“On. Grande, dove sono i difensori della Costituzione?”

0
229

CIVITAVECCHIA – Onorevole Marta Grande,
pur non avendo votato il suo partito e, di conseguenza, non avendo contribuito alla sua elezione, la considero la deputata di riferimento di questo territorio (anche se esso non è una constituency).
Le scrivo perché spero che lei si faccia portavoce della preoccupazione che abbiamo in tanti riguardo le conseguenze della richiesta di maggiore autonomia delle più grandi e ricche Regioni del Nord , Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna con le quali il precedente governo, nel febbraio 2018, ha siglato dei pre accordi, in base all’articolo 116 della Costituzione, per il trasferimento di poteri in aree strategiche tra le quali Sanità, Istruzione, Lavoro, Ambiente. E’ interessante notare che il sottosegretario delegato alla questione era, allora, Giancarlo Bressa di Belluno (strano, nessuno del centro-sud!) all’epoca nel gruppo parlamentare del PD e in questa legislatura nel gruppo Sudtiroler Volkspartei- Autonomie vicino alla Lega Nord.
Nel cosiddetto contratto di governo sottoscritto da Lega Nord e Movimento 5 Stelle al punto 20 si legge che è “ questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione di maggiore autonomia per tutte le regioni… Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie”.
I pre-accordi, sottoscritti dalle tre regioni menzionate, devono essere perfezionati ed in Parlamento si sta discutendo un disegno di legge governativo, senza che l’opinione pubblica abbia il benché minimo sentore dei pericoli, secondo la mia modesta opinione, che una maggiore autonomia significherebbe per l’unità e l’integrità del nostro paese .
La delega per questa materia è stata affidata alla ministra per gli Affari Regionali Stefani, della Lega Nord che fino a poco tempo fa , nei comizi urlava “ secessione”.
La ministra ha predisposto le bozze delle intese con le tre regioni, approvate dal Consiglio dei Ministri del 21/12/2018 e da sottoporre al voto del Parlamento il 15/2/2019. Quindi, siamo quasi in dirittura d’arrivo.
Senza entrare in noiose tecnicalità (a questo proposito esistono moltissimi testi e io le consiglio “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale” di Gianfranco Viesti ed. Laterza), basta aggiungere che uno dei quesiti, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, del referendum consultivo della Regione Veneto, era sull’indipendenza. Capisce? Si chiedeva ai cittadini se volevano che il Veneto diventasse una Repubblica indipendente e sovrana.
La richiesta di maggiore autonomia nel campo dell’Istruzione porterebbe alla disgregazione del sistema educativo nazionale. Le Regioni avrebbero competenze primarie sul reclutamento del personale (che diventerebbero dipendenti regionali e non statali con tutto quello che comporta sulla loro mobilità), sugli orari, sui programmi e sull’istituzione di nuovi insegnamenti. la Scuola, l’istituzione per eccellenza che ha creato il cittadino italiano, il luogo in cui è massima applicazione del principio d’eguaglianza, pilastro della nostra Costituzione, diventerebbe il luogo in cui si sancisce la disuguaglianza tra gli italiani abitanti delle regioni ricche e gli altri.
Perché una delle richieste deflagranti di Lombardia e Veneto è che l’80% dei tributi pagati annualmente allo Stato, dai residenti di quelle regioni, rimanga sul posto, minando così il principio di perequazione e i valori solidaristici sui quali si basano i nostri ordinamenti.
Esistono diverse analisi su quello che accadrebbe nella Sanità, ma se le condizioni del Meridione sono oggi quelle di un pendolarismo verso le regioni del Nord per curarsi, immagino quello che sarebbe con i trasferimenti di risorse statali sempre più esigui.
In un articolo su il manifesto di oggi 31 Gennaio il vice presidente di Legambiente punta i riflettori su una norma del Decreto Semplificazioni, approvato dal Senato, nel quale si prevede il trasferimento alle regioni delle centrali idroelettriche oggi in concessione. Allo Stato verrà tolta non solo la proprietà ma soprattutto la riscossione dei ricchi canoni. Siamo all’assurdo che l’acqua è pubblica ma ogni territorio ne è padrone, “un’idea pericolosissima che mette in crisi ogni idea di solidarietà territoriale”
E così per tutti gli altri servizi pubblici cui accennavo, scuola, sanità, assistenza, trasporti, ambiente, ecc.
Tutto questo è l’anticipo di una riforma Costituzionale che mette in discussione l’unità del paese. Lasciare le risorse laddove vengono versate amplificherebbe le disuguaglianze e il divario tra regioni ricche al Nord e regioni povere del Sud, dal quale fuggono non solo i giovani ma anche le badanti dell’est.
Questo, come afferma il professor Vietri nel testo che ho già citato, si configura come “una vera e propria secessione dei ricchi: le regioni a più alto reddito trattengono una parte maggiore delle tasse raccolte, sottraendola alla fiscalità nazionale. Il tema del residuo fiscale non è nuovo. Esso appartiene all’armamentario politico ideologico della Lega Nord, delle sue battaglie contro Roma ladrona e il Mezzogiorno.
Con questi provvedimenti la Lega Nord non avrà bisogno di rispolverare l’antico e inaccettabile (da parte della maggioranza degli Italiani che oggi, invece, sembrano affascinati dal suo capo politico) slogan della secessione. Non ci sarà spargimento di sangue er dividere il paese , tutto avverrà nell’apparente rispetto delle procedure ma le conseguenze di questo Regionalismo esasperato, di questa esasperata Devoluzione, saranno quelle che il Meridione d’Italia, così generoso di voti verso i 5stelle , diventerà un deserto, con i giovani che vanno via, i vecchi abbandonati con i servizi inesistenti e le mafie padrone del campo. Il Sud è la zavorra di cui il Nord vuole liberarsi o che al massimo può aspirare a essere serbatoio di voti quando ai disoccupati e ai precari si indicheranno “i nemici”, i responsabili della loro condizione, i migranti africani.
Come scrive il costituzionalista Massimo Villone ne “il manifesto” del 25 gennaio: “L’autonomia differenziata incide sulle sorti del paese ed è potenzialmente irreversibile. E’ persino sottratta sia al referendum abrogativo sia al futuro referendum propositivo”.
Ed io aggiungo che una tale modifica della Costituzione formale e materiale del paese , è sottratta al referendum confermativo.
Dove sono i difensori della Costituzione, quelli che nel suo partito gridavano al golpe per il progetto di riforma costituzionale del governo Renzi? Almeno allora abbiamo assistito ad un grande dibattito sia tra le forze politiche che tra i cittadini. Ed i cittadini hanno potuto scegliere, esprimendosi contro quel progetto di riforma. Il vostro governo sta mandando avanti uno stravolgimento della Costituzione nel più assoluto silenzio, forse anche nell’ inconsapevolezza di quanti siedono in Parlamento e nella subalternità o complicità dei vostri capi. Ho fiducia che presti attenzione a questo mio scritto, ne discuta con i colleghi del suo partito, che è il partito di maggioranza relativa, quindi con un potere enorme nel fermare questa pericolosa china.

Prof.ssa Anna Luisa Contu

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY