“Usi civici, la soluzione va trovata nell’interesse dei cittadini”

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CIVITAVECCHIA – Lettera aperta di Maurizio Puppi al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al Sindaco del Comune di Civitavecchia Antonio Cozzolino e al Presidente dell’Università Agraria di Civitavecchia Daniele De Paolis.

Gentili Signori,

sono un cittadino di Civitavecchia, socio da molti anni della locale Università Agraria (ex Associazione agraria) e Vi scrivo in merito alla vicenda incredibile degli usi civici a Civitavecchia, che è diventata nel tempo sempre più ingarbugliata e dannosa, fino ad assumere i connotati assurdi che qui provo ad evidenziare per sommi capi.

Oggi siamo arrivati al punto in cui, per dare risposta alle proteste di tanti cittadini danneggiati dalla perdurante incertezza circa i vincoli di uso civico che gravano sulla propria casa, c’è chi ha scoperto che si potrebbe semplificare la ricerca di una soluzione dimostrando davanti al giudice addirittura l’inesistenza di usi civici a Civitavecchia o abolendoli in via legislativa/ amministrativa.
C’è il rischio perciò che legittimi interessi di tanti cittadini indignati vengano indirizzati strumentalmente e “populisticamente” allo scopo di alimentare una gara per liquidare e disperdere definitivamente il patrimonio collettivo costituito dal complesso di beni gestito dall’Università agraria.

La causa della situazione critica cui si è giunti non può essere individuata nell’istituzione Usi civici e/o nell’Ente di gestione in sé, ma deve farsi risalire alle scelte sbagliate e alla pessima gestione politica e amministrativa della materia da parte di chi ha avuto responsabilità nelle amministrazioni della Regione e dell’Università agraria che si sono succedute dal 1990, anno di emanazione della “contestata” sentenza, fino ad oggi. Come si dirà oltre, anche le amministrazioni comunali di Civitavecchia non sono esenti da responsabilità, almeno a partire dall’anno 2005, quando fu emanata la legge regionale n.6/2005 che impone ai comuni precisi obblighi in materia di usi civici.

E’ il caso di ricordare che gli usi civici e il diritto di autogestione del patrimonio naturale economico sociale rappresentano una risorsa per la comunità il cui valore è ribadito dalla legge 20 novembre 2017 n.168 (norme in materia di domini collettivi) nella quale, fra le altre norme, si conferma il vincolo paesaggistico posto per legge sui beni civici a “garanzia dell’interesse della collettività generale alla conservazione degli usi civici per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio”.

Ripercorriamo alcuni passaggi chiave di questa vicenda con tutta la serie di inadempienze ed errori, commessi senza la volontà di andare a fondo per fare chiarezza e fornire elementi per una equa soluzione.

– La sentenza n.181 del 24/02/1990 emanata dal Commissario agli Usi civici per il Lazio, la Toscana e l’Umbria che stabiliva l’appartenenza per alcune terre possedute da privati al demanio civico e per altre gravate da uso civico, è stata ignorata da chi doveva darne esecuzione, rimanendo senza produrre effetti fino al settembre 2013, quando la Regione Lazio con Determinazione dirigenziale individua esattamente quali sono i terreni a carattere demaniale e i terreni gravati da uso civico.
Naturalmente sia prima del 1990 che successivamente su molti terreni siti nelle aree di demanio civico si è costruito e singoli privati hanno acquistato o venduto gli immobili.

-La Regione e l’Associazione Agraria (ora Università Agraria) tengono nel cassetto per tanti anni la sentenza invece di pubblicarla e darle esecuzione. La Regione vede esplodere il problema della mancata regolazione degli usi civici dappertutto e cerca allora di porre rimedio in qualche modo alle edificazioni illecite su demanio civico con una norma successivamente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n.113 del 2018 (Art. 8 della legge reg. Lazio n 1 del 1986, come modificato dall’art 8 legge reg. Lazio n.6 del 2005).
La classica toppa peggiore del buco, che ha creato ulteriore confusione, transazioni nulle, irregolarità e abusi rimasti tali.

E’ da notare che questa stessa legge regionale agli artt. 1, 2 e 3 impone precise prescrizioni ai Comuni in sede di pianificazione paesistica, nella formazione dello strumento urbanistico e successive varianti, con lo scopo di garantire la conservazione degli usi civici. L’art. 3 c.1 prevede espressamente: “ I comuni redigono gli strumenti urbanistici sulla base di una accurata analisi del territorio dalla quale risultino le aree e gli immobili di proprietà comunale e demaniale, degli enti pubblici e quelli di proprietà collettiva appartenenti ai comuni, frazioni di comuni, università ed altre associazioni agrarie comunque denominate”. Inoltre compete alla Regione la verifica degli strumenti urbanistici anche sotto questo aspetto. Alla luce di quanto avvenuto si può dire che questi obblighi sono stati evidentemente disattesi: “l’accurata analisi” non c’è stata o non è stata per niente accurata e tanto meno c’è stata la verifica da parte della Regione, la diretta destinataria e responsabile della esecuzione della sentenza del 1990.

Si può immaginare che se fosse stato definito l’ambito dei vincoli demaniali nel territorio cittadino avremmo potuto avere dal 1990 in poi un utilizzo dei suoli e una espansione urbana meno disordinata, più regolata rispetto alle spinte spontaneistiche del mercato, della speculazione edilizia e della rendita fondiaria.
E’ il caso emblematico dell’area sita davanti all’ospedale S.Paolo, sottratta alla cementificazione incombente grazie alla lotta dei cittadini, dei comitati ambientalisti e dell’opposizione dell’Associazione agraria per rivendicare il vincolo di uso civico del terreno.

– Anche l’Amministrazione comunale e l’Università agraria attualmente sconfessano la determina regionale del 2013 e producono due nuove perizie tecniche, con risultati non solo diversi rispetto alla precedente perizia tecnica della regione, ma anche non coincidenti fra loro.

– Dal 2015 in poi alcuni cittadini, danneggiati e giustamente indignati per il protrarsi della situazione di incertezza giuridica e per il rischio di accollarsi senza colpa ulteriori oneri economici, iniziano a presentare ricorsi giudiziari contro la sentenza.
In pubbliche dichiarazioni alcuni ricorrenti contesterebbero l’esistenza stessa di usi civici nel territorio di Civitavecchia, per cui la sentenza non avrebbe valore e il problema dei vincoli su terreni ed edifici sarebbe perciò risolto “alla radice”. Da questo assunto si potrebbero trarre le ulteriori conseguenze logiche per cui verrebbe messa in discussione tutta l’attività passata e presente dell’Università agraria e la stessa ragion d’essere dell’Ente.

Non può accadere, tuttavia, che si butti il bambino insieme all’acqua sporca!
Non possiamo pensare di rimediare ai danni prodotti in passato dalla cattiva gestione degli usi civici screditandone il valore per la collettività rispetto alla proprietà privata fino a chiederne la liquidazione definitiva e la dispersione totale.

Oggi aspettiamo perciò l’esito del giudizio davanti al Commissario agli usi civici affinché faccia chiarezza definitivamente sulle questioni sollevate e permetta di individuare con certezza i terreni che ricadono nel regime giuridico degli usi civici.
Da una parte si dovrà voltare pagina rispetto al passato quanto al modo con cui si sono amministrati i beni del demanio civico. Dall’altra sarà necessario fornire una soluzione equa da parte del legislatore a quanti ancora oggi sono rimasti irretiti ingiustamente nelle maglie di questa assurda vicenda.
Va trovata una soluzione che ripristini la legalità e la certezza dei rapporti, sanando le irregolarità riferite alle situazioni di privati incolpevoli.

Auspicando pertanto un Vs. intervento ispirato a principi di corretta ed imparziale gestione della cosa pubblica per rimettere la questione sui giusti binari nell’interesse dei singoli cittadini e della intera comunità, porgo distinti saluti.

 

Maurizio Puppi

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