“Ciao Delfo, grande Maestro”

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CIVITAVECCHIA – Se n’è andato silenziosamente come un maestro d’ascia concentrato sul suo lavoro.
Delfo Giannini, una vita intera dedicata alle sue passioni: il mare, il legno, le barche, i “ferri del mestiere”.
E che mestiere! In un Paese, come l’Italia, circondato dal mare è gioco-forza subirne l’attrazione.
Si può diventare marinai, pescatori, biologi, archeologi, sub, intraprendere carriere di tipo militare ed infine anche, perché no, maestro d’ascia. Antica professione, che oggi sta scomparendo tra l’indifferenza generale di una società che accetta, nella nautica e nella cantieristica, nuove forme e materiali che non sono certo quelli del maestro d’ascia.
E pensare che Civitavecchia ha dato tanti uomini che si sono dedicati per una vita intera a questo mestiere con impegno, professionalità, dignità nella convinzione che si trattasse di un buon lavoro in grado di dare soddisfazioni personali ed economiche.
Ci sono ancora oggi molte opportunità nell’ambito della cantieristica navale, in cui l’Italia ha un ruolo di primissimo piano, che potrebbero creare occupazione la quale però richiede la formazione.
Qualcuno potrebbe storcere il naso ed affermare che la resina oggi non può essere sostituita.
E sia, ma tutto il resto che prevede l’uso del legno a chi verrà affidato? Ci sono comunque ancora gli amanti delle costruzioni nautiche, in cui il maestro d’ascia è indispensabile.
Formare dei giovani nel settore navale, soprattutto nella nostra città che non è solo sul mare ma “è di mare”, non sarebbe sbagliato, anzi sarebbe giusto e naturale.
Le imbarcazioni di vario tipo e titolo sono numerose a Civitavecchia e nel comprensorio.
Perché gettare alle ortiche un mestiere che è una vera eccellenza?
Perché non attivare corsi di formazione professionali in grado di garantire ai giovani un lavoro per il loro futuro?
Perché non costruire uno scalo di alaggio che consentirebbe ad una manodopera specializzata, sotto la guida del maestro d’ascia, di garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria delle numerose imbarcazioni presenti in città?
Perché disconoscere l’arte navale nella sua forma più vera e reale, quale la figura del maestro d’ascia?
Gli antichi mestieri vanno preservati, sono la nostra memoria degna di essere ricordata e tramandata come un testimone prezioso da affidare alle nuove generazioni.
Ciao Delfo.

Giorgio D’AndreaIl Presidente dell’associazione di volontariato “La Bilancella” o.n.l.u.s., Maestro d’ascia

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