“Grandangolo”. Anna Baldoni, tanto amore per il teatro e non solo

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CIVITAVECCHIA – Parliamo di Anna Baldoni, attrice di teatro, scrittrice di commedie e adattamenti teatrali, insegnante (ormai in pensione) di italiano e storia, madre di tre figli maschi. Quello che certamente non manca ad Anna è il sorriso e la gioia di vivere. Si potrebbe definire come una donna innamorata della vita oltre che del suo teatro al quale ha dedicato tanto, circa trentacinque anni. Ciò nonostante non ha mai tralasciato il suo devoto marito, che l’ha sempre sostenuta e incoraggiata in questo meraviglioso viaggio, ricco di grandi soddisfazioni, risultato non solo dei successi ottenuti ma soprattutto dei rapporti umani che, nel corso degli anni, ha saputo coltivare con studenti, allievi, amici e aspiranti attori.
Ecco un’altra donna forte e piena di entusiasmo sulla quale la rubrica “Grandangolo” ha puntato i riflettori porgendole qualche domanda per scoprire la sua formula vincente che le ha consentito nel tempo di seguire le sue passioni e di realizzarle, nonostante gli impegni del quotidiano, fuori e dentro le pareti domestiche.

Anna, da quanto tempo reciti?

“Dai tempi del liceo. I miei genitori comprarono il televisore ai miei nonni. Tutti i venerdì vedevo le tragedie di teatro al tempo del musichiere e del teleromanzo Ottocento in cui Virna Lisi interpretava la Contessa di Castiglione con Sergio Fantoni. Nel liceo classico le suore avevano un bel teatro che ho valorizzato con Goldoni, la casa dell’antiquario e il pianto della Madonna, di Iacopone da Todi.”

Ti ritieni fortunata?

“Si (risponde senza esitazione) perché ho tre figli anche se ne avrei voluti cinque e un marito affettuoso. Mio marito non mi ha mai ostacolata, anzi mi ha sempre sostenuta e tra Roma, Civitavecchia e Pechino sono riuscita a crescere i miei figli. Ho insegnato per molti anni in varie scuole della città: la Manzi, la Calamatta, il Baccelli. Poi, per altri tre ho lavorato all’Università di Pechino come lettrice della lingua italiana agli studenti cinesi e ho insegnato loro anche il teatro, mettendo in scena Pinocchio e La Giara, di Pirandello. Da Pechino al Marconi con gli studenti cinesi nel cuore che, bravissimi quali erano, imparavano tutto a memoria.”

Cosa ti ha dato la forza di andare avanti?

“Il teatro e i suoi personaggi da cui vengo puntualmente coinvolta. A Civitavecchia nel 1981 ho fondato la scuola di teatro. Quando i figli erano piccoli scrissi una commedia con la compagnia di Santa Sofia dal titolo ‘Storie di un tempo che fu’: racconta di Celestina, una vecchietta quasi centenaria che prima di essere accompagnata in un ospizio chiede di rivivere almeno un giorno della sua giovinezza. Lo scorso 5 e 6 dicembre la commedia in dialetto romanesco è andata in scena al Teatro Nuovo Sala Gassman con grande successo di pubblico.”

Cosa rappresenta per te il teatro?

“Emozioni per comunicare, per sentirsi compresi e parti di noi stessi. Ora sto insegnando agli adulti dell’Università della terza età a non trattenere le proprie emozioni perché è liberatorio e ai ragazzi de Il Ponte a imparare a parlare. Quattro anni fa ho formato un gruppo teatrale, ‘Il Sorriso della Blue in The Face’ nella Sala Gassman con venticinque persone. Il 16 febbraio prossimo debutteremo al Traiano con il collaudato spettacolo, di cui sono veramente contenta, ‘Storie di un tempo che fu’ il cui incasso sarà devoluto in beneficienza all’Avis.”

Ti manca la scuola?

“Sì, soprattutto l’incontro con i ragazzi; alcuni hanno fondato gruppi teatrali realizzando cose semplici ma belle. Ora però sto lavorando a ‘Lungotevere dorme’, una commedia ambientata nel ‘55 e ‘56 scritta da me in romano circa venticinque anni fa, e a un testo in napoletano dal titolo ‘O Scarfalietto’ (lo scaldaletto), di Edoardo Scarpetta. Le porterò entrambe in scena a giugno prossimo. Ringrazio veramente la vita che mi ha dato tanto e auguro a tutti tanta gioia. A questo punto mi vorrei congedare come uso fare con il mio pubblico al termine di ogni spettacolo: grazie, un inchino e un applauso.”

 

Antonella Marrucci

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