“Ma dove vive l’assessore D’Antò?”

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CIVITAVECCHIA – Quando abbiamo letto la nota di Barbaranelli Porro e Saladini sulla cultura ci siamo rallegrati e ci siamo detti che forse era l’occasione giusta per avviare un dibattito cittadino su questo importante argomento. L’autorevolezza dei personaggi e le riflessioni proposte autorizzavano anche i più scettici a ritenere che una volta tanto avremmo avuto una discussione piena di contenuti.
La lettura della risposta dell’Assessore ci ha ricondotto alla realtà. La solita realtà fatta di piccoli espedienti dialettici, di autoincensamenti, di rappresentazioni di successi inesistenti, di tentativi di appropriarsi dei meriti altrui, ma, ancor peggio, di ingenerosità verso gli interlocutori. Ancora una occasione perduta, ancora un confronto impossibile.
La cultura è innanzitutto verità. Non si può fare cultura senza avere fermo questo principio.
La descrizione che l’assessore fa della situazione della nostra città è a dir poco sconcertante.
Totalmente assente nella lunga risposta dell’assessore lo spirito critico. Va tutto bene, la cultura è al massimo. Non c’è nulla da cambiare, nulla su cui vanga la pena di riflettere. L’estate è stata la migliore possibile, il teatro è stato affidato all’Atcl che sicuramente è in grado di gestirlo (naturalmente che i problemi posti fossero altri l’assessore non se n’è accorto), la cittadella della musica è al massimo. Poi uno sciorinare di numeri, veri o immaginari non fa differenza, perché per l’assessore la cultura prescinde dalla qualità. Ancora: i nostri talenti sono soddisfatti perché finalmente si sentono considerati. Infine ed è l’ultima perla dell’assessore, gli spazi culturali sono ora di tutti.
Ma dove vive l’assessore? Quale realtà ci descrive?
Civitavecchia è in un degrado spaventoso, sotto ogni profilo e in primis per l’assenza delle iniziative culturali dell’assessorato e l’assessore ha l’impudenza di darci una descrizione apologetica?
Non abbiamo bisogno di diffonderci oltre su questo terreno perché è nell’evidenza di ogni cittadino.
Ciò che per concludere intendiamo evidenziare è un altro aspetto della nota dell’assessore che ci ha particolarmente colpito. Egli conclude con una evidente manipolazione. Finge di ignorare che se il Teatro è quello che è, se è diventato una eccellenza e se ha un così alto numero di abbonati, non è certo per merito della attuale amministrazione, ma per l’importante lavoro di questi anni. Egli sa anche bene che il direttore artistico era andato via molto tempo prima dell’avvento della nuova giunta e che il sovrintendete percepiva un compenso inferiore persino a quello degli inservienti (non faraonico quindi, come scrive l’assessore) a fronte di risparmi ottenuti nel corso degli ultimi due anni di circa 300.000 euro l’anno. Tutto questo l’assessore lo sa, non solo per le notizie di stampa ma anche per averlo lui stesso riconosciuto in altre precedenti circostanze. Nella sostanza mente sapendo di mentire e non è proprio il massimo per chi dovrebbe gestire la cultura nella nostra città.

Paola Angeloni e Dario Bertolo – Partito Democratico

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