“Quando un referendum diventa una pietosa foglia di fico”

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CIVITAVECCHIA – Spett/le Redazione,
pare che nell’italica deformazione del “far politica” sia stata assunta a sistema quella pilatesca filosofia di andreottiana origine secondo cui “quando non si vuol mettere la faccia nella soluzione di un problema, si crea una Commissione di studio”. Sottinteso: del cui esito se ne perderà poi traccia e spesso pure memoria
Declinata in tema referendario, si può tradurre che una consultazione popolare può mantenersi “vergine” in tutto il suo forte significato originario quando promossa “dal basso” per legittima richiesta di essere ascoltati senza inquinamenti partigiani. Diverso quando sono invece le cosiddette “Istituzioni” a proporla e magari indirla. Perchè quella farisaica (con)cessione di occasionale potere al proprio “popolo sovrano” serve solo a (mal)celare incapacità e pavidità di decidere ; a scaricarsi di responsabilità per pateracchi politici e/o amministrativi; una foglia di fico, appunto, per coprire (e trasferire) responsabilità di fallimenti o dannose conseguenze di propri errori gestionali.
E’ tutto questo che al cittadino disinformato (diciamolo, però, anche per suo difetto) pare stia accadendo qui da noi con quel referendum in gestazione al Consiglio Comunale sul Forno Crematorio, peraltro approvato ed ereditato da precedenti Amministrazioni e che rispunta in concreta realizzazione in corso e per di più a mezza vita di Consigliatura.
A questo punto: comunque sia lo stato dell’arte, amministrativa e materiale che vi si sia favorevoli o contrari, se questa consultazione s’ha da fare, ebbene che la si faccia ! Ma niente foglie di fico: se il “Palazzo” la vuole la indìca come “sua” delibera, assumendosene in pienezza e titolarità oneri ed onori da tutto quanto ne dovesse conseguire in caso di revoca referendaria dell’appalto: dal costo secco dei 125mila euro dell’operazione (che ci toccherà spremere come sempre dalle nostre tasche già rapinate di tasse !) ai costi delle penalizzazioni derivanti, alla sopportabilità economica delle casse comunali già (ci dicono ad ogni piè sospinto) “asciutte” ed indebitate, ancorchè di tutti gli errori e lacune dell’iter burocratico del progetto per tempo rilevati ma non tempestivamente denunciati , ultimo, e forse il solo tollerabile, impatto ambientale.
E’ questo il prezzo di un coraggio politico che si dovrebbe avere; ma, si sa, parafrasando il Manzoniano Don Abbondio: “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”!

Dall’uomo della strada

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