“Cozzolino è un sindaco abusivo”

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CIVITAVECCHIA – Sindaco Cozzolino,
i miracoli della democrazia sono infiniti, almeno quanto le vie del Signore. Le vie del Signore sono alimentate da concetti religiosi, un terreno ostico che noi, come associazione laica, non siamo abituati percorrere ma che ispirano la vita di milioni di persone; anche le mie e di tanti altri della nostra Associazione. Per questo, ma non solo, dobbiamo avere la sensibilità di rispettarle. Le vie della democrazia sono altrettanto complesse ma non si alimentano di principi religiosi e spirituali e, forse per questo, si ha un maggior diritto e capacità di percorrerle e, quando occorre, sottoporle a critica.
Per questo motivo, io cattolico ma politicamente laico, peraltro espressione di una laicità corroborata dalle esperienze della prima repubblica nel solco di una più antica tradizione, non riesco a digerire – sì, è il termine esatto signor sindaco – quelle leggi che consentono di esercitare la carica che Lei ricopre in assoluta minoranza. Questo convincimento mi deriva da dati e non da concetti astratti. Che sono: il numero dei voti ottenuti nella prima tornata che ha anticipato la sua elezione a primo cittadino ma anche le doverose considerazioni sulla seconda tornata. Nella prima ha ottenuto appena il 18% dei voti. Quelli suoi che si possono perciò considerare meritati. Nel ballottaggio vale la considerazione che verte sulla bassa credibilità – a livello del limite storico – del suo avversario e, purtroppo anche dello schieramento che lo ha sostenuto. Come dire che anche un signor nessuno lo avrebbe sconfitto. Potremmo aggiungere anche l’altro elemento di valutazione: quello del numero limitatissimo di cittadini che si sono recati alle urne nel ballottaggio, meno del 60%. Anche qui un limite storico per Civitavecchia. In sintesi la sua elezione è provocata da una serie di circostanze caratterizzata da limiti storici. Cioè una coincidenza, un caso, un evento imprevedibile. Ciò malgrado sono regole della democrazia che abbiamo il dovere di rispettare.
Questa premessa mi consente di farLe notare che dal punto di vista della sensibilità democratica, quella che si ispira al principio della massima partecipazione al voto e del rispetto della volontà dei cittadini, Lei, in quanto sindaco, può essere considerato un abusivo. E’ la stessa critica, se vogliamo, che da parte dei “grillini, viene indirizzata agli eletti nel parlamento e ai “nominati” nelle cariche pubbliche. Coerenza vorrebbe che lei si dimettesse, ma no lo farà mai.
Come vede, sindaco Cozzolino, Le rappresento un fatto di sensibilità politica che dovrebbe indurLa non dico alle dimissioni ma almeno ad una maggiore capacità di ascolto, dei cittadini e delle altre organizzazioni democratiche che operano sul territorio. Ciò perché Lei rappresenta una minima minoranza della cittadinanza. Invece no, da parte Sua si manifesta chiusura, prosopopea, autoreferenzialità, supponenza: in definitiva arroganza e tanta arroganza. Il contrario di ogni forma di sensibilità democratica, a dispetto della democrazia della rete, tanto conclamata dal suo movimento e dai suoi capi.
Nel senso delle cose dette mi rimane la constatazione amara di una città che langue e che arretra su tutti i terreni e non solo su quello della partecipazione: come su quelli delle condizioni economiche della popolazione, dei diritti alla scuola, alla salute, alla mobilità, alla sicurezza tutta non esclusa quella delle manutenzioni delle strade e via dicendo, tutti i diritti. La dimostrazione della sua politica antidemocratica e antipopolare è dimostrata ulteriormente dalla scelta della limitazione del servizio mensa e trasporto agli scolari che non possono pagare le rette, una scelta ingiusta che porta taluni ragazzi a raggiungere le scuole a piedi e a rimanere in classe mentre altri mangiano. Un’odiosa scelta di classe che premia gli abbienti e mortifica le classi sociali più esposte e povere.
Quest’ultima cosa mi fa considerare che il “populismo”, che è tanto rappresentato dalla sua appartenenza, all’atto dell’assunzione del potere nelle istituzioni si traduce in una gestione tecnica della cosa pubblica, laddove la dignità della politica viene abbassata ai limiti minimi della praticabilità per fare spazio a soluzioni ragionieristiche.
Il ricorso alla politica delle tasse e delle gabelle: imposte tributi, come fonte di alimentazione della casse comunali ne è un’ulteriore dimostrazione e fa venire meno il principio della vicinanza ai cittadini delle istituzioni locali come i Comuni. Ne pagano le spese, anche in questo caso, quelli appartenenti alle classi più povere. A lei probabilmente, sindaco Cozzolino, questo interessa relativamente: in definitiva lei non li rappresenta, non è il sindaco di tutti, è il sindaco solo del 18% dei cittadini. Pazienza, ci tocca aspettare che finisca il quinquennio del suo mandato o sperare e pregare che lei la smetta di fare il ragioniere e che si metta a disposizione della popolazione.
Noi rimaniamo a disposizione, comunque, nell’interesse della città e dei cittadini.

Mario Flamini – Coordinatore provinciale Rete dei cittadini

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