“In pensione col prestito e gli interessi: roba da Pd”

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CIVITAVECCHIA – “Verrebbe quasi da ridere se fosse una barzelletta dell’ex Premier di Arcore, invece si tratta un’altra seria e grave trovata di questo Governo ed in particolare del Ministro del Lavoro Poletti”. Così il circolo locale di Rifondazione Comunista commenta quello che il Partito democratico definisce il “superamento della legge Fornero” e l’”abbassamento dell’età pensionabile” il recente provvedimento ancora sul tavolo con le parti sociali riservato ai lavoratori ultrasessantenni che hanno già versato 40 anni di contributi. Anche se più che un provvedimento per il Prc si tratta di una autentica presa in giro.
“In sostanza – spiegano da Rifondazione – questo Governo a guida PD propone di mandare in pensione con tre anni di anticipo quei lavoratori che abbiano raggiunto i 64 anni di età e i 39 anni di contributi, facendo si però che si accollino un prestito ventennale con banche e assicurazioni (guarda caso) da restituire con ‘comode rate’ pari a circa il 15% della pensione maturata, estinguendo quindi il prestito alla tenera età di 84 anni. Ovviamente, trattandosi di un prestito, va pagato (interessi compresi) anche in caso di morte del pensionato. Non si capisce proprio a cosa sia dovuta l’esultanza di Susanna Camusso quando afferma che ‘finalmente si è avviato un confronto vero’. Ci auguriamo ovviamente che l’aspettativa di vita degli italiani salga a 100 anni e oltre e che, dopo 42 anni di lavoro, un cittadino possa goderne altrettanti di meritato riposo e svago, ma Rifondazione Comunista è da sempre contraria al calcolo dell’età pensionistica basato sul coefficiente di aspettativa di vita introdotto dal metodo di calcolo contributivo. Le pensioni liquidate con il sistema contributivo, a parità di contributi e retribuzione, saranno comunque sempre inferiori rispetto a quelle liquidate con il sistema retributivo, penalizzando gravemente i giovani. Ne sa qualcosa chi in questi giorni ha ricevuto la famosa ‘busta arancione’”.
“Un partito comunista – prosegue la nota del Prc – non può che essere fortemente contrario alle regalie a banche ed assicurazioni miseramente camuffate da interventi sociali e previdenziali. Noi crediamo che lo Stato debba essere Stato e che debba svolgere in totale autonomia la sua funzione sociale, non certo per questione ideologica, ma semplicemente perché chi ha versato contributi per 40 anni non può e non deve indebitarsi con istituti di credito e speculatori vari per ottenere ciò che è suo di diritto. Sono questi gli aspetti che una vera ‘riforma pensionistica’ dovrebbe considerare, ma ormai non possiamo aspettarci di meglio da chi distrugge il mondo del lavoro a livello nazionale e poi magari, sul nostro territorio, si fa paladino di un singolo lavoratore licenziato grazie proprio alle (contro)riforme varate dal suo partito, dimenticando di colpo i milioni di lavoratori messi in ginocchio dal Jobs Act di Renzi, il quale ha rivendicato per mesi la ‘libertà di licenziamento senza giusta causa’, riuscendo dove non era riuscito neanche Silvio Berlusconi. Noi siamo dalla parte di chi lavora – conclude Rifondazione – e la solidarietà del PD ai lavoratori licenziati suona come la solidarietà di Salvini ai migranti annegati”.

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