“Fenomenologia del Perello medio”

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Cecile Kyenge, ministro dell'Integrazione, il 6 luglio 2013 nella sede del Partito Democratico di Roma durante il forum immigrazione del Pd. ANSA/ GUIDO MONTANI

CIVITAVECCHIA – Nelle ultime ore, nel già deprimente dibattito politico della “fu” bella città d’incanto, è scoppiata, si fa per dire, la polemica su alcune dichiarazioni di Daniele Perello, consigliere comunale di centrodestra, a suo tempo nel medesimo ruolo nelle fila di Rifondazione comunista(sic!) . Ancora una volta è il social network “Facebook” ad essere delizia e, in questo caso, croce per i personaggi pubblici.
Il Perello, dentro un “post” totalmente falso, in cui si attribuiva all’ex ministro Kyenge la dichiarazione per cui “l’Italia avrebbe bisogno di subire un attentato per capire cos’è il dolore”, nell’interloquire con una sua amica, invitava la stessa a parafrasare l’ex ministro nel seguente modo: “non la chiamare stronza. Chiamala negra”. Inutile descrivere il moto di indignazione dei tanti internauti rimasti sgomenti rispetto a dichiarazioni così violente e, diciamolo, razziste.
Ciò che però riteniamo debba essere oggetto di una riflessione più accurata, è il modus operandi dei vari “Perello” che invadono la scena pubblica dal vivo e in particolare sui social media. Il primo dato drammatico attiene alla incapacità strutturale di selezione delle fonti. Il “dibattito” che ha animato la gaffe di Perello si è sviluppato su una notizia palesemente falsa, provocatoria. Come può un consigliere comunale, rappresentante di tutti i cittadini nella massima assise cittadina, non tenere conto che la notizia da cui ha attinto l’infame informazione proviene da tal “Gazzetta della Sera”? Come può una persona, in particolare chi si occupa del bene pubblico, non fare un minimo lavoro di ricerca sulle notizie dalle quali sviluppa il suo “ragionamento”? Ci sembrano domande elementari. In realtà, il fatto che la “gazzetta della sera” sia tra i tanti blog che utilizzano la menzogna e l’infamia reiterata per qualche visualizzazione in più, sembra non interessare al “Perello medio” che, di norma, utilizza i siti fake per legittimare le proprie imbarazzanti teorie. Il consigliere nostrano ha provato a replicare buttandola sul ridere, sulla provocazione dialettica mal interpretata, accusando gli altri di aver decontestualizzato le sue parole.
Atteggiamento che non migliora la situazione. Probabilmente sarebbe stato più utile ammettere di aver scritto una stupidaggine, di essere impazziti per un momento. Forse sarebbe stato meglio chiedere semplicemente scusa. Ma nell’epoca delle semplificazioni “Salviniane”, dell’odio come strumento di elaborazione politica, dell’insulto che si trasforma in “like”, del disvalore come valore, un “Perello medio” trova il suo terreno di propaganda, il campo ideale.
“Chiamala negra” dice Perello ad un’incolpevole Kyenge.
Voto: carinello

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