Un “Moby Dick” travolgente al Nuovo Gassman

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CIVITAVECCHIA – Il Nuovo Sala Gassman ha cambiato abito e tempo lo scorso weekend e si è trasformato in Nantucket, la piccola isola del Massachusetts su cui Melville ha ambientato il suo Moby Dick.
“Moby Dick. Me stesso. Cerco” è uno spettacolo corale, in cui sessanta interpreti si intrecciano come le maglie di una grande rete da pesca nella sapiente regia di Enrico Maria Falconi e intrappolano lo spettatore sulle travi del Pequod, sotto il comando del folle e vendicativo capitano Achab (interpretato da Enrico Maria Falconi). Entrati nel vortice di personaggi di Nantuchet, che ci camminano attorno e ci irretiscono con i loro racconti, non possiamo fare a meno che imbracarci anche noi sulla baleniera, insieme al giovane Ishmael (Simone Luciani) e abbracciare la folle avventura fino alla distruzione.
Fra giovani vedove e sirene perdute, preti e fanciulle parte il viaggio verso l’ignoto, che trasforma l’intera sala nel Pequod, con il pubblico seduto fra il sarpame immaginario della nave, sulle travi scricchiolanti della baleniera, ed è a questo punto che arriva la ciurma di Achab per condurci fino all’incontro con la terribile balena bianca. Momenti musicali e altri di grandi emozioni scandiscono il viaggio sulle acque dell’oceano, che ci presenta un Achab egoista, completamente assuefatto alla vendetta. Non cattivo, non crudele, solo un folle in preda al cieco desiderio di riscattare la gamba perduta, disposto a sacrificare il suo intero equipaggio e di morire lui stesso pur di riuscire nell’impresa.
Una versione ridotta, quella portata in scena da Falconi, ma che ha la capacità di contenere in sé tutta la tempesta del romanzo e che si trasforma in una nave in bottiglia, contenuta, rimpicciolita, ma estremamente dettagliata. La follia di Nantucket è riassunta nell’inizio corale, che circonda il pubblico dei numerosi e strani personaggi che si agirano nella città, gli excursus didascalici sono concentrati nella piccola e breve lezione iniziale e i numerosi avvistamenti di altre navi ridotti ad un unico, ma significativo episodio. L’enigmatico Fedallah e il suo strano rapporto col capitano, la saggezza del primo ufficiale Starbuck e l’esuberanza degli altri membri dell’equipaggio sono tutti elementi ritratti anche grazie agli intelligenti accorgimenti registici, che rendono l’esperienza teatrale quasi cinematografica, trasformandola in una pellicola a trecentosessanta gradi.
I costumi di Simone Luciani aggiungono spessore ai personaggi, in un uso visionario dei materiali, che gioca sulle forme e sulle stampe, sui marroni e sui blu, legno e acqua che si incontrano in una trasposizione sognante e che lentamente conduce all’esperienza catartica, purificatoria, di scorgere fra la spuma del mare la dolce furia di Moby Dick.
Un’esperienza che ha portato grande successo alla Blue in the Face, che porterà il suo spettacolo al Teatro Alfieri di Torino proprio questa settimana.

Lorenzo Piroli

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