Droga, alcool e violenza? Viaggio dentro la movida civitavecchiese

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Bicchieri vuoti fotografati questa notte 10 aprile 2010 a Trastevere a Roma. Scende in campo da questo weekend, per tutti i fine settimana fino alla fine dell'estate, la task-force della Polizia municipale, in azione nei luoghi della movida romana. Delle 70 pattuglie che presidiano di notte la capitale, circa 50 con 150 agenti controllano i luoghi più frequentati dai giovani il fine settimana. In tutto sono impiegati 210 uomini. Lampeggianti accesi e presenza costante degli agenti fanno da deterrente per le strade popolate dai ragazzi che entrano ed escono dai locali o si fermano a chiacchierare sorseggiando una birra sui marciapiedi. Il via alla task-force è cominciato con il sopralluogo del comandante del corpo dei vigili urbani, Angelo Giuliani, del delegato del sindaco alla Sicurezza, Giorgio Ciardi e del delegato al Centro storico, Dino Gasperini. ANSA / CLAUDIO PERI / CRI

CIVITAVECCHIA – Con il termine “Movida”, di origine spagnola ma introdotto nel nostro vocabolario già a partire dal secolo scorso, si suole indicare quel contesto di “animazione e vita notturna” cui i giovani prendono parte, in particolar modo nel corso dei weekend. Recentemente tuttavia, questo termine per la nostra città ha assunto una connotazione quasi negativa, demonizzata dai numerosi articoli della stampa che riportano con cadenza quasi settimanale descrizioni di scene al limite di una situazione di degrado generata dalla “maledetta” triade di violenza, sesso e sostanze stupefacenti. Ma è veramente questo il quadro che emerge nel corso delle serate finesettimanali? A dire la loro vi sono i diretti interessati, quei “giovani” che le parole velenose e probabilmente inconsapevoli, viaggiando con fin troppa leggerezza dalla tastiera di un PC alle coscienze comuni, colpiscono continuamente.

Qual è la tua serata tipo?

“La mia serata tipo – dichiara Luca, 22 anni – la trascorro in un pub con degli amici, bevendo senza esagerare, fino a che la stanchezza o il tenore delle conversazioni lo consentono.”

Ritieni che Civitavecchia offra intrattenimento sufficiente?

“A mio parere no: in primo luogo trovo che i luoghi di riunione siano pochi e frequentati solo per ‘moda’, poi credo che culturalmente parlando non vi siano abbastanza opportunità”.

A questo proposito non è d’accordo invece Iacopo, 20 anni, secondo cui “cose da fare ce ne sono. Non sarà Roma, ma se si vuole uscire la sera un posto in cui andare o un film da vedere si trovano facilmente. Nonostante il ‘provincialismo’, la nostra città riesce ad offrire così tanti eventi culturali gratuiti, anche di qualità, a cui davvero in pochi prestano attenzione. Le lamentele che spesso sento sul fatto che ‘a Civitavecchia non si fa nulla’ diventano evidentemente sterili davanti alla disinformazione”.

Anche Leonardo, 21 anni, ritiene che “Civitavecchia non ha nulla da invidiare alle altre città. Vivendo anche a Roma mi rendo conto che il Ghetto qui è solo una riproduzione in piccola scala di ciò che avviene a Piazza Bologna o sulle scalette di Piazza Trilussa, c’è poco di diverso. Diciamo che non ci sono possibilità molto variegate, per questo magari la sera bevendo ci si stordisce un po’ cercando di evitare la solita routine”.

Ti capita di leggere sui giornali articoli relativi alla “movida” notturna apparentemente incontrollata?

“Sì, ho letto degli articoli sulla movida – spiega Camilla, 20 anni – ma onestamente non sono d’accordissimo al riguardo; sicuramente ci sono degli episodi portati dall’eccessivo bere delle persone ma come ci sono a Civitavecchia ci sono anche nelle altre città. I giovani non bevono solo a Civitavecchia ma ovunque, è normale che chi abita nei dintorni sia infastidito dal caos o dalla musica, ma non può pretendere che le persone non passino il venerdì o il sabato nell’unico posto dove sono presenti dei locali”.

