Rifiuti: i comitati di Tarquinia chiamano il territorio alla mobilitazione

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TARQUINIA – I Comitati di Tarquinia chiamano il territorio alla mobilitazione contro il progetto dell’inceneritore e le politiche sui rifiuti della Regione Lazio.

IN Onlus Sezione Etruria, Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia, Comitato per la difesa della Valle del Mignone, 100% Farnesiana e Bio Ambiente Tarquinia parlano infatti di “nubi nerissime, sconcerto e rabbia montano sul nostro territorio”.

Giungono infatti con sinistra e sospetta sincronia dagli uffici della Regione – affermano i cinque comitati in una nota congiunta – degli inattesi ed incredibili aggiornamenti sulle procedure autorizzative di due diversi impianti di trattamento di rifiuti: uno per la costruzione di un mega inceneritore al confine meridionale del comune di Tarquinia con Civitavecchia e l’altro per l’ampliamento di un impianto di raccolta differenziata per il compostaggio anaerobico e la produzione di metano, cosiddetto biogas, in zona Olivastro lungo il corso del fiume Mignone. Localizzati l’uno (l’impianto a biogas) all’interno di zone agricole di pregio e l’altro (l’inceneritore) nelle immediate vicinanze di un territorio protetto da rigide norme di tutela comunitaria perchè ricco di biodiversità e rari elementi florofaunistici protetti, non ultimo anche con importanti presenze archeologiche, segnalate dalle associazioni alla soprintendenza. Entrambi gli impianti, frutto di una concezione vecchia e nociva del trattamento dei rifiuti, sono ampiamente sovradimensionati per sopperire ad un reale bisogno locale, svelando invece la volontà di utilizzare i due impianti per rifiuti di altre città e regioni. Ebbene questi due ecomostri, insieme alla famigerata centrale a carbone di Enel andrebbero a costituire l’ennesima mortifera servitù per altri territori ed altre regioni in danno di una popolazione da anni provata – dati epidemiologici alla mano – da una altissima incidenza di patologie neoplastiche e respiratorie che da troppo tempo funestano la vita di numerosissime famiglie di questo territorio”.

“Lo sconcerto e la rabbia montano – proseguono i comitati – anche per la roboante assenza dei tanti consiglieri regionali del territorio che, in consessi pubblici annunciano la propria contrarietà di facciata agli impianti, salvo poi sparire dalla scena quando funzionari pubblici che dalla politica dovrebbero invece ricevere precise indicazioni, impongono decisioni sospette, incomprensibili ed irricevibili ai danni dei territori che quella stessa politica dovrebbe amministrare.Ricordando i dati che riguardano l’impianto di incenerimento proposto dalla A2A in località Piand’Organi- Pian Dei Cipressi a Tarquinia, fanno rabbrividire: 481.000 tonnellate di rifiuti speciali (dichiarati), che in realtà potrebbero arrivare a essere 540.000 tonnellate, 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno ceneri leggere di risulta dalla combustione. Un traffico di 32.698 camion. Un camino di 70 metri che emetterà ulteriori tonnellate di emissioni inquinanti sulla già disastrata situazione ambientale e sanitaria del territorio. I Comitati le Associazioni ed i Cittadini che fino ad oggi si sono fatti carico di questo dissenso con mobilitazioni, azioni legali, manifestazioni, denunce, tengono alta la guardia e dritta la schiena e chiamano a raccolta tutta la popolazione di Tarquinia, Civitavecchia e dei comuni limitrofi, tutti a grave rischio per questa sconsiderata offensiva che sta avvenendo con il silenzio e la connivenza di una pilatesca politica regionale che si fa scudo di provvedimenti spericolati di dirigenti che da quella stessa politica provengono e che ne costituiscono un poco credibile alibi”.

I cinque comitati annunciano la loro presenza alla pubblica assemblea indetta nella sala comunale di Tarquinia il giorno 22 Novembre alle ore 17.00.

“Nei prossimi giorni – concludono – chiameremo a raccolta tutti i comitati e associazioni ambientaliste per organizzare una grande manifestazione per la mobilitazione di tutti i cittadini affinché lo scempio di queste terre e di questo litorale cessi definitivamente per lasciare spazio finalmente ad uno sviluppo sostenibile per fermare altra morte e altre malattie”.

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