La tradizione delle Pastorelle resiste, nonostante disorganizzazione e maleducazione

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CIVITAVECCHIA – “Un evento così importante dovrebbe essere patrocinato dal Comune”. E’ così che un giovane chitarrista descrive seccamente le tradizionali pastorelle civitavecchiesi ammirandone la “spettacolare disorganizzazione. Non ci sono luoghi appropriati dove fare esibire i gruppi e molti sono soffocati dal chiacchiericcio o dalla musica dei locali. A mio parere”, conclude Andrea, “qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di gestire la cosa”.

Accade ogni anno che l’insoddisfazione colpisca molti dei partecipanti a questa usanza di intonare canti natalizi per le strade di Civitavecchia nella sera del 23 dicembre; negli anni quella che era la piccola iniziativa dei più temerari si è trasformata in una vera e propria tradizione che, seppur non abbia mancato di contagiare le zone limitrofe, rimane ancora un’usanza squisitamente civitavecchiese.

“Un’usanza che la città non merita”, dichiara il pastorellante Giorgio, 26 anni, “perché non sembra farne un buon uso. Ormai sono anni che con il mio gruppo ci esibiamo in questa serata e ho notato progressivamente sempre meno interesse, sia da parte dell’amministrazione che da parte del pubblico. I luoghi di riunione sono sporadici e imprecisati, le persone irrispettose e noncuranti. Non pretendo certo che chiunque si fermi ad ascoltare però un po’ di organizzazione non farebbe male”.

Quali misure proporresti di attuare per risolvere alcune di queste problematiche?

“Innanzitutto l’istituzione di luoghi deputati esclusivamente alle esibizioni, in modo tale che chi non è interessato possa evitare di passarvi in mezzo e disturbare”.

“Per permettere questo tuttavia – controbatte il chitarrista Federico, 27 anni – occorrerebbe delimitare le zone e renderle riconoscibili. Anche mettendo su dei set up musicali con un piccolo palco e l’attrezzatura necessaria a fornire un minimo di amplificazione, che non sia però eccessiva, così da non disturbare chi si esibisce altrove. Chiaramente si dovrebbe costituire una scaletta di tutti coloro che vogliono esibirsi e magari esporla da qualche parte in modo tale che il pubblico interessato ad un determinato gruppo sappia anche dove e quando trovarlo. Insomma, diventerebbe un concerto a tappe per la città, facilitando tutti gli interessati, ma mi rendo conto che dietro ci dovrebbe essere una buona organizzazione”.

La proposta è sembrata interessante a molti altri, ma non ha raccolto solo opinioni favorevoli: Giulia, ad esempio, ritiene che in questo modo “si spenga lo spirito spontaneo e rustico di questa tradizione, favorendo solo chi ha esperienza nel campo musicale. Non si vedrebbero più le esibizioni dei gruppi improvvisati che lo fanno per divertirsi. Sicuramente manca un po’ di educazione, da entrambe le parti, in quanto il pubblico spesso si ferma davanti a dei musicisti senza esserne veramente interessato, creando così un disturbo notevole, e allo stesso modo tanti di quelli che suonano non hanno rispetto per gli altri, amplificandosi ad altissimo volume impedendo a chiunque voglia di esibirsi in tranquillità nelle vicinanze”.

“Indubbiamente delle strade dovrebbero essere chiuse al traffico – spiega Federica, 21 anni – perché il pubblico non si riunisce se non c’è spazio a sufficienza e se non si sente tranquillo di poter passeggiare in mezzo alla strada. Gli spazi che noi musicisti ci ritagliamo in maniera improvvisata sono troppo piccoli in alcune zone della città e in quelle più vaste spesso bisogna sgomitare rischiando anche che si accavallino più esibizioni a pochissimi metri di distanza”.

Pensate che il Comune possa accollarsi il peso economico e organizzativo di una iniziativa così estesa?

“Organizzativo sicuramente – afferma Simone, un percussionista – basta farlo per tempo. Economico probabilmente no, ma una soluzione potrebbe essere quella di far sponsorizzare le diverse ‘tappe’ prefissate dalle scuole di musica o dalle sale prova del territorio. Penso che sarebbero più che disposte a fornire del materiale facendosi pubblicità e permettendo a tutti di esibirsi con le dovute comodità, anche perché il loro interesse primario dovrebbe coincidere con quello di questa tradizione: stare insieme e fare musica”.

Giordana Neri

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