“Sinceramente credo che questa situazione sia presa eccessivamente a cuore dalla stampa”, dichiara Giorgio, 23 anni, “Mi è capitato più volte di uscire nelle zone citate negli articoli e rimanerci magari anche fino alle 2.00 del mattino, ma non ho mai assistito alle situazioni di degrado descritte dalla stampa. Non c’è gente che vomita ogni due metri, non c’è chi si droga negli angoli o chi si accoltella davanti a tutti”.

Michele opera una considerazione in merito al fatto che “sempre più spesso il ‘giornalista’ si confonde con il ‘giornalaio’. Sono articoli che prendono episodi piccoli e isolati rispetto al contesto generale e non si preoccupano di specificare questo particolare”.

Cristiano invece, 21 anni, ritiene che gli episodi descritti siano “aderenti alla realtà. Personalmente non ho mai preso parte personalmente a simili situazioni, ma ho molti amici che invece hanno visto effettivamente scene violente e con ‘violente’ intendo quasi da far west”.

Ti è mai capitato di assistere ad episodi di violenza?

“Si – continua Michele – ma 9 volte su 10 la ‘violenza’ si consuma minacciandosi l’un l’altro non prima di essersi assicurati che qualcuno li tenga ben distanti e protetti. Picchiava di piú mia madre quando ero piccolo”.

Leonardo invece, che ha dichiarato di avervi partecipato in prima persona, ritiene che “spesso avvengono per via dell’alcool. Se c’è qualcuno che è ubriaco e vuole attaccare briga lo fa con tutti, a prescindere dal luogo o dalle forze dell’ordine che potrebbero essere nei paraggi”.

Andrea, 24 anni, spiega che gli è capitato, “ma al massimo si trattava di qualche sberla fra ragazzi. Niente che sia finito in Pronto soccorso o rissa. Credo a tal proposito che certe notizie vengano gonfiate per il solo gusto di fare notizia. E anche perché non si va a chiedere a chi la movida la vive, ma a chi spesso la subisce, come gli abitanti dei dintorni. Ovvio che chi spera di smuovere le acque tende ad esagerare, nella vana speranza che la movida si sposti in altri punti della città. All’occhio di chi ci vive dentro, anzi, spesso non c’è altro che noia, e il massimo del disagio è qualcuno troppo ubriaco. C’è una bella differenza fra una massa di persone che hanno bevuto qualcosa, e la presenza di qualche esagerato molesto”.

Ritieni che l’uso smodato di alcool o sostanze stupefacenti sia dovuto alla mancanza di intrattenimento o avvenga a prescindere dal luogo in cui ci si trovi?

“Chi beve, o chi fuma – continua Andrea – lo fa comunque, a prescindere dalla noia o meno. Ma è anche vero che parliamo di persone differenti. Le sostanze stupefacenti, parlo di cannabis, tendono a essere usate da persone che davvero apprezzano e vogliono ciò di cui stanno facendo uso, in maniera indiscriminata estate e inverno. L’alcool invece, grazie anche alla sua legalità, è più di uso comune, e chiunque tende a bere qualcosa durante il weekend. Ma, come detto sopra, la differenza la fanno gli ubriachi molesti. Il motivo per cui in estate se ne parla meno è perché non ci si trova tutti insieme a fare massa al Ghetto, e perché tutto ciò viene diluito nel corso della settimana, al contrario delle settimane invernali che vedono molte persone uscire solamente durante il weekend”.

Ginevra, 23 anni, ritiene che “probabilmente ne se fa un uso irresponsabile, ma non credo che provenga solo dai ragazzi, ho visto molti trentenni e quarantenni abusarne. Può accadere che si faccia per noia, ma l’intrattenimento si può anche creare in casa propria con degli amici, quindi non penso che la sua mancanza sia una scusa per giustificare l’assunzione di certe sostanze”.

Cristiano conclude la sua riflessione affermando che “in parte avviene per la ricerca di qualcosa, di svago, soprattutto riguardo l’alcool. Per quanto concerne le sostanze stupefacenti invece non credo sia a causa della noia, piuttosto credo che molti lo facciano per seguire una tendenza come tante altre”.

Giordana Neri

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