“L’imbroglio del Jobs act: meno lavoro e più sfruttamento”

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CIVITAVECCHIA – “Il Jobs Act è un imbroglio”. Così ha esordito Roberto Bonomi durante la conferenza dibattito, organizzata da USB, che si è svolta venerdì scorso presso l’aula Pucci. Un imbroglio per tre motivi: “Si presentò questa legge per ridurre la precarietà in Italia – ha spiegato – invece togliendo l’articolo 18 si è resi tutti precari. Secondo, si disse che questa legge avrebbe agevolato la ripresa dell’occupazione, Renzi parlò di ben 700.000 nuovi occupati. La verità e che molti contratti a tempo determinato vennero cambiati ad indeterminato e molte posizioni vennero regolamentate, giusto il tempo, per prendere gli incentivi del Governo. Terzo imbroglio, per noi di USB, è stato quello di dare il via alla divisione del lavoro tra vecchi garantiti e nuovi assunti con le nuove regole. Le aziende, ora, possono usare questa divisione contrattuale, invocando la possibilità di facili licenziamenti a causa della crisi, per abbassare le pretese sindacali.” 
Ospite speciale del dibattito Giorgio Cremaschi, Forum Diritti e lavoro, da sempre in lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori. “Abbiamo da sempre un sistema che imbroglia – ha dichiarato – un Governo che imbroglia, i padroni imbrogliano e noi, alla fine, ne facciamo le spese. Siamo talmente succubi di queste manipolazioni, che ci fanno persino credere, di essere dalla parte del torto. Ci dicono che abbiamo troppo, per questo c’è la disoccupazione e l’unica soluzione è rinunciare ai diritti per aiutare i giovani. Ma non è così, ricordiamo che il primo paese ad adottare le regole e le misure dettate dall’Europa fu la Spagna, ed oggi è quella che ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile. In Italia lo smantellamento delle leggi, a tutela dei lavoratori, è venuto gradualmente. Una tattica arguta, che ha permesso di arrivare alla generalizzazione della precarietà. Siamo arrivati al punto che la gente pensa che i diritti debbano essere meritati, quando, invece, sono sanciti dalla Costituzione: diritto al lavoro, diritto alla sanità, alla scuola alla casa. Con il cambiamento della Costituzione si vuole abbattere l’ultimo baluardo. Dobbiamo lavorare perché vinca il ‘No’, perché il progetto messo in atto dall’Europa, al centro di tutta questa architettata manipolazione, è proprio quello di vendere il lavoro come merce, a basso prezzo. Si vuole pagare meno la gente e farla lavorare di più. Agendo così non si crea occupazione. I dati mentono. Il lavoro non c’è e gli imbrogli per far comparire posti di lavoro sono tanti. Basta, in una settimana, aver fatto un ora di lavoro retribuito o gratis se si nell’azienda da di famiglia, che i dati aumentano. Comprando dal tabaccaio un’ora di lavoro, non si crea un posto di lavoro”.
“L’unico modo per risolvere la situazione – ha concluso conclude – è la ribellione. In Francia non ci stanno credendo che la nuova legge sul lavoro porterà dei benefici. In Italia, invece, tutto questo è accaduto con la complicità dei grandi sindacati. I sindacati sono cresciuti e hanno prosperato a scapito dei lavoratori. E ora, che i padroni hanno smantellato tutte le vecchie conquiste, si disfanno dei sindacati che hanno perso ogni potere nelle contrattazione. Per ricominciare a costruire bisogna avere un progetto di lotta. Avendo ben chiaro che, chi mette in pericolo i diritti e le conquiste, che venga da destra o sinistra, è un avversario dei lavoratori. Oggi il Partito Democratico è un pericolo è bisogna colpire con il dissenso e con la mobilitazione. Bisogna ricostruire una coscienza in mezzo alla gente confusa. Rieducare alla lotta di classe, vuol dire ritornare a lottare per l’unità dei lavoratori in modo che non si abbia più paura dei padroni, ma al contrario, sono loro che devono abbassare le loro pretese e rispettare il diritto a una vita dignitosa.”

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