“Accogliendo i rifugiati siamo vicini a Cristo”

0
238

TARQUINIA – Esistono situazioni di fronte alle quali la comunità cristiana deve essere unita, salda e corresponsabile perché solo così potrà essere riconosciuta Chiesa di Cristo. Avvenimenti che la storia pone come “segni dei tempi”, ai quali non si può rimanere indifferenti.
Papa Francesco ha indicato la «missione» della Chiesa nell’annuncio del Vangelo «che oggi più che mai si traduce soprattutto nell’andare incontro alle ferite dell’uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù, la sua misericordia consolante e incoraggiante». Un’opera che il Pontefice ha più volte indicato verso i rifugiati e i migranti bisognosi di protezione, perché accogliere loro vuol dire aprire le porte a Cristo.
Certamente l’accoglienza non può essere improvvisata, deve essere fatta da operatori esperti ed essere a carico delle Istituzioni, così come tutte le altre politiche sociali.
Per questo non possono esserci dubbi sulla scelta del Comune di Tarquinia di aderire al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) promosso dall’Associazione nazionale dei Comuni Italiani e dal Ministero dell’Interno. Aprire un centro di accoglienza per ospitare nuclei familiari in fuga da guerre e violenze è un segno di maturità per una città aperta, laboriosa e operosa. Una città che nel corso degli anni ha saputo dimostrare più volte la sua generosità e nella quale la comunità cristiana ha dato prova di essere componente preziosa.
Ci paiono fuori luogo le polemiche che accompagnano la scelta dell’amministrazione comunale, perché si tratta di un impegno che Tarquinia ha preso con lungimiranza per aderire con responsabilità a un programma di aiuto che vede coinvolti centinaia di comuni italiani in un sistema organizzato e coordinato.
Allo stesso tempo crediamo gravi e irresponsabili le contrapposizioni tra “poveri italiani” e accoglienza dei rifugiati: i finanziamenti che l’Unione Europea attraverso il Ministero dell’Interno fornisce allo Sprar non intaccano i fondi per l’edilizia popolare, il sostegno economico ai meno abbienti e altre forme di aiuto a chi è in difficoltà.
Una comunità – soprattutto se piccola e laboriosa come Tarquinia – ha mezzi e capacità per accogliere e promuovere la dignità di quanti ne fanno parte, purché sia capace di superare le divisioni e le paure.
I cristiani sono chiamati a rendersi visibili e partecipi con la preghiera, iniziative di solidarietà e occasioni di integrazione. A tutti il compito di far sì che il disagio di tanti si trasformi in maggiori diritti e che la protesta non sia contro l’altro ma a favore della giustizia per tutti.

Dott. Alberto Colaiacomo, Responsabile delle comunicazioni sociali della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia

  • Share/Bookmark
SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY