Giovani talenti. Gianluca: mani prodigiose e una carriera lontano da Civitavecchia

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CIVITAVECCHIA – Se per la nostra città costituisce un dispiacere che un cervello se ne vada, quando è accompagnato anche da due prodigiose mani, la perdita si accresce. E’ il caso di Gianluca Narciso, un giovane talento locale dalle tante passioni che ne ha recentemente coltivata una col proposito di renderla la sua professione e per ora il suo percorso sembra riservargli soddisfazioni piuttosto significative.

Dove ti trovi attualmente e da quanto tempo ti sei trasferito?

“Attualmente mi trovo a Tuscania da qualche mese, dove sono ritornato dopo aver trascorso un periodo di stage in Liguria, ad Alassio, e dove inizialmente ho dovuto risiedere per frequentare l’Accademia di alta cucina”.

Una volta arrivato è stato facile ambientarti? Come lo hai fatto?

“Inizialmente all’Accademia mi sono trovato bene, considerando anche l’aspetto eccitante della novità e delle prospettive che vedevo davanti a me. In Liguria ambientarmi è stato più difficile: per quanto mi trovassi bene con la maggior parte dello staff, ho dovuto lavorare con uno chef con il quale ho esperito delle notevoli discrepanze a livello caratteriale, soprattutto per via dei suoi metodi rigidi e irrispettosi. La fatica era anche attribuibile alle aspettative eccessive che riponevano negli stagisti, quando ancora dovevamo fare tutta l’esperienza sul campo necessaria. Nell’ambiente in cui mi trovo ora non ho avuto problemi ad inserirmi, la convivenza con altre persone ha sicuramente aiutato, sebbene abbia dovuto sacrificare l’importante aspetto della privacy. C’è stato un periodo di dubbi considerevoli che mi hanno segnato proprio a seguito dell’esperienza ad Alassio, a causa dei quali ho anche valutato l’idea di non continuare su questa strada. Adesso fortunatamente ho a che fare con tutt’altro tipo di persone con le quali ho instaurato un’ottima relazione amichevole e professionale”.

Come mai hai deciso di lasciare Civitavecchia? Ogni quanto vi torni? Consideri l’idea di ritornare definitivamente?

“Ho preso questa decisione, che non considero definitiva, perchè in questa città non esiste alcun tipo di struttura in grado di ospitare ed istruire chi voglia inseguire la strada della cucina. Purtroppo non vi sono opportunità adeguate, solo lavoretti sottopagati e scarse possibilità. Io inoltre mi considero una persona dalla mentalità molto aperta, mi piace girare e non limitarmi in ambienti tendenzialmente chiusi e autoreferenziali. Purtroppo non torno molto spesso perchè il lavoro è piuttosto impegnativo; tuttavia, tornare ed aprire qualcosa di mio dopo aver radunato l’esperienza necessaria, è una idea che non mi sento di accantonare”.

Attualmente di cosa ti occupi?

“Attualmente lavoro in un ristorante bistrot come sous-chef. Siamo in due ad occuparci della cucina, che prevede anche la preparazione di elementi di pasticceria, un campo che mi piacerebbe coltivare. Principalmente tuttavia, mi occupo dei secondi, ma i ruoli all’interno della cucina sono piuttosto versatili. Sono contento della mia posizione perché lo chef si fida molto di me, infatti posso esperire diverse preparazioni anche a mia discrezione: ho molta libertà”.

Avresti potuto intraprendere questo percorso anche nella tua città?

“Come dicevo non ci sono strutture adeguate a fornire un’idonea preparazione, soprattutto perché io volevo sperimentare tutti i tipi di cucina e raggiungere un buon livello. Inoltre è bene specificare che in questo campo quello che conta davvero è l’esperienza, se ne deva fare tanta e in diversi ambiti e in una piccola città questo non è possibile”.

Come ti sei avvicinato alla passione che ti ha portato dove sei ora e cosa rappresenta per te?

“Mi sono appassionato alla cucina per la prima volta quando avevo dodici anni, quando mia madre si è rotta un braccio e io l’ho dovuta sostituire in tutte le mansioni casalinghe, compreso il cucinare per tutti. Da quel momento ho cominciato per necessità, poi ho proseguito sperimentando, provando e scoprendo che mi piaceva sempre di più. La decisione di farla diventare un lavoro è stata piuttosto sofferta perché richiede moltissimi sacrifici, ma non mi sono pentito dell’impegno preso. Fortunatamente ho avuto modo, economicamente parlando, di permettermi un corso accademico che mi ha portato dove sono ora e nonostante le numerose esperienze sgradevoli che ho collezionato, sono molto contento dei risultati ottenuti e delle responsabilità che mi sono state affidate finora”.

Che progetti hai per il futuro?

“Sicuramente devo ancora lavorare per garantirmi una sicurezza economica, continuando a studiare questo campo, al fine poi di aprire una mia attività. Tuttavia non me la sento di fare progetti concreti, prima voglio imparare quanto più possibile per arrivare all’obiettivo con tutta la preparazione necessaria. Voglio girare per toccare con mano le varie culture e accrescere il mio bagaglio e un giorno proporlo agli altri in modo tale che tutti lo possano apprezzare. Non mi dispiacerebbe andare anche all’estero, dove chiaramente vi sono numerose possibilità in più. Al momento voglio andare, voglio fare, e soprattutto soddisfare la mia sete di sapere”.

Giordana Neri

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