“Grandangolo”. Salvatore Renda e “l’invidia distruttiva”

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CIVITAVECCHIA – Si può, finalmente, mettere la parola fine in calce ad una storia durata oltre otto anni che ha visto Salvatore Renda, ex Presidente ETM, sul banco degli imputati. All’indomani della sentenza del Tribunale che lo ha assolto con formula piena per non aver commesso il fatto, anche la nostra rubrica “Grandangolo” ha voluto rivolgergli alcune domande per tirare le somme su una vicenda che l’ha visto, suo malgrado, come uno dei protagonisti. Il tempo e i fatti gli hanno dato ragione ma gli strascichi di tale vissuto portano certamente con sé delle amarezze. Difficilmente si ha voglia di ricominciare ma a volte accade. Passiamo ora la parola a Renda.

Come si sente all’indomani della sentenza del Tribunale che la assolve con formula piena perché il fatto non sussiste dai reati di abuso di ufficio e truffa ai danni dell’ente Stato?

Una sensazione mista. Da un lato la soddisfazione per l’esito del processo, anche se si era già capito l’orientamento con tutte le testimonianze che hanno sconfessato le ipotesi accusatorie. Dall’altro, però, un grande rammarico perché ETM poteva diventare veramente una società di trasporto tra le più importanti del centro Italia, da come era partita. Civitavecchia avrebbe avuto finalmente una società in cui impiegare da 200 a 250 persone. Invece è finita così per esclusiva invidia. Qualche anno fa, la società ETM svolgeva il trasporto pubblico locale sostanzialmente per poche persone, vecchietti e studenti privi di autovetture. Oltre a questo servizio noi abbiamo iniziato a trasportare anche i croceristi verso Roma, Cerveteri, Tarquinia e nei siti del comprensorio con grande successo di ricavi, essendo i turisti molto più numerosi degli utenti del semplice trasporto locale. All’epoca si trattava di qualche migliaio di persone che scendendo dalle navi, trovavano subito il pullman di gran turismo messo a disposizione da ETM.”

Spieghi meglio. Come si è riusciti in pochi mesi ad ottenere degli utili?

Ho ricevuto l’incarico di Presidente ETM nel 2005 e sono rimasto fino al 2007. Avevamo un autoparco a pochi metri dal porto. Si era partiti con un automezzo per arrivare a quattro nel giro di pochi mesi. Una mattina ce ne hanno chiesti circa 27 con una capienza di almeno 55 passeggeri. Fu un grande successo in termini di incassi. Facevamo da 2000 a 2500 euro al giorno e c’era anche la possibilità di ingrandirci. Ora, invece, per il turista il costo è più alto perchè il tour operator che viene da Napoli, Roma deve dormire qui la sera prima e attendere lo scalo. Poi, al trasporto dei turisti aggiungemmo anche quello delle merci con la stessa logica: si caricavano al porto le merci sui mezzi portandoli in varie direzioni e ritorno. Ora questo lavoro lo fanno i privati.”

Quante persone lavoravano per ETM?

Avevamo una ventina di ragazzi impiegati nelle attività di trasporto merci e persone assunte con contratto a tempo indeterminato. Il piano industriale era determinato su 250 posti di lavoro fisso. Il primo anno il ricavo è stato di 484mila euro e  alla fine dell’anno abbiamo realizzato un utile di 60mila euro, andato al Comune dopo aver coperto tutti i costi. Oggi la locale società di trasporto HCS, subentrata a ETM, ha un passivo di 36milioni di euro. Credo che sia sempre meglio un pareggio di bilancio rispetto a questo debito.”

Per quale motivo qualcuno avrebbe avuto interesse a fermare la società ETM pur essendo in attivo? Nella prima risposta accennava all’invidia.

Si, forse l’invidia tipica di un paese di provincia da un lato e dall’altro, qualche sindacalista che cercava qualche piacere personale e non ha trovato risposte. Molto è dipeso anche dalla politica: ebbi uno scontro con il Sindaco Moscherini, ex Presidente dell’Autorità portuale che, magari, all’interno del porto vedeva le cose in maniera diversa; poi con l’assessore al bilancio delle partecipate, Monti che voleva fare a tutti i costi HCS con questi risultati; e da parte della giunta Moscherini si registrava una visione diversa che non voleva ingerenze nel porto.“

Se avessero consentito alla società di lavorare tranquillamente, si potevano creare nuovi posti di lavoro?

