25 aprile

25 aprile è la festa della LIBERAZIONE dal nazismo e dal fascismo.
Una liberazione negata alle centinaia di nostri concittadini sepolti sotto le bombe dei terribili bombardamenti del ’43, come ricordano i nomi incisi nella lapide a loro dedicata.
Già, la lapide!
Una lastra di marmo bianca, che porta scolpita la sofferenza e la distruzione di interi gruppi famigliari, figli della nostra città….. coperta da scomposti rami mai potati, dalle sterpaglie di aiuole mai pulite, immondizia varia, pure imbrattata da qualche ignara mano potenziale erede di quei
morti innocenti….. e CIRCONDATA DA UN PARCHEGGIO PRIVATO CHIUSO CON TANTO DI LUCCHETTO!
Una città che non ha rispetto della propria memoria, è una città la cui storia viene interrotta.
Civitavecchia sta vivendo una delle più profonde crisi occupazionali che la nostra storia ricordi, non casuale, ma prodotta da scelte che, nel tempo, hanno condotto alla progressiva compromissione di ogni naturale prospettiva di sviluppo della città; in coincidenza con lo snaturamento di un tessuto sociale di cui la solidarietà è sempre stata il collante.
E’ nel ricordo della determinazione e coraggio con cui tanti giovani della Civitavecchia decorata al valore per la RESISTENZA si sono opposti all’oppressione nazista e fascista, che possiamo forse
ritrovare la forza per combattere e vincere le guerre dell’oggi: quelle del LAVORO e dei DIRITTI NEGATI.
Ripartendo dai valori su cui una comunità devastata dal dolore e dalla distruzione delle bombe ha saputo rifondare la propria esistenza.
Fuori da ogni ritualità, il mio 25 aprile lo ricorderò portando un fiore sulla maltrattata lapide intitolata “ALLE VITTIME DELL’IMMANE TRAGEDIA”, in onore di quei quasi cinquecento nomi che purtroppo a fatica si riesce ad intravedere.
Sognando una città civile, normale, in cui il ricordo dei caduti non è offeso e vilipeso da un arido parcheggio, ma onorato da un luogo pulito, dignitoso, aperto, in cui i cittadini possano sostare ed
avere il loro momento di raccoglimento e di omaggio al cuore ferito della città: magari pensando al
proprio futuro

Lucia Bartolini