Tarquinia. “Ci mancava solo l’arancione”

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TARQUINIA – Il “Comitato per il diritto alla mobilità” di Tarquinia lamenta la nascita dell’ennesimo percorso alternativo per la SS675 dopo l’incontro del Sindaco Mazzola con il Ministro Delrio.

“Nel florilegio dei mille colori inventati per battezzare  nuovi tracciati per un’opera non voluta dal territorio ma che ingolosisce i professionisti delle grandi opere – dice infatti il comitato – l’ultima novità è rappresentata dal colore arancione, il tracciato secondo il sindaco meno devastante di quello verde, dice lui. Forse Mazzola, sperava in un’ovazione quando ha presentato pubblicamente la sua soluzione di “tracciato”, ma ha trovato diffidenza e troppe domande a cui non sapeva rispondere senza le planimetrie che chiarissero quali fossero le soluzioni meno impattanti”. Il comitato lamenta il fatto che nessuno avrebbe capito dove il sindaco vorrebbe farlo passare e con quali soluzioni tecniche nei punti critici del tracciato, all’altezza del sito Unesco per esempio.

“Mentre le procedure di valutazione di impatto ambientale relative al tracciato verde subiscono un brusco rallentamento con il severo richiamo del Minambiente ad ANAS in cui in 66 punti si confermano tutte le incongruenze e le imprecisioni del progetto (costato 2 milioni di euro) già segnalate unicamente dagli studi approfonditi delle associazioni ambientaliste, il Sindaco di Tarquinia relaziona i cittadini su presunti incontri con ministri (di cui non esistono naturalmente verbali e su cui si può accendere tutta la propaganda che fa comodo in questa situazione) a cui si sottopongono varianti e stralci di nuovi colorati tracciati, al di fuori di ogni procedura prevista dalla normativa. Come spesso succede al nostro Sindaco e Presidente della Provincia (lo stesso che con la mano destra del Comune ha espresso parere sfavorevole al tracciato verde mentre con la mano sinistra della Provincia votava a favore), quando le orecchie che ascoltano non sono quelle dei cittadini ma sono solo quelle della “politica”, vengono propagandati, nei comunicati postumi, incontri ad alto livello in cui riportare qualsiasi verità faccia comodo”.

In  questo caso si vorrebbe sostenere l’immediata cantierabilità di un nuovo tracciato proposto, “in barba a tutto il complesso processo valutativo ed autorizzativo necessario per una nuova approvazione – affermano – probabilmente accontentandosi di raccogliere qualche altro mese di tempo per ultimare il mandato di sindaco e non dover assumersi la paternità di un ulteriore scempio del territorio come quello ormai a tutti visibile della autostrada tirrenica”.

“I ritornelli infatti sono sempre gli stessi: arriverà lo sviluppo economico, arriverà lavoro per il territorio, arriveranno maggiori flussi turistici… Ma tali affermazioni sono già state ormai archiviate nel libro dei sogni della Tirrenica che ha consegnato ai cittadini una città tagliata inesorabilmente ed irreversibilmente in due senza il miracolo del lavoro e del turismo che in campagna elettorale la faceva da padrone. Anche per la Orte–Civitavecchia si ripeterebbe il vecchio copione…ma una popolazione ed un territorio che non impara dalle proprie esperienze avrà sempre vita dura. Dietro al refrain del ‘tanto la faranno lo stesso’ si nasconde una rinuncia alla lotta ancora prima che questa cominci”.

Il Comitato per il Diritto alla Mobilità segnala intanto la scomparsa degli altri comitati, molto attivi quando si trattava di difendere il proprio giardino, ma che, in spregio al dichiarato ambientalismo, sarebbero evaporati non appena il tracciato si è allontanato di poche centinaia di metri dalle loro abitazioni.

Ma sbucherebbe anche il sostegno incondizionatodi altri a questa nuova estemporanea iniziativa del Sindaco, “che trova sempre nuovi adepti pronti a credere senza condizioni a incontri più o meno segreti o riservati con ministri, convocati non si sa da chi e a quale titolo, come se un ministro parlando con un Sindaco possa cambiare tracciato ad una superstrada. Ma forse è questa l’idea politica di Mazzola, quella che risolve i problemi con un comunicato di un incontro con il ministro del Ministero delle infrastrutture anziché spiegare dove vorrebbe far passar una superstrada senza distruggere una vallata e con quali soluzioni meno impattanti”.

“Noi rimaniamo quelli che dalla prima ora hanno avuto il coraggio di denunciare lo scempio di una grande e costosa opera (peraltro mal progettata) che da 40 anni è sulla carta e che solo oggi (quando le stime di traffico su strada stimato e di merci trasportate via gomma sono in drammatico calo) si avverte come una urgenza utile solo a devastare un territorio che già è stato pesantemente penalizzato da scelte di amministratori poco attenti all’unico sviluppo che potrebbe dare respiro alle nostre terre: quello sostenibile e rispettoso del suolo e dell’ambiente”

“Ribadiamo invece come vera urgenza – concludono dal comitato tarquiniese – quella che rappresenta uno dei mandati principali di ANAS da troppi anni ignorato: la manutenzione e la messa in sicurezza della Aurelia bis nel tratto Tarquinia–Monteromano, dove continuano a verificarsi incidenti anche mortali ma dove questa urgenza non sembra paragonabile alla smania della politica di continuare a cementificare luoghi unici e preziosi come l’area verde ed ancora intatta che scende dalla macchia della Turchina al Ranchese verso il Mignone, quella si, in grado di generare un futuro sostenibile per i nostri figli”.

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