In ricordo di Ferdinando Imposimato

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VITERBO – Ho conosciuto personalmente Ferdinando Imposimato (la cui attività, la cui umana vicenda e i cui scritti conoscevo ovviamente già da molti anni) solo una dozzina di anni fa, grazie ad Antonella Litta che con lui aveva un’amicizia tenera e profonda – intessuta non solo di condiviso impegno civile e morale, ma anche quasi di devozione filiale e di paterna sollecitudine – e che lo coinvolse nella campagna con cui impedimmo l’irreversibile devastazione dell’area del Bulicame (uno dei piu’ preziosi beni naturalistici, storici, culturali e termali dell’Alto Lazio, già vividamente mentovato da Dante nel suo capolavoro) che la demenza dei rapinatori adoratori della massimizzazione del profitto e del totalitario consumismo voleva sacrificare alla realizzazione di un folle e scellerato mega-aeroporto.
Imposimato fu con noi con tutta la passione morale e civile, con tutta la sapienza giuridica e la conoscenza del cuore degli uomini e del mondo di cui era portatore, con tutto il suo sdegno per il male e tutto il suo amore per il bene comune dell’umanità.
Era una persona buona, di una bontà sorgiva e pulsante; di una generosità e di un candore cosi’ straripanti che gli poteva financo accadere di credere di riconoscere – omnia munda mundis – il bene che era in lui anche nelle persone che si trovava intorno non sempre valutandole nella loro reale consistenza morale (ma ho sempre trovato preferibili le persone capaci di vedere negli altri il bene che magari c’e’ solo in modesta misura, ed adoperarsi quindi per tirarlo su dal pozzo e recarlo alla luce del giorno, piuttosto che vedere soltanto il male che s’agita sempre sul fondo opaco dell’animo di ogni persona e che auspicabile sarebbe non emergesse giammai, poichè sempre erompe in guisa di peste e di mostro).
Mi commuove ancora, mentre ne scrivo, questa sua disposizione benevola (la virtù confuciana del ren); massime pensando ai lutti che aveva subito, alle sofferenze ed alle amarezze che aveva conosciuto.
Lo ricordo ancora ironico e sorridente, attento e gentile, ma anche indignato e solenne nell’impegno contro ogni violenza; lo ricordo persuaso e intransigente militante per la liberazione dell’umanità, difensore del mondo vivente, e – last, but not least – lo ricordo come un amico la cui perdita è un dolore immedicabile.

Peppe Sini –  Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo

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