Dalla musica alla scrittura: un successo a tutto tondo per Anthony Caruana

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CIVITAVECCHIA – Quando si parla di artisti a tutto tondo, spesso non si tiene in considerazione un aspetto fondamentale: il vero artista, immerso in più di una passione, sa dove stabilire un confine tra ognuna di esse, sa come farle interagire e dove dividerle, se necessario. È il caso di Anthony Caruana, un apprezzato talento locale riconosciuto e stimato per le sue doti nel campo musicale, che recentemente ci ha dato modo di scoprire anche un altro lato di sé, quello della scrittura. A pochi mesi dal successo raccolto per l’uscita del suo primo romanzo, “Venerazione”, la nostra redazione ha voluto incontrarlo per capire le radici di questa vocazione e come si siano fatte spazio tra quelle ormai profondissime insinuate dall’amore per la musica.

Come è nata questa passione, “nuova” per chi ti segue da tempo?

“Ce l’ho sempre avuta in realtà, già da quando frequentavo il liceo classico mi sono appassionato all’ambito della scrittura e della narrativa. In particolare da quando ho pubblicato il mio album ‘Smooth Technology’ nel 2013, ho cominciato a pensare di metterla in pratica più seriamente. Ho infatti intrapreso un corso di scrittura creativa a Roma, che mi ha dato le basi per iniziare a scrivere dei racconti prima di arrivare alla stesura del romanzo. L’amore per la scrittura è maturato molto anche grazie alla lettura, a mio parere queste due passioni vanno di pari passo. Ho sempre letto molto, ma da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a dedicare moltissimo tempo alla lettura, attività che mi ha spinto anche a ricercare e a provare nuovi temi, nuove tecniche e nuove forme”.

Come mai la scelta del romanzo tra tutti i generi letterari?

“Diciamo che ho scoperto di essere molto affascinato dalla narrativa, riesco anche a farla più mia rispetto agli altri generi. Quella che fa maggiormente per me è la fiction pura, la narrativa di invenzione che ha delle radici ben piantate nella realtà”.

Che riscontro hai avuto da parte del pubblico, vicino e sconosciuto, dopo la pubblicazione del romanzo?

“Nel complesso un buon riscontro; ciò che mi ha sorpreso favorevolmente è stato osservare come le persone siano state in grado di cogliere la ‘sotto storia’, di leggere tra le righe quello che intendevo. Mi fa particolarmente piacere quando lettori che non mi conoscono si interessano chiedendomi chiarimenti, spiegazioni, favorendo la creazione di un vero e proprio rapporto tra autore e lettore che permette di approfondire tanti aspetti. Devo anche ringraziare la mia casa editrice per questo, la Bertoni editore di Perugia, che attraverso un massiccio impegno nella promozione del romanzo, mi consente di volta in volta di incontrare tanti lettori e avvicinarmi a loro”.

Quali tappe ha visto per ora il tour di promozione?

“La prima data risale al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove abbiamo presentato il libro per la prima volta. Poi ho avuto modo di pubblicizzarlo a Civitavecchia presso la Cittadella della Musica dove ho potuto allestire un vero e proprio reading-concerto che mi ha permesso di coniugare le mie due più grandi passioni in un unico evento particolarmente emozionante”.

A questo proposito, quanto è presente la musica nel tuo romanzo?

“E’ molto presente, anche se non ho voluto darle una dimensione troppo imponente per non dare vita a sterili tecnicismi o spostare l’attenzione dalla storia. Molti passaggi contengono dei riferimenti a dei brani che io consiglio di ascoltare durante la lettura, proprio perché hanno accompagnato me durante la scrittura e creano nell’insieme un’atmosfera decisamente suggestiva”.

La scrittura ha condizionato la scelta dei brani o dei brani particolari hanno influenzato la scrittura? Vi è stata una sorta di ispirazione reciproca?

“Sì, sicuramente si sono ispirate a vicenda. A me piace molto creare anche col contributo di arti correlate, ad esempio attraverso la pittura o la fotografia; non amo rinchiudermi nel singolo ambito artistico e lasciare fuori tutto il resto. Recentemente ho utilizzato questa formula del reading-concerto anche nel corso del festival ‘Umbria Jazz’, dove ho anche avuto modo di unire l’arte architettonica che è uno dei temi del romanzo. Ho cercato di lasciare un po’ da parte l’Anthony compositore e chitarrista per evitare che l’aspetto narrativo ne risentisse, ma indubbiamente la cultura musicale che mi caratterizza ha suggestionato in modo significativo anche l’Anthony scrittore”.

Dal romanzo c’è un aspetto particolare che vorresti far emergere al di là della trama apparente?

“Sì, infatti consiglio in primo luogo di leggerlo e di leggerlo cercando di andare oltre lo strato superficiale. Vista anche la presenza di elementi erotici ci si può far trarre in inganno da quello che la storia comunica a primo impatto, ma in realtà si tratta solo di un sistema narrativo per parlare delle debolezze umane. Io dico sempre che il libro si presenta come una metafora tra l’essere e l’apparire: la stessa forza e la stessa sicurezza che il protagonista mette in mostra nell’ambito della sua vita pubblica, vengono completamente meno quando si tratta di costruire rapporti personali, portandolo in un vortice di perversione in cui per la prima volta perde il controllo. Per questo motivo viene spesso definito come un romanzo psicologico o sociologico: c’è una commistione di tantissimi elementi nella figura del protagonista che vedo un po’ in ognuno di noi. Nel romanzo si parla della società contemporanea in cui è piuttosto facile riconoscersi, anche perché i temi presenti sono abbastanza comuni, come quello della dipendenza e del disagio sociale”.

Per la caratterizzazione dei personaggi ti sei lasciato ispirare da persone o personaggi in particolare?

“Sinceramente no, anche se come dico sempre, in quello che si scrive è normale che ci si metta ciò che si è o ciò che si vive, credo sia un aspetto imprescindibile. Tutto quello che circonda l’autore volente o nolente influenza la scrittura, non è programmato, è semplicemente una conseguenza naturale”.

È stato difficile mantenere una coerenza creativa e stilistica nella caratterizzazione del personaggio principale, data la grande varietà dei temi presenti?

“No perché questi temi si leggono tra le righe, il romanzo di per sé è una storia raccontata in una forma piuttosto scorrevole e lineare; la coerenza sta fondamentalmente nel mio non intervenire mai nelle vicende. È stato definito un romanzo senza giudizio, ed è così perché ho sempre cercato di non far emergere il binomio ‘giusto-sbagliato’ o ‘bello-brutto’, perché sono dei giudizi che non si adattano a quello che il libro vuole realmente comunicare. Il mio intento è quello di permettere a chi lo legge di entrare nella storia anche a modo suo, vedendoci quella parte di sé che il mondo a volte porta a nascondere e con piacere ho notato che molti si approcciano al romanzo in questo modo”.

Per il futuro che progetti hai?

“Per il momento sto scrivendo un secondo romanzo, sul quale ancora non vorrei pronunciarmi troppo. Poi intendo proseguire con la promozione del libro, preferibilmente usufruendo dell’espediente dell’ascolto musicale unito alla lettura, perché trovo che sia una forma di comunicazione molto efficace e partecipativa; abbiamo già in programma diverse date, sia nei dintorni sia in tutta Italia e spero di ricevere un feedback positivo come negli eventi precedenti, soprattutto grazie al rapporto col pubblico che questi incontri mi permettono di instaurare”.

Giordana Neri

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