“Sicuramente. Con il mio gruppo di lavoro, volevamo realizzare un’azienda di trasporti non solo locale ma di rilevanza regionale nel centro Italia. C’erano già dei contratti con tour operator napoletano tra i più grandi che voleva avere 25/30 autobus a disposizione tutti i giorni solo per lui ed altri erano in itinere. La richiesta era di acquistare fino ad una ventina di autobus gran turismo per soddisfare la crescente domanda di tutti quei turisti che sbarcavano dalle navi. Ogni giorno ne possono arrivare in porto fino a cinque/sei. Immaginate quanti se ne potevano trasportare. Poteva diventare un’occasione di lavoro importante: almeno 200 posti sicuri come minimo. Basti pensare che ne creammo 20 in soli sei mesi. L’idea del trasporto dei turisti è iniziata per caso. Abitando al faro vedevo autobus parcheggiati sullo stradone dell’ospedale targati, Roma, Napoli, Viterbo in attesa del giorno dopo. Strano che nessuno ci aveva mai pensato prima.”

E ora due parole sull’attuale sistema di trasporto pubblico urbano, in termini di efficienza e costi.

Disastro totale. Il programma di esercizio delle linee che il Comune ha affidato alla società risale al 1979 a quaranta anni fa. Alcuni quartieri erano completamente sprovvisti di trasporto pubblico, tanto che alla zona Faro ci andava solo un autobus ogni tanto. Ora ci abitano tantissime persone, siamo ai livelli di grandi quartieri di Roma. C’è un servizio sotto dimensionato rispetto alle esigenze della collettività. Non capisco questa latitanza della politica rispetto al sistema di trasporto pubblico cittadino.”

La vicenda è ormai conclusa e la vede completamente scagionata. Cosa si sente di dire a chi l’ha coinvolta in questa storia?

Fino a qualche tempo fa provavo rancore. Per la mia famiglia è stato brutto avere le perquisizioni anche se non hai fatto niente e all’inizio non ha reagito bene, ma poi ha capito. Alla fine, sia il sindacalista e chi doveva fare lo scoop del secolo mi fanno anche un po’ di tenerezza. Mi dispiace per quello che non è stato. Avevamo una bella squadra di avvocati, commercialisti di un certo livello. Dopo tutto questo fango addosso non se la sentono affatto di riprovarci.”

Nella situazione attuale ha intenzione di ritentare la realizzazione di un nuovo progetto?

Anche se i politici, compresi gli attuali, hanno esultato ed esultano per la distruzione della ETM, io sarei così scemo da rifarlo. Da solo no. C’è, però, il desiderio di ricreare una squadra per fare qualcosa per questa città, anche se non so quanti mi seguiranno, dopo essere stati scottati. Abbiamo rinunciato alla prescrizione e in sette anni potevamo aver concluso tutto. E invece no, abbiamo voluto andare avanti nove anni fino alla fine. Ci sono tanti ragazzi in gamba che non se la sentono visto come sono stati accerchiati e massacrati da questa città. Ho continuato a lavorare e ho avuto tante soddisfazioni in ambito privato ma non qui  a Civitavecchia.”

Perché non si riescono a realizzare concreti piani di sviluppo nel trasporto locale in questa città?

Invidia distruttiva. Io vengo da un paese di provincia dell’Umbria. Anche qui c’è un’invidia sociale, forse, superiore ma costruttiva. Ad esempio, se io mi compro una villa di due piani, il giorno dopo il vicino se ne comprerà un’altra di tre, ma non cercherà di fartela buttare giù. Qui è diverso. Inoltre, larghe parti della città sono asservite ai potentati economici: porto, Enel ecc. Quelli che dovrebbero fare gli interessi di questa città dovrebbero cercare di tutelare l’economia locale mentre qui accade il contrario.”

 Antonella Marrucci

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