“L’unica alternativa alla superstrada è la messa in sicurezza dell’Aurelia Bis”

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TARQUINIA – Alla luce del secco “no” del Ministero dell’Ambiente al “tracciato verde” della superstrada Monteromano-Tarquinia, il Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia individua come unica opera strategica che possa mettere tutti d’accordo sulla trasversale la messa in sicurezza della SS1Bis, subito cantierabile, necessaria e occasione di lavoro, anche, per le ditte locali.

Il deciso NO del Ministero dell’Ambiente al ‘tracciato verde’ della superstrada Monteromano – Tarquinia nella Valle del Mignone” – esordisce infatti il Comitato – “continua ad allarmare coloro che avevano finora sottovalutato le osservazioni e le critiche dei Cittadini, dei Comitati e delle Associazioni ambientaliste a quel progetto di ANAS che, come ormai ha riconosciuto anche la commissione ministeriale di valutazione di impatto ambientale, non può essere localizzata in un ecosistema tanto fragile e prezioso da essere riconosciuto come Zona a protezione speciale, Sito di Importanza Comunitaria e tutelato dalla normativa europea Habitat 2000”.

Al Comitato tarquiniese per la mobilità sembra evidentemente che ai partecipanti al tavolo tematico sul lavoro, convocato dal Sindaco di Civitavecchia, tali caratteristiche non sembrano sufficienti ad evitare una inutile colata di cemento e asfalto. Ritengono infatti che la superstrada rientri nella “migliore tradizione delle grandi opere che sempre più, negli ultimi anni si stanno rivelando pessimi affari dal punto di vista dei costi, della solidità e dei tempi di realizzazione e spesso validi pretesti per le indagini della magistratura”.

A questo tavolo di lavoro si sono alternati, “nell’attacco al territorio incontaminato e alle ricchezze ambientali della Valle del Mignone”, esponenti del mondo delle imprese, come Stefano Cenci (Unindustria), e del Sindacato, come Giancarlo Turchetti (UIL).

Ebbene – continua il Comitato – mentre per Cenci, che rappresenta aziende private che hanno come unico fine il profitto, non sempre a beneficio dell’ambiente, la posizione è comprensibile, ma non giustificabile, stupisce maggiormente la confusa difesa del tracciato verde (bocciato dal Ministero dell’Ambiente) da parte del dirigente sindacale UIL – signor Turchetti – che afferma, dall’alto della sua non meglio specificata conoscenza tecnica del tema infrastrutture, come il tracciato verde sia ‘meno impattante’ del tracciato viola che comunque ‘verrebbe a costare 400 milioni in più’. Nella sua poco approfondita analisi inoltre ci informa come l’opposizione al tracciato sia stata fatta per evitare di “spostare un allevamento di falchi”. Di fronte a cotanta sapienza tecnica e tale dettagliata motivazione (naturalmente non esiste alcun allevamento di falchi che invece continuano a ripopolare spontaneamente queste zone ancora vergini…) emergerebbe quindi in tutta la sua inadeguatezza il parere espresso e ponderato in centinaia di pagine da parte dei superesperti del Ministero dell’Ambiente che hanno evidenziato approfonditamente le numerosissime e gravi incompatibilità del progetto ANAS (peraltro costato 2 milioni di euro) con il delicato e prezioso ambiente in cui è stato localizzato”.

È sorprendente come questi moderni paladini del lavoro non vengano neppure sfiorati dal sospetto che, le infrastrutture danneggino il territorio, rovinando alcune categorie di lavoratori e aggiungendo danni all’attuale stato di crisi del lavoro. La crisi economica dipende anche dalle loro politiche decotte di pseudotutela del lavoro che sempre più spesso garantisce i già garantiti e che costituisce frequentemente sacche di privilegio ed inamovibilità che si annidano sempre più (ed anche nella dirigenza) in quelle stesse corporazioni sindacali che erano invece nate per una reale tutela dei lavoratori”.

Insomma il pretesto di una strada “oggi pressoché inutile così come è concepita, visti i drammatici cali dei traffici merci e della produttività interna”, verrebbe strumentalizzato come pretesto per coprire anche la crisi ormai evidente della rappresentanza sindacale che oggi si occuperebbe efficacemente soltanto dei lavoratori che un lavoro stabile lo hanno già trovato. 

Continuiamo però ad avere fiducia in Turchetti e negli altri partecipanti al tavolo sul lavoro – aggiunge in fine la Commissione – affinché nelle prossime sedute vogliano invece affrontare la vera emergenza della manutenzione e messa in sicurezza della Aurelia bis nel tratto Tarquinia – Monteromano, dove continuano a verificarsi incidenti anche mortali, ma dove questa urgenza non sembra paragonabile alla smania della politica di asfaltare e cementificare luoghi unici come la Valle del Mignone, quelli si, in grado di generare futuro sostenibile per i nostri figli”.

Il cantiere della messa in sicurezza della SS1 Bis sarebbe quindi il cantiere che metterebbe d’accordo tutti, perché necessario e perché occasione di lavoro, anche, per le ditte locali. Dal canto loro i Cittadini, i Comitati, le Associazioni ambientaliste si dicono determinate a proseguire nella strada della difesa della Valle del Mignone, difesa che hanno intrapreso oltre due anni fa e che ha recentemente confermato le loro ragioni ai più alti livelli istituzionali.
Continueranno a denunciare pubblicamente tutte le eventuali “mistificazioni” e l’eventuale “cattiva informazione” che verrà fatta su questa vicenda in difesa unicamente del territorio e dell’ambiente.
Vigileranno affinché le “gravi criticità” rilevate sul progetto ANAS dalle commissioni del Ministero dell’Ambiente e dalla Direzione Regionale Lazio vengano rispettate e fatte proprie nelle sedi in cui si deciderà definitivamente dell’esito del tracciato.

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