“No music no life”. Be Folks, tutto il fascino della musica irlandese

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CIVITAVECCHIA – Ci sono tradizioni o usanze che non è peccato lasciar soccombere di fronte all’innovazione. Ce ne sono altre, invece, che meritano di essere conservate, tramandate e persino diffuse dove ancora non sono arrivate: è il caso del folclore irlandese, un mito che tutti conosciamo almeno superficialmente, ma che spesso non viene approfondito come si deve. Fortunatamente c’è chi ne sa un po’ di più e decide di operare un sano e goliardico proselitismo al fine di trasmettere la cultura di un popolo per cui la musica non è un semplice hobby, ma uno stile di vita: i Be Folks. Gruppo giovanissimo di Civitavecchia, i Be Folks (Alessio Tacchi voce e chitarra, Luca Mattei chitarra, Sefora Centurioni violino e Riccardo Originali percussioni), nel corso delle loro esibizioni in cui è impossibile restare fermi o non farsi coinvolgere dallo spirito con cui suonano, riescono a trasmettere tutte le caratteristiche più peculiari del folk irlandese: memoria, passione e partecipazione.

Come avete iniziato?

“L’idea è partita da me – spiega Luca – che reduce da un viaggio in Irlanda, sono rimasto affascinato dalla loro cultura talmente diversa e dal loro modo di fare musica così tanto che quando sono tornato ho cercato di mettere su un gruppo di musica folk a tutti i costi. Per un po’ di tempo non ci sono riuscito, poi grazie alla conoscenza e all’incontro con gli attuali membri, anche loro interessati al genere, finalmente sono riuscito a formare un complesso di questo tipo”.

Cosa ti ha affascinato in particolare di quell’ambiente?

be folks“Il loro entusiasmo e la considerazione che hanno per la musica: mentre qui se un gruppo suona da qualche parte si parla di ‘evento’, lì è strano se un pub non ha qualcuno che anima la serata tutti i giorni della settimana. Poi ognuno di loro conosce almeno uno strumento; la musica lì non è un passatempo come un altro, ma una forma di conservazione della storia locale e una parte fondamentale della formazione culturale di ogni cittadino”.

Come gruppo vi basate solo sul genere ‘irish’ o avete pensato di estendere i vostri orizzonti ad altri tipi di folk?

“Diciamo che per il momento quello irish prevale su tutto il resto, anche se abbiamo già diverse contaminazioni da altri generi nel repertorio. Non ci dispiacerebbe esplorare le altre frontiere del folk, soprattutto quello internazionale, anche se per il momento ci siamo rifatti in modo prevalente a quello irlandese, anche per dare una caratterizzazione più precisa al gruppo. Poi ovviamente durante le prove si sperimenta e vengono fuori tante idee, contiamo di metterle tutte in pratica nel corso del tempo”.

Avete pensato alla produzione di inediti scritti da voi?

be folks2“Sì certo, anche se non vogliamo spostarci dal genere che ora suoniamo e, come tutte le musiche tradizionali che dal punto di vista strutturale presentano delle caratteristiche piuttosto definite, anche dal lato autoriale della scrittura i temi sono bene o male gli stessi. Noi diciamo sempre che ruota tutto intorno alla triade ‘donne, alcool e rivoluzione’; perciò la soluzione starebbe nel trovare un compromesso tra questi temi fissi e qualcosa che ci appartenga. È chiaro che sarebbe strano per noi parlare di lotte e rivoluzioni quando non le abbiamo veramente vissute, verrebbero fuori dei testi preconfezionati e poco onesti. Ci stiamo ancora lavorando”.

Ci sono degli artisti di riferimento a cui vi rifate maggiormente?

“Sì ovviamente abbiamo dei riferimenti specifici come i Dubliners anche se, nel caso della musica irlandese, funziona che ci sono delle canzoni popolari che costituiscono i brani nella loro forma pura, che poi vengono continuamente rivisti e riproposti in versioni diverse da altrettanti artisti. Spesso nella scelta del pezzo ci capita di prendere in considerazione il brano tradizionale e poi andare a cercare tutte le versioni che sono state fatte al fine di scegliere quella che si confà maggiormente al nostro modo di suonare. Chiaramente abbiamo anche fatto degli arrangiamenti nostri: una volta presi testo e struttura, si può tranquillamente dare vita ad una versione personalizzata senza perdere l’autenticità del brano originale”.

Il vostro è un genere non molto usuale, almeno per la scena locale. È stato facile trovare luoghi in cui esibirvi? Secondo voi sul territorio sono offerte le giuste opportunità per chi vuole suonare e farsi conoscere?

“Diciamo che il nostro assetto acustico ci facilita parecchio. Spesso i gruppi che presentano una strumentazione troppo elaborata hanno molte difficoltà nel trovare un locale disposto a farli esibire. Purtroppo qui vige una sorta di mecenatismo per cui è il proprietario del locale a decidere chi chiamare e quando, operando la scelta con dei criteri ‘sbagliati’ o che non rendono giustizia all’aspetto musicale. Si basa tutto sul ‘quanta gente portate?’, quindi diventa un discorso più economico che artistico. Molto dipende anche dai componenti del gruppo e dai contatti che possiedono, più si conosce e più si riesce ad ottenere delle serate. Nel nostro caso specifico la location ottimale è il pub, anche perché quella che facciamo nasce proprio come musica da pub: il fine ultimo è quello di coinvolgere il pubblico quanto più possibile e creare una sorta di connessione tra musicisti e ascoltatori tanto da perdere la linea di confine a volte. La musica folk e quella irish in particolare, è fatta proprio per rendere tutti partecipi e fare in modo che il pubblico si senta coinvolto; anche per questo si rimane sempre sugli stessi brani della tradizione, perché tutti li conoscono e possono cantarli e apprezzarli anche se eseguiti in versioni non convenzionali”.

Il vostro pubblico riesce a rispondere in questo modo?

“Sì, diciamo che alla fine abbiamo sempre avuto le nostre soddisfazioni, anche se dipende molto dal contesto in cui si suona. Chiaramente se si riesce a creare la giusta atmosfera è difficile che il pubblico rimanga indifferente. Sicuramente riuscire a creare un legame con l’uditorio è l’aspetto più importante, anche attraverso un dialogo, musicale e non”.

Progetti per il futuro?

“Al momento abbiamo deciso di metterci alla prova grazie alla fusione occasionale con un altro gruppo, i Kernies, con cui abbiamo confezionato un repertorio irish-punk comprensivo sia di brani tradizionali, sia di pezzi completamente nuovi e più ‘contemporanei’. Poi abbiamo intenzione di girare e suonare il più possibile, spostandoci anche su realtà diverse da quella di Civitavecchia, cercando sempre di fare del nostro meglio per entusiasmare e coinvolgere chi ci viene a sentire. Sarebbe bello se anche noi entrassimo nell’ottica irlandese di musica come cultura universale e soprattutto condivisione”.

Guarda i video dei Be Folks:

“Il cielo d’Irlanda” 
“Drunkenscotsman” 
 
 

 

Giordana Neri

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