Se la città si ferma

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Una città fuori tempo, dove ormai i problemi si rincorrono e anche l’ordinaria amministrazione diventa in alcuni casi emergenza. La fotografia di Civitavecchia che ci restituiscono questi primi giorni di giugno è desolante, a tratti impietosa, e rimarca senza appello la necessità di una radicale e improrogabile inversione di tendenza da parte della Giunta comunale. Tre eventi, a titolo esplicativo, ne testimoniano senza dubbio l’esigenza.
Impossibile non partire dall’emergenza idrica. Imputabile senza dubbio alle critiche condizioni climatiche di questo inizio estate e alla scarsità di piogge che hanno ridotto drasticamente le fonti di approvvigionamento; alla conseguente riduzione del flusso idrico da parte di Acea, peraltro in tutto il territorio da essa servito; alla groviera delle vetuste condutture cittadine, le cui rotture sono improvvise e quotidiane. Ma pur sempre una emergenza assolutamente prevedibile, soprattutto dopo quella dello scorso e dei precedenti anni, che imponevano interventi strutturali per ridurre le perdite e incrementare le portate in tempi preventivi e non a ridosso dell’estate. Proprio per non trovarsi in emergenza.
Secondo evento, che rischia di rendere davvero triste la già tradizionalmente poco scoppiettante estate civitavecchiese: il bando per l’organizzazione degli eventi estivi andato deserto. E’ possibile che possa accadere, è una situazione verificatasi purtroppo già molte volte nei tre anni di questa amministrazione; ma proprio per questo era prevedibile. Fissarne la scadenza all’inizio di giugno, ben consapevoli dei tempi tecnici che richiede l’organizzazione di un evento e del rischio che il bando non venisse assegnato, significa aver voluto azzardare oppure improvvisare.
Terzo evento: la pulizia e riqualificazione delle poche spiagge libere cittadine, Marina e Pirgo in sostanza, prima dell’inizio della stagione estiva. Una necessità a cui anche gli scorsi anni si era ottemperato per tempo, nel mese di maggio, livellando la battigia, rimuovendo detriti e rifiuti, depositando nuova sabbia. Niente di tutto questo stavolta, con la minima e indispensabile pulizia delle spiagge affidata ai gestori privati che le hanno in concessione e con cittadini e turisti che si fanno spazio tra la spazzatura per godere dei primi bagni. Come se anche l’arrivo dell’estate fosse un evento imprevedibile.
E forse è proprio questo terzo fatto che rende drasticamente più preoccupante il quadro della situazione. Perché se può valere la giustificazione che criticità di vasta portata necessitano di tempi estesi per la loro soluzione, trattandosi di problemi strutturali che nemmeno cinque anni pieni di amministrazione sono sufficienti a risolvere (acqua, bilancio, partecipate solo per fare qualche esempio), l’incapacità di gestire l’ordinario non può essere giustificabile; soprattutto per i suoi effetti più globali. Si insinua infatti tra i cittadini la convinzione, proprio in ragione di problemi più ampi che appaiono irrisolvibili, di un progressivo abbandono della città anche nella gestione dei servizi più semplici, nella cura dell’essenziale, nell’attenzione per le piccole quotidianità, indispensabili tuttavia a testimoniare l’essenza e la vitalità di una comunità. C’è il concreto rischio di legittimare tra i cittadini un senso di rassegnazione per cui i piccoli doveri possono essere trascurati, le buone abitudini abbandonate. E quindi, nell’incapacità dell’amministratore di provvedere all’essenziale, diventa lecito abdicare al proprio ruolo di cittadino, per cui è legittimo gettare i rifiuti per terra o peggio ancora abbandonarli in strada, parcheggiare sulle strisce, infrangere i divieti, restare indifferenti alla maleducazione e all’inciviltà, soffocando qualunque istinto di reazione. La convinzione che può radicarsi, insomma, è rifiutare quei doveri civici su cui si fonda una comunità, dal momento che non vengono più garantiti i diritti essenziali. Ecco il rischio più grande che sta correndo questa città, nel momento in cui chi amministra non è sensibile o non sensibilizza: l’annientamento del senso di appartenenza dei cittadini, l’estinzione del loro sapersi riconoscere nella città; ma soprattutto la disgregazione del loro senso civico.

Marco Galice

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