“Dall’Amministrazione di Ladispoli una risposta paternalistica e offensiva”

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LADISPOLI – Abbiamo letto stupefatti il comunicato dell’amministrazione comunale in risposta alla questione della sede di Animo e Humanitas. Forse non è chiaro che queste due associazioni non stanno portando avanti progetti ricreativi o culturali ma stanno fronteggiando sul campo una vera e propria emergenza sociale. Non stanno chiedendo una sede stabile per sfizio o per un’impuntatura, ma perché ritengono urgente e necessario un luogo fisico dove la partecipazione organizzata dei cittadini nel sociale possa prendere corpo in maniera strutturata e progettuale.
La replica stizzita e poco elegante dell’amministrazione ci conferma nuovamente che chi l’ha scritto non conosce la vera natura del problema e i motivi che ci hanno portato a chiedere una sede idonea e stabile. Per questo motivo riteniamo utile ripercorrere tutta la storia.
Da qualche anno (rispettivamente Humanitas dal 2012 e Animo dal 2013) le due associazioni formate da volontari – davanti al crescere dell’emergenza sociale determinata dalla crisi economica e in collaborazione con l’amministrazione comunale – hanno deciso di dar vita a due progetti sociali: il primo riguardante la raccolta e distribuzione di generi alimentari e il secondo riguardante lo scambio e riuso di abiti e accessori destinato a famiglie con figli da 0-12 anni. L’amministrazione in una prima fase ci aveva assegnato provvisoriamente un locale nella zona artigianale; poi nel 2014 ci ha fatto spostare nel retropalco del teatro Freccia, luogo assolutamente non idoneo, ma che ci fu assegnato con la promessa che da lì a poco ci avrebbero assegnato una sede idonea.
Nel frattempo le famiglie che ci hanno chiesto aiuto sono salite a più di 400 e se sommiamo ad esse le famiglie che donano, stiamo parlando di una comunità solidale che racchiude più di 600 famiglie.
Davanti a questi numeri impressionanti e con la piena convinzione di non svolgere più un lavoro di semplice volontariato ma di vera e propria utilità sociale tesa anche a supplire le mancanze dell’ente pubblico – vittima di tagli statali vergognosi – nel maggio 2015 abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di andare oltre l’emergenza e di creare un percorso condiviso che regolarizzasse la nostra situazione puntando alla creazione di quella che chiamammo la Cittadella della Solidarietà, un esperimento virtuoso di welfare partecipativo. L’idea alla base del progetto è quella di un luogo aperto dove i cittadini in difficoltà possono trovare uno strumento efficace per risolvere il disagio e contemporaneamente un luogo dove altri cittadini che lo desiderano possono mettere in campo competenze, professionalità o anche solo una parte del proprio tempo per prender parte a quella che a noi piace chiamare comunità solidale. Ci teniamo a precisare che questo progetto presentato da ben 5 associazioni (Animo, Humanitas, Pixi, La Metamorfosi e Libera) non chiedeva all’amministrazione nessun contributo economico ma solamente una sede adeguata da affidare attraverso un regolare bando pubblico.
Il progetto presentato al sindaco e all’assessore Ussia fu ben accolto tanto che fu protocollato e ci fu fatta la promessa che da lì a breve ci avrebbero dato risposte concrete. Da questo tempo in poi l’amministrazione comunale ha collezionato una serie di promesse non mantenute che ad elencarle potremmo scrivere un libro e che hanno fatto maturare in noi l’idea che l’emergenza sociale non fosse una priorità dell’agenda politica di questa maggioranza.
Solo con l’imminente inaugurazione del teatro l’amministrazione comunale si è ricordata che lì dietro esistevano due associazioni operanti nel sociale che con il loro magazzino potevano impedire l’apertura del polo culturale. A questo punto ci hanno voluto incontrare e il 15 settembre scorso alla presenza del sindaco ci hanno proposto di partecipare a un bando per l’affidamento di una struttura alle associazioni impegnate sull’emergenza povertà. Lo spazio individuato è il seminterrato del centro anziani di via Milano con possibilità di usufruire degli spazi comuni della parte sopra per iniziative aggregative. Nel bando – promesso entro un mese dall’incontro – ci è stato preannunciato che sarà chiesto alle associazioni assegnatarie di coprire la parte mancante dei lavori che servono per completare l’opera (che si stima intorno ai 15mila euro!!!). Durante l’incontro la stessa Amministrazione ci ha chiesto di collaborare al fine di non intralciare l’inaugurazione del teatro. Cosa che abbiamo accettato e reso operativa.
In cambio abbiamo chiesto all’amministrazione di poter effettuare preliminarmente un sopralluogo nella struttura di Via Milano visto che non ci è apparso chiaro il reale stato dell’opera. Ma dal 15 settembre questo sopralluogo non è stato mai posto in essere.
Alla luce di questa storia il comunicato dell’amministrazione ci appare dunque una risposta paternalistica e soprattutto offensiva verso due associazioni che non stanno chiedendo altro che un impegno serio e concreto sul fronte del sociale e a contrasto della povertà dilagante.
Come avete ribadito nel comunicato aspettiamo quindi con impazienza il bando per la nuova sede. Con l’occasione teniamo a precisare che ci auguriamo che non vi sia traccia di oneri economici da 15mila euro a carico degli assegnatari che impedirebbero di fatto ogni nostra eventuale partecipazione.
Lo abbiamo affermato più volte e ancora una volta qui lo ribadiamo. La buona politica è quella che riesce a trasformare in atti e progettualità le energie positive che provengono dal basso. A maggio ci sono le elezioni e il tempo stringe. Avete ancora pochi mesi per dimostrare che siete all’altezza del compito.

Associazione Animo Onlus
Associazione Humanitas Onlus

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