Una “Clessidra” nel carcere la salute e la qualità di vita dei detenuti

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CIVITAVECCHIA – Ha preso il via martedì 18 ottobre, presso la Casa Circondariale di Civitavecchia, il progetto “Clessidra”, sostenuto dal Direttore Generale della ASL ROMA 4, Dott Giuseppe Quintavalle, e proposto dal Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con il Ministero di Giustizia, il terzo settore e l’istituto “Città metropolitana”.
Clessidra è un progetto di intervento riabilitativo finalizzato alla tutela del diritto alla salute e al miglioramento della qualità di vita dei detenuti ed ha l’obiettivo di sviluppare un’azione di sistema rivolta alla popolazione carceraria con finalità di attivazione delle risorse personali dei detenuti nell’obiettivo di ridurre la gravità e le conseguenze dei disturbi psichici che si manifestano durante il regime di detenzione.
Il progetto sperimentale è costruito sui bisogni individuati e rilevati direttamente dai beneficiari, ed utilizza i modelli della riabilitazione psichiatrica. Inizialmente il progetto sarà rivolto alle ospiti dell’Articolazione per l’Osservazione Psichiatrica ed a tutte le altre detenute della Sezione Femminile accolte dalla Casa Circondariale di Civitavecchia
Il progetto prevede la realizzazione di laboratori tra cui ricamo, cucito, pittura e danza, atti a sviluppare abilità cognitive, motorie e relazionali attraverso l’utilizzo della dimensione gruppale, supervisionata dagli operatori della salute mentale in prospettiva terapeutica. Sia la stesura sia la realizzazione del progetto vedono impegnati gli operatori sanitari, gli operatori afferenti all’istituzione penitenziaria, un istituto di formazione e associazioni del terzo settore.
I risultati attesi sono la riduzione e il ridimensionamento dei fenomeni psicopatologici in termini di miglioramento generale del benessere psicofisico e delle prospettive di vita della popolazione detenuta, favorito da una dimensione relazionale più ricca e articolata e dall’utilizzo di uno strumento tecnico di particolare efficacia: il gruppo terapeutico.
Infine, lavorare insieme per la riduzione delle variabili negative del contesto carcerario e per il miglioramento dell’accessibilità alle cure da parte di chi soffre di disagio psichico, favorisce un clima produttivo e stimolante, benefico per tutti gli operatori coinvolti.
Un modo nuovo di muoversi all’interno del sistema carcerario, introducendo sinergie trasformative attraverso l’adozione di modelli di lavoro territoriale e una visione di continuità assistenziale tra il “dentro” e il “fuori”.

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