Un penitente si racconta: “Le catene sono un gesto di fede”

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CIVITAVECCHIA – La Processione del Venerdì santo è l’evento che ha il merito di riunire maggiormente la comunità civitavecchiese (e non solo), facendo incontrare religione e folclore su quelle stesse strade che abitiamo tutti i giorni, trasformate, per il tempo di una sera, in teatro della rievocazione della passione di Cristo. Il nostro giornale ha avuto l’opportunità, unica, di poter parlare con chi rende davvero questa processione così particolare e diversa da molte altre che siamo abituati a vedere. Uno dei penitenti, i cosiddetti “Incappucciati”, ha acconsentito a rilasciare per noi in forma anonima un’intervista, a proposito della processione, ma anche del modo in cui questa si può vivere.

Come si è sviluppato il suo rapporto con la fede?

“Diciamo che all’inizio quand’ero piccola è stato un po’ faticoso, perché essendo qualcosa già fortemente presente in famiglia, non ho avuto scelta e l’ho vissuta come un’imposizione. Poi però crescendo ho trovato la mia strada e le mie risposte e sono diventata cattolica convinta. Sono diventata quindi veramente credente tardi, una volta trovata la mia indipendenza, dopo essermi trasferita qui e, tra l’altro, dopo aver sposato un uomo assolutamente non credente, con il quale sono andata d’accordo per tutta la vita. Poi devo dire che da sempre, da quando ho vent’anni, faccio parte della comunità dell’Unitalsi, ho fatto 35 pellegrinaggi a Lourdes e continuo ancora adesso a farli, ma, avendo approfondito la mia fede, con maggiore convinzione rispetto a prima.”

È la prima volta che partecipa alla processione?

“No, sono più di 25 anni. Anche se quest’anno ero indecisa se partecipare o meno, a causa della condizione delle strade, perché sono talmente disastrate che ho avuto qualche perplessità: buche, spaccature, brecciolino, pezzi di vetro. Mi ricordo che vent’anni fa non facevo tutto questo gran sacrificio. Poi però alla fine mi sono convita, dicendomi che, visto che credo, la Madonna mi aiuterà.”

Vi conoscete tra penitenti? Esiste qualcosa come una comunità o c’è segretezza?

“Qualcuno magari lo conosco, ci salutiamo, perché sono tanti anni che ci vediamo per quest’occasione, ma non siamo sempre gli stessi. Devo dire che non mi aspettavo di trovare tanti giovani, credevo che ormai queste cose le facessero solo le persone di una certa età come me, invece mi sbagliavo. Per quanto riguarda la segretezza invece tra di noi non c’è, durante la preparazione prima della partenza siamo tutti molto disinvolti, solo in processione indossiamo il cappuccio.”

Che cosa la spinge da tanti anni a partecipare?

“Il motivo primario per cui andiamo, o per lo meno per cui io vado, è quello di chiedere una o alcune grazie particolari. Però la motivazione più importante è forse quella di offrire al Signore un piccolo sacrificio, ricordando la sua Passione del Venerdì santo. Una volta si facevano i fioretti, quelli dove non si mangiavano i dolci, in questo caso non è molto diverso, anche se richiede un impegno spirituale maggiore. È come dire: ‘Io ti offro questa poca cosa, ti offro il sacrificio di questa camminata, che mi pesa, per partecipare al tuo venerdì’. Però le motivazioni sono molto diverse gli uni dagli altri, anche io mi domando vedendo gli altri quali sono le loro motivazioni, ma non ce lo siamo mai chiesto, perché si tratta sempre di motivi molto personali. Certo la fede è quello principale, anche se ho sentito dire che a Civitavecchia qualcuno passa di padre in figlio il rito della partecipazione alla processione. Io ai miei figli non passerei mai una cosa del genere, per me è un atto di fede così intimo e personale che non costringerei mai nessuno a farlo se non convinto.”

Che cosa si fa durante la processione?

“C’è un sacerdote che dice le preghiere a voce alta, però a me dà fastidio e preferisco pregare per conto mio. Io dico i rosari oppure parlo direttamente col buon Dio.”

In base a cosa vengono stabilite le misure delle croci e delle catene?

“Ognuno sceglie cosa vuole portare, io la croce non la porto perché non ce la faccio. Le catene dopo il primo anno le ho comprate, anche perché non sono così masochista da volermi ferire le gambe con delle catene troppo pesanti. La processione per me è un simbolo, quindi ho preso delle catene abbastanza leggere, più che altro per cadenzare il passo con gli altri e in segno di partecipazione. Ci sono alcuni che portano catene e croci pesantissime e mi domando come fanno, per me è masochismo puro, immagino che si facciano molto male. Quello è un aspetto della religione che non mi piace, anche il fatto che lo si faccia per espiare delle colpe; non vorrei fare la farisea insomma, ma non mi sento di avere delle colpe così grandi da dover soffrire fisicamente così tanto per espiarle. Certo, chiedo perdono come tutti, ma il mio rapporto con la religione e con Dio è un rapporto molto sereno.”

Come si comportano le persone che vengono a vedere la processione? Sono rispettosi?

“Devo dire che lo sono molto, a volte si vedono anche delle espressioni di partecipazione abbastanza commosse, anche se io in generale evito di guardare, preferisco pregare. Ogni tanto però, quando siamo fermi, mi guardo attorno e non ho mai visto derisione o altro, c’è rispetto, forse anche solidarietà.”  

Secondo lei quant’è forte l’aspetto folcloristico e quanto quello spirituale?

“Personalmente è principalmente la fede a spingermi a partecipare, anche perché da credente io sono molto contraria alle processioni, in quanto le considero un’intromissione della religione nel sociale, che non mi piace. A Lourdes, la processione che si fa all’interno di un percorso è un’altra cosa, ma alla processione del Corpus domini che fanno qui, ad esempio, non partecipo mai. La Processione del Venerdì santo però è un’altra cosa. Sì, oltre all’aspetto religioso c’è anche quello folclorico, essendo qualcosa che fa parte della storia di Civitavecchia e che unisce la comunità, cattolica e non. Ma è proprio questa mescolanza che arricchisce il senso della processione e mi spinge ad accettarla. Se si ha un legame con la propria città, penso che ci si riconosca molto anche in questi aspetti.”

 

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