default di Hcs è una scoperta dell’acqua calda, soprattutto dopo mesi di appelli e di inviti a riconsiderare alcune scelte che – sostenemmo fin da giugno – avrebbero aggravato ulteriormente una situazione già drammatica. E oggi non è più ammissibile dire che la colpa è di chi ha amministrato in precedenza. Sicuramente ci sono delle responsabilità evidenti, ma oggi ciò che interessa ai civitavecchiesi è che si trovino delle soluzioni concrete. Che il 16 gennaio non siano stati pagati contributi previdenziali e ritenute di Hcs è un fatto. Così come è un fatto che i piani industriali attesi sempre per gennaio non siano arrivati. O peggio, come sostiene qualcuno, siano stati già valutati, almeno in parte, e bocciati dall’amministrazione stessa. Questo non lo sappiamo con certezza, e dobbiamo riferire dei rumors, perché la tanto decantata trasparenza pentastellata si è opacizzata il giorno dopo le elezioni. Certo è che il confronto con le organizzazioni sindacali ancora non è ripreso e quindi possiamo dedurre che la documentazione per cercare di mettere in pratica il piano-Savignani, su cui nutriamo non pochi dubbi, ancora non sia disponibile, perché, come dice l’assessore, si sta studiando “una soluzione tecnica”. Dopo 7 mesi non solo è lecito, ma diventa necessario attendere i primi segnali concreti. Ma finora, di concreto, c’è solo il mancato pagamento dei contributi. Savignani invita ad evitare la demagogia. Il prossimo passo magari sarà di sostenere che l’amministrazione non viene lasciata lavorare, tralasciando di dire che qualsiasi altro sindaco, a questo punto, avrebbe avuto almeno un centinaio di manifestanti al giorno sotto al Pincio.
Non ultimo per l’assurda decisione di chiudere al pubblico per tutta la prossima settimana un ufficio come quello dei Servizi Sociali, con una ordinanza, strumento utilizzato per casi di urgenza e necessità. Quale è il presupposto alla base di una scelta senza precedenti, che finisce per pesare sulle fasce più deboli già duramente colpite e bisognose di rivolgersi a questo servizio? E davvero, peraltro nella fase di trasferimenti e spostamenti per avere “maggiore efficienza” nella distribuzione delle risorse in pianta organica, non c’era modo di mantenere aperto il front office con il pubblico? Gradiremmo, come tutti i cittadini, delle risposte puntuali a queste semplici domande”.

Massimiliano Grasso – Capogruppo de La Svolta