Contenta di morire da partigiana

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Tema realizzato da Giulia Indino – classe III^ S (terza media), Istituto comprensivo Don Milani di Cerveteri.

Traccia
Inverno 1943. Fuggito di casa, ha iniziato la tua lotta partigiana nella Resistenza per liberare l’Italia dal nazi-fascismo tra orrori, pericoli, paura e devastazione.

Devo scappare, non posso restare qui con le mani in mano mentre l’Italia, la nostra Italia, fuori sta per essere divorata ed inghiottita dai nazi-fascisti.
Ormai ho deciso, stanotte lascerò la mia casa, la mia amata mamma, il mio caro papà. Mio fratello si è schierato con i nazi-fascisti…quel vigliacco! Ma io non sono come lui; io lotterò e lo farò con tutta la mia anima, per liberare l’ Italia.
Ovviamente, ho valutato la situazione in cui io mi potrei trovare ad uccidere mio fratello, ma nonostante si sia fatto trascinare da Mussolini, dalla voglia del potere (questo rivela la sua fragilità), nonostante il suo enorme sbaglio, nonostante farei di tutto pur di salvare e rendere onore al nostro Paese che era magnifico prima dell’arrivo di Mussolini, non penso riuscirei ad ucciderlo, lui è tutto per me.
Sono le 11 di sera, inizio a preparare la sacca, mettendo solo l’essenziale: qualche scatola di fagioli, una coperta…le armi ce le porteranno le staffette, nascondendole alla vista dei tedeschi nelle buste della spesa.
Mi schiererò con la brigata Garibaldi. È stata una decisione quasi immediata dal momento che l’unica cosa che desidero è quella di sospirare un giorno quando sarò vecchia, sulla mia sedia a dondolo, guardando la bellezza dell’Italia com’era al tempo di Garibaldi dopo l’unificazione, ed esserne orgogliosa, poiché in quella terra c’ è un pezzo di me.
Ho deciso di non scrivere lettere ai miei genitori, ma solo un bigliettino, per evitare che si piangano troppo addosso rileggendola, anche perché non penso sopporterebbero che anche io me ne vada.
Scrivo “mamma, papà, amati genitori, ho fatto la cosa giusta, ci rivedremo alla fine di tutto, quando l’Italia tornerà a splendere come una volta.”
Lo appoggio sul tavolo da cucina, do un’ultima occhiata alla casa in campagna, alle foto di quando ero piccola con mio fratello, con i miei genitori. Una serie di ricordi mi passa davanti agli occhi, come la pellicola di un film e una lacrima mi riga il volto involontariamente. La asciugo con la manica del maglione di lana e chiudo la porta, lasciandomi alle spalle una parte della mia vita, i ricordi della mia vita, la mia infanzia, la mia adolescenza appena conclusa, per aprire un’altra porta, quella dell’orgoglio.
Orgoglio di lasciarsi alle spalle la propria vita, per lasciare il posto a qualcosa di più importante, la patria.
Sono arrivata al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) la mattina, a piedi. Ci hanno dato le armi e immediatamente ci hanno segnalato un camion riempito unicamente da soldati nazi-fascisti. Inizialmente mi rifiuto, non voglio che venga versato sangue di persone innocenti, dopo aver scoperto da un mio compagno che per rappresaglia a ogni soldato tedesco ucciso, gli si deve rendere giustizia uccidendo 10 italiani. Ma noi dobbiamo combattere, eliminare dall’Italia e dal mondo influenze e pensieri così distruttivi e devastanti.
Passiamo davanti ad una grotta, sento uno strano odore.
Gli altri, indifferenti, continuano a camminare a passo felpato ma io mi fermo e cerco di spostare la pietra che blocca l’ accesso; non ci riesco, chiedo aiuto e 10 compagni mi aiutano; così spostiamo la pietra.
Intanto si sente il rumore di ruote sulla strada, tutti iniziano a correre per posizionare le bombe.
Nella grotta ci sono circa 30 corpi, nudi, legati per le mani e per i piedi, con un buco nella nuca, coperti da sangue e da insetti. Alla vista di quei poveri innocenti, la mia furia arriva al limite, tanto che senza accorgermene urlo, forse troppo forte: <>. Mi tappo improvvisamente la bocca con le mani e tutti scappano, abbandonando il compito, sentendo il camion fermarsi e il rumore delle bombe esplodere, senza colpire nulla.
Io rimango a terra devastata da quell’orrore. Sento gli sportelli aprirsi e chiudersi.
Sono pronta a morire ora, come questa povera gente; non ho paura, voglio prima vedere in faccia questi fragili vigliacchi nazi-fascisti che arrivano a tanto pur di salvare la propria vita e non pensano a quella di altre milioni di persone.
Mi ritrovo davanti 10 uomini, con il simbolo del nazi-fascismo sulla manica del giubbotto marroncino. Arriva l’undicesimo e non posso credere a ciò che vedo.
Mio fratello. Sputo in faccia all’ uomo che ho davanti e lui prepara un fucile mentre altri mi legano mani e piedi e preparano l’impiccagione.
<<Noo!!>> urla mio fratello in lacrime, ora capisco quanto bene mi voglia veramente. <>
Mio fratello si avvicina furente e inizia a picchiare il soldato che mi stava sopra. Un altro soldato mi da un calcio sulla bocca per farmi smettere di parlare e mentre un altro sta per sparare a mio fratello lui mi dice: <> e la pallottola gli trapassa il petto. Faccio un urlo mozzato e grido: <>.
Lo vedo sorridere mentre i suoi occhi si chiudono e il suo corpo cade a terra.
Mi impiccano e mi sparano alla nuca. Sono orgogliosa di morire per la patria, orgogliosa di aver convertito un nazi-fascista alla giusta strada.
Questo significa che la pace un giorno arriverà e in quel giorno io, i partigiani, le persone innocenti, anche mio fratello, che si è reso conto del suo errore solo alla fine, avremo giustizia, ma senza le armi, bensì con la vista della magnifica Italia liberata.

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