Fuori dai confini dell’umano: la metafisica di De Chirico in mostra a Ferrara

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“Perché un’opera d’arte sia veramente immortale, deve uscire completamente dai confini dell’umano: l’intelligenza media e la logica le nuocciono”. E’ così che Giorgio De Chirico descriveva la sua arte e il viaggio intorno alla metafisica, un itinerario egregiamente ricostruito presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara che il prossimo weekend concluderà l’esposizione “De Chirico a Ferrara: Metafisica e Avanguardie”.
La mostra, forse un po’ scarna, si presenta tuttavia estremamente completa come breve overture nelle anguste anse dell’arte, e perché no, della poetica di De Chirico e degli altri pittori metafisici come Carrà, De Pisis e Morandi. La disposizione dei dipinti segue infatti un crescendo di perdita della logica e dei confini materici, sino a giungere alla rappresentazione, tanto dettagliata e maniacale, quanto evanescente e sfuggente, di una realtà che è spesso riconoscibile in quella della quotidianità ferrarese.
Quest’ultima viene tuttavia stravolta dalla visione dell’artista che ora la costringe in spigolose forme geometriche, ora la libera nella chiassosità, ad un primo sguardo quasi piacevolmente disturbante, di colori vivi e vibranti di tinte roventi.
Che l’osservatore sia un appassionato o un recente scopritore non ha molta importanza: in ogni caso è impossibile restare intonsi dopo l’impatto con la violenza di un’arte che non ha compassione, che catapulta lo spaesato spettatore da un argine all’altro della razionalità visiva calpestando la linea sottile che scinde coscienza e incoscienza.
Una mostra che è un vissuto, da sperimentare, che vale la pena anche solo di una trasferta diurna, per il piacere di perdersi nella mente lavica di un artista e in essa riconoscere l’impossibilità di conoscere.

Giordana Neri

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