“Roma è roba da maschi”

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L’esortazione al dibattito è di Silvio Berlusconi, uno, per intenderci che divide il mondo femminile in “chiavabile e non”.
Ma il tema è assai più serio ed è quello delle donne e del nesso tra il loro ruolo e il potere.
Una donna quindi, secondo la querelle del giorno, non potrebbe allo stesso tempo essere mamma e sindaco di una grande città.
La notizia è che Giorgia Meloni, che va a braccetto da anni con la destra più estrema, ora, da quella stessa destra, è ritenuta incapace di gestire l’amministrazione romana e allo stesso tempo vivere liberamente della propria genitorialità.
Coloro i quali l’hanno eretta a Madonna il giorno del “family day”, come sacro contenitore del frutto dell’amore eterosessuale, ora le dicono che però il suo cervello, la sua preparazione e la sua militanza proprio non bastano a farla candidare a Sindaco e a rappresentarli degnamente.
Che Roma è roba da maschi.
Poi c’è il ritiro della candidata del movimento 5 stelle a Sindaco di Milano.
Vincitrice delle primarie del novembre 2015, è costretta al ritorno dopo la riunione del direttorio e di Casaleggio e Grillo, che la giudicano debole dal punto di vista mediatico.
La Bedori si toglie qualche sassolino dalla scarpa ed esce fuori la verità: sarebbe una casalinga obesa e non telegenica, quindi non in grado di portare avanti l’immagine del movimento.
Dalle ultime elezioni politiche a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera c’è Laura Boldrini.
Mai un Presidente della Camera è stato oggetto di un così vario e ripetuto repertorio di insulti sessisti.
Una donna preparata, colta, senza l’egida del maschio di turno è perennemente bersagliata da chi, nella migliore delle ipotesi, giudica ora il vestito, ora il taglio di capelli, addirittura chi la vorrebbe con un passato da ballerina vestita da gallina.
Veniamo al nostro territorio, alla nostra città.
Mai come negli ultimi mesi le donne che sono attive politicamente o socialmente sono puntualmente apostrofate, sui social prima di tutto, per la loro bellezza, per il loro peso, per la loro statura o peggio, nella millenaria divisione tra madonne e puttane, annoverate tra la schiera di quest’ultime, e con dovizia di particolari.
Insulti sessisti e misogini, spesso provenienti da altre donne.
“Plurale femminile” promuove esattamente il contrario: il dibattito sulla questione di genere non può continuare ad essere di nicchia o rilegato ad una parte, deve assumere la centralità che spetta ad una tematica che, è sotto gli occhi di tutti, balza alla cronaca quotidianamente, e in ogni ambito, politico, sociale e famigliare e che dovrà investire l’approfondimento di tutte le forze politiche.

“Plurale femminile”

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