“In ricordo di Pino Grasso”

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CIVITAVECCHIA – Non amavi la retorica ed io non ti farò il torto di usarla per te. Eri diretto, a volte persino brusco e non amavi giri di parole.
Così eri e così amavi essere. E così ti accettavamo e così ti volevamo.
Un Pino diverso sarebbe stato impensabile.
Perché nei tuoi modi si esprimeva la tua natura ed emergevano le tue passioni autentiche.
Non sopportavi l’errore, la superficialità, le approssimazioni. Soprattutto nel tuo mestiere di giornalista. Strapazzavi i tuoi collaboratori a volte con una rudezza che provenendo da altri avrebbe provocato reazioni.
Eri una fonte inesauribile di notizie. Sapevi tutto della tua città, dei personaggi, degli intrecci e degli intrighi. E avevi il mito della “civitavecchiesità”, pur non essendo nato a Civitavecchia.
Si, avevi il mito di una città che la nostra generazione aveva idealizzato, davvero “la città d’incanto”, che si poteva criticare, giudicare per i suoi tanti difetti, ma alla quale sei rimasto legato tutta la vita, non immaginando altra comunità diversa da questa.
Negli ultimi tempi, quando le tue frequentazioni si sono ridotte a causa della malattia, esprimevi sofferenza per le trasformazioni della città, dove non sentivi più quella solidarietà, quel conoscersi tutti e chiamarsi per nome, che avevano caratterizzato la tua, la nostra, generazione.
E ti indignavi, quasi a voler recuperare con l’invettiva almeno la dimensione della memoria, rifiutando la crudeltà del tempo che cancella le cose e le persone. E ricordavi, nelle lunghe telefonate, i vecchi amici, i protagonisti di tempi che consideravi esemplari.
Ma lascia, Pino, che sia io ora a lanciare una invettiva verso di te: la tua assenza aggraverà ancora di più quella perdita di identità che tanto lamentavamo, perché tu sei stato un protagonista e un testimone tra i più significativi di un’epoca che sta tramontando portando con sé tanti insostituibili valori.

Fabrizio Barbaranelli

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