Nonostante tutto, la tradizione delle Pastorelle emoziona ancora

0
406

CIVITAVECCHIA – E’ una tradizione squisitamente civitavecchiese quella delle “Pastorelle”, ovvero complessi canori o musicali che si esibiscono per tutta la notte del 23 dicembre facendo ascoltare ai passanti musica natalizia. Ce lo conferma il signor Alberto, trasferitosi da Salerno poco tempo fa: “Ormai sono tre anni che le seguo, mi è sembrata un’iniziativa nuova e molto bella, mi piace uscire in questo particolare giorno e assistere alle performance dei vari gruppi. Io ero abituato solo alla tradizione degli zampognari nel periodo natalizio, ma questa mi ha davvero colpito, da quando mi sono trasferito non ne ho persa una”.
Ma insieme ai novizi delle Pastorelle, ci è sembrato opportuno raccogliere le dichiarazioni di coloro che veramente, sin dagli albori di questa usanza, non ne hanno persa una, i cosiddetti Civitavecchiesi D.O.C., che anche quando sono impossibilitati a recarsi fuori di casa, hanno comunque il grande piacere di ascoltarle affacciati alla finestra. “Io che abito in via Traiana sento tutte quelle che passano, ogni anno ho il piacere e la fortuna di ascoltarle, proprio sotto casa mia. Mi entusiasma vedere i giovani che animano la città con il loro spirito natalizio” ci racconta una anziana signora.
E’ proprio grazie allo spirito natalizio e all’amore per la tradizione che questo costume di intonare canzoni natalizie continua a imperare durante la notte del 23 dicembre, radunando sempre più seguaci, non solo all’interno della città, ma diffondendosi persino tra alcuni romani come Gioia e Francesca, recatesi a Civitavecchia proprio per assistere alle pastorelle: “Una nostra amica dell’università ci ha parlato di questa tradizione – ci dice Gioia – e consigliato di venire a vedere di cosa si tratta, siamo rimaste sbalordite. E’ come se tutta la città fosse in festa, dovunque posi lo sguardo c’è un gruppo che canta o uno che suona, è bellissimo vedere che tutti partecipano ad un’iniziativa di questo tipo”.
Come ha specificato Francesca, invece, infatti, l’aspetto più sorprendente è la quantità di giovani che prendono parte attivamente a questa usanza, quando verrebbe naturale pensare che solo un’età più matura possa avere l’interesse di conservare una simile tradizione.
Quest’ultima infatti viene perpetrata sin dagli inizi del secolo scorso, cominciata da coloro che con pochi strumenti si dilettavano a rallegrare le strade della città in cambio di pochi spiccioli o di un pasto caldo; consuetudine che, pur mutando, è rimasta nel corso degli anni sotto forma di assaggi o specialità natalizie offerte dagli esercizi commerciali del centro.
Insieme a quelli che dispensano pandori, panettoni, “vin brulè” e cioccolata calda però ve ne sono anche alcuni che non sembrano gradire questa tradizione, come afferma un ragazzo che si esibisce insieme al suo gruppo da ben sette anni: “Purtroppo vi sono zone in cui non è consigliabile andare a cantare, in quanto alcuni locali quando sentono avvicinarsi una pastorella alzano la musica che trasmettono al loro interno; ormai quindi sappiamo dove possiamo andare, tanto troviamo sempre delle persone entusiaste di ascoltarci da qualche parte”. Questo tuttavia non appare come l’unico disagio per i performanti, ai quali quest’anno sembra essere stata preclusa la totalità di piazza Fratti a causa dell’installazione di casse che hanno trasmesso musica ad un volume molto alto. “Non è indicato sistemare una postazione di service e trasmettere delle basi musicali ad un volume così elevato proprio nel cuore della città dove chiunque costituisca una pastorella vorrebbe esibirsi”, il commento di uno dei tanti amanti delle Pastorelle.
Quella del Ghetto infatti costituisce una delle zone più frequentate durante la notte del 23, e rappresenta una delle “tappe” toccate da tutti i gruppi durante il loro itinerario, insieme alla Cattedrale, piazza Saffi, piazza Leandra, corso Centocelle e la galleria Garibaldi; tutte postazioni strategiche dove è possibile incontrare gruppi che si esibiscono fino alle prime luci del mattino.
Tra i più noti, i complessi delle diverse Associazioni Cattoliche, la banda musicale, i vari cori cittadini e quest’anno è stato possibile ascoltare anche un suggestivo concerto di flauti, accompagnati da altri strumenti, appartenenti agli alunni della scuola media “Ennio Galice”.
E’ una tradizione alla quale nessuno sembra voler rinunciare, anzi, si consolida di anno in anno rafforzando quello spirito natalizio che purtroppo col tempo andiamo perdendo sempre di più.

SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY