“Radon: un nemico in casa”

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Spett.le Redazione,

s’è tenuto a Bagnoregio un convegno scientifico sul tema: “Il Radon ed il cancro al polmone” in cui studiosi di fama (Prof. Giuliano Quintarelli, presidente della Lega tumori di Roma, Prof. Alfredo Cecconi, coordinatore regionale del Lazio della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, ed altri di non minor peso scientifico) hanno in sostanza denunciato la stretta correlazione fra le concentrazioni locali di emanazioni di gas “Radon” e l’alta incidenza di tumori ai polmoni, e non solo.

Il Prof. Quintarelli s’è spinto anche oltre a dire che fra le cause prevalenti di tumore al polmone c’è l’abbinamento “fumo-radon” e per chi vive nelle zone maggiormente esposte al gas l’effetto non è sommatorio ma moltiplicatore!

Il “radon” è un gas naturale, assolutamente invisibile ed inodore, ma radioattivo, che esala in permanenza dal terreno, particolarmente nel tufo, nella pozzolana, nel peperino e nel travertino, da cui non cessa di sprigionarsi anche quando con questi materiali costruiamo le nostre abitazioni…Quindi ce l’ abbiamo sempre in casa!

Dal nostro piccolo di cittadini attenti alla pubblica salute, volemmo già in passato dar conto alla città (Franco Argento sul “Tempo”, pag. Civitavecchia del 30 Settembre 1992 e successivamente lo scrivente richiamando sullo stesso foglio del 10 Febbraio 2000) di una verifica (costatami fra l’altro 70.000 lire dell’epoca) commissionata nella primavera del 1992 per la mia abitazione in San Gordiano all’Istituto di Fisica Generale Applicata di Milano, da cui risultò una concentrazione di ben 314 bequerel (unità di misura di disintegrazione del radon) di poco inferiore ai 400 raccomandata dall’Unione Europea, mentre in casa di un amico a Viterbo, l’Istituto riscontrò una punta di ben 780 bequerel!

Forse i tempi non erano ancora pervasi da tanta sensibilità ambientale come oggi; sta di fatto che non avemmo notizia di seguiti di alcun genere.

Chissà se la stessa sorte toccherà agli allarmi del convegno di Viterbo che ora è venuto a confermarci che nell’Alto Lazio il tasso di mortalità per tumore ai polmoni è passato dai 198 per centomila abitanti del 1980 ai 270 del 2001 e che a Viterbo in particolare addirittura dai 264 su centomila del 1980 ai 327 del 2001!

Che fare, dunque? Noi comuni cittadini non possiamo altro che seguire le raccomandazioni di tenere sempre ben aerate le nostre case per favorire una dispersione del gas e riparare sollecitamente ogni crepa muraria o dei pavimenti.

Dalle pubbliche amministrazioni, invece (e speriamo di vederlo presto in qualche programma elettorale prossimo) ci si potrebbe attendere l’impegno di contributi o facilitazioni fiscali per l’ edilizia residenziale realizzata con le nuove tecniche e materiali della moderna bioarchitettura. E magari per l’ immediato, qui in città, che l’Osservatorio Ambientale di prossima attivazione ci fornisca dati anche sui tassi di radon.

Né sarebbe male se i tanti ed attivissimi comitati ambientali locali ed i Medici e Farmacisti del coordinamento di tutela si adoperassero anche di quest’altro subdolo attentato alla salute, accompagnandovi, perché no, proposte conseguenti.

Perché non è detto che, anche in mancanza di un nemico materiale da sconfiggere una battaglia non si possa fare. Grazie; saluti distinti.

Gennaro Goglia – Ambiente e Lavoro

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