Mattinata da dimenticare per i pendolari

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CIVITAVECCHIA – Ritardi di oltre un’ora sulla FL3 a causa di un guasto ad un passaggio a livello, di oltre mezz’ora sulla FL5 per un guasto nell’infrastruttura di segnalamento, a cui vanno aggiunti, per problemi vari, ritardi fino a tre quarti d’ora sulla FL6.
E’ il pessimo bilancio dei disagi vissuti questa mattina dai pendolari secondo quanto comunica la presidenza dell’Osservatorio Regionale sui Trasporti del Lazio congiuntamente a quella del Comitato Pendolari Litoranea Roma Nord.
“Gli utenti sono lieti, naturalmente, degli investimenti previsti dal nuovo Contratto di programma firmato una settimana fa da Trenitalia e Regione Lazio” osserva al riguardo Andrea Ricci per le due organizzazioni. “Nuovi treni erano necessari, visto che in larga parte della regione fino ad un anno o due fa si viaggiava con treni vecchi quarant’anni che ormai avevano dato tutto. Però il rinnovamento del materiale è una misura effimera: quello che fa la differenza nel trasporto ferroviario è la qualità della rete, la quale evidentemente continua ad essere lontana dalla sufficienza; ed è emblematico – dice Ricci – che a causa di un guasto alla stazione di San Pietro io stesso sia arrivato in ritardo perfino alla conferenza di presentazione del contratto stesso. Continua ad esserci evidentemente sia un problema di manutenzione che di efficacia ed affidabilità dei lavori che vengono eseguiti. E’ necessario inoltre potenziare la rete, anche invertendo il processo di riduzione dei punti di incrocio (per le linee a binario unico) e di precedenza (per le linee in cui il traffico regionale si mescola a quello ad alta velocità), il che almeno consentirebbe una ‘riduzione del danno’ nei casi delle troppo frequenti emergenze che si verificano. Non è un caso che, al contrario di quanto avviene da noi, in Svizzera, il paese probabilmente con la maggiore efficienza in Europa del servizio ferroviario, si stanno investendo miliardi di franchi per un progetto di potenziamento della rete uno dei cui cardini è proprio l’aumento di tali punti di intersezione dei treni. In Italia invece si continua ad investire poco, e finora, nonostante le promesse, essenzialmente in alta velocità; mentre gli interventi diffusi puntano tutti su un’organizzazione del servizio che forse ridurrà il rischio di incidenti, cosa senz’altro essenziale, ma che di fatto ha come effetto collaterale l’ulteriore riduzione della presenza lungo le linee ferroviarie di capistazione ed addetti tecnici, i quali un tempo potevano effettuare un “primo intervento” in rapidità e comunque dare accoglienza ed informazioni ai viaggiatori coinvolti nei guasti”.
“Forse vedere la maggior parte delle nostre stazioncine presenziate, pulite, accoglienti e fornite di gabinetti come un tempo è un sogno romantico (che pure continua ad essere realtà nella gran parte dei paesi d’Europa) – conclude Ricci – ma all’abbandono delle strutture non fa da contrappeso un riscontro neanche in termini di affidabilità. Ed è essenziale che, così come lo Stato, anche le Regioni, oltre che nella modulazione del servizio a livello quantitativo, si impegnino anche nell’efficienza della rete su cui questo servizio si svolge”.

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