Una “Mandragola” in chiave rock

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CIVITAVECCHIA – E’ tempo di rispolverare le vecchie conoscenze di italiano del ‘500: Paolo Perelli ha portato in scena al Sala Gassman “La Mandragola” di Machiavelli lo scorso fine settimana. Eppure non gli è bastato riportare sulla scena uno dei testi teatrali più antichi della nostra tradizione, no, lo ha voluto anche rivisitare in chiave rock. Certo un accostamento particolare, quello fra le giacche di pelle e le battute machiavelliane, un accostamento in realtà non utilizzato e solo di facciata, che non ha giocato un peso reale nello spettacolo.
L’ambientazione rock, data solo dai costumi neri e dal colonnato metallico che faceva da scenografia, sarebbe potuta essere inserita all’interno del testo, rivisitandolo; Perelli ha preferito invece, in un intento puristico, lasciare il testo originale limitandosi a ridurlo a due atti. Quindi, non essendoci effettivamente stata, è stato difficile cogliere la rivisitazione rock, che è parsa allora un semplice tentativo non riuscito di dare nuova forma a un testo straconosciuto.
Nulla da dire però sulla bravura nel portare al pubblico un linguaggio disusato e lontano, certamente di difficile attualizzazione, poiché estraneo e arcaico. Non è facile far ridere con parole lontane nel tempo, ormai incomprensibili alle orecchie di chiunque: è questo il punto forte del lavoro di Perelli, l’esser riuscito a rendere comprensibile e fruibile un testo abbandonato alla lettura. Finalmente, quindi, possiamo vedere sulla scena quei personaggi letti tempo addietro sui banchi di scuola, e apprezzare sulla scena la storia di Callimaco, che, fingendosi medico, diviene amante di Lucrezia con un infuso alla mandragola.

Lorenzo Piroli

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