MoVimento 5 Stelle Civitavecchia, chiarimenti sul forno crematorio

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Negli ultimi giorni sul forno crematorio si sta assistendo ad una capillare opera di disinformazione da parte di alcuni esponenti politici che intendono cavalcare le preoccupazioni dei residenti, cercando di instillare in loro il dubbio che tale impianto sia di enorme dimensioni e che possa essere paragonabile ad un impianto industriale. Niente di più falso.

Il forno crematorio è un servizio pubblico ed offre alla cittadinanza, intesa come Civitavecchia ed il suo stretto comprensorio, una alternativa alla sepoltura tradizionale. La sua realizzazione era prevista dal piano regolatore cimiteriale (risalente agli anni Ottanta) e la ditta che lo costruirà ha vinto una regolare gara pubblica.

“Vanno innanzitutto smentite categoricamente alcune false informazioni – precisa l’assessore ai Lavori Pubblici Massimo Pantanelli – perché come specificato nel Piano Economico Finanziario l’impianto ottimale per Civitavecchia sarà dotato di DUE linee di cremazione e non quattro, e le stesse saranno usate in alternanza, per cremare un solo corpo per ciascuna operazione (non saranno quindi possibili due cremazioni in contemporanea). Le cremazioni annue, una volta che l’impianto sarà a regime, saranno, sempre da Piano Economico Finanziario, 1860 e non 6000 o addirittura 10000, numeri che non si leggono in alcun documento collegato alla realizzazione del forno crematorio. L’impianto quindi sarà un servizio pubblico per il comune di Civitavecchia ed il suo comprensorio ed è da escludersi che possa essere un catalizzatore di salme da tutta Italia. Chi sostiene questo o è in malafede o è stato raggirato dai professionisti della disinformazione. Ricordo – conclude Pantanelli – che la ditta ha vinto una regolare gara pubblica, espletata nel periodo 2013-2014 e che interrompere l’iter, ed annullare una aggiudicazione definitiva di una gara pubblica, comporterebbe un contenzioso legale tra la ditta e il Comune, che vedrebbe l’amministrazione soccombente, con futuro esborso di denaro pubblico e conseguente danno erariale a carico dei cittadini di Civitavecchia. Il procedimento amministrativo che ha preceduto la gara è stato oggetto di verifica da parte del Segretario Generale e del dirigente di competenza che hanno inviato una relazione all’ANAC che accerterà eventuali responsabilità”.

Personalmente ritengo – continua Manuedda – che due linee di cremazione con funzionamento alternato, un numero massimo (che, in quanto tale, non necessariamente deve essere raggiunto) di 6 cremazioni al giorno per 300 giorni all’anno, unitamente alla prescrizione di utilizzo esclusivo per la cremazione di salme in casse prive di zinco, possano rappresentare una garanzia sufficiente ad evitare che Civitavecchia ospiti un mega forno crematorio e a limitare sensibilmente il numero di inquinanti prodotti dalla combustione, in particolare i metalli.
Al di là di quello che prevede la normativa specifica – precisa Manuedda – è nostra ferma intenzione pubblicare tutta la documentazione di rilievo ambientale che sarà depositata per la conferenza dei servizi, al fine di consentire a tutte le persone interessate di intervenire nel procedimento e presentare memorie o osservazioni che potranno essere recepite nell’autorizzazione, con l’obiettivo di garantire la massima tutela ambientale e sanitaria.
L’affermazione “a Civitavecchia non si deve bruciare più nemmeno un cerino” – conclude Manuedda – che rivendico anche oggi nel mio ruolo di assessore all’ambiente, è chiaramente rivolta a iniziative pseudo-industriali come inceneritori di rifiuti o impianti a biomasse e simili con pseudo-produzione di energia, oppure alla termodistruzione di armi chimiche, non certo a servizi pubblici come un forno crematorio, per il quale, tra l’altro, non esistono alternative tecnologiche credibili di trattamento “a freddo”. Quello alla cremazione è un diritto civile sul quale, a livello nazionale, siamo molto indietro, con notevoli difficoltà per le famiglie che devono dare seguito alle volontà dei parenti defunti. Ovviamente la garanzia di tale diritto non può contrastare, specie in una città già sofferente come la nostra, con la tutela della salute e dell’ambiente. Per questo il ruolo del Comune è quello di intervenire con prescrizioni chiare in sede di autorizzazione e con la previsione di rigidi controlli nella fase di esercizio, ma non è ipotizzabile, proprio per la tipologia e le dimensioni dell’impianto, un diniego preventivo all’installazione sulla base di motivazioni ambientali”.